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original pic from: consequenceofsound.net

Un vero fan dei Radiohead non dovrebbe ascoltare gli Oasis. O almeno dovrebbe provare a (non) farlo.

Perché? Ecco una serie di dichiarazioni dei fratelli Gallagher sui Radiohead e nei confronti del loro frontman, Thom Yorke.

Liam Gallagher: «Non ho mai ascoltato Ok Computer ma qualunque cosa dei Radiohead per me non ha un senso. Tutti pensano che siano all’avanguardia ma sono famosi solo per canzoni come Creep, no? Per il resto della loro carriera sono andati proprio fuori strada. Non capisco. Voglio dire, tutti abbiamo scritto canzoni come Creep, che sono le loro canzoni classiche. Sono queste che rendono i Radiohead quelli che sono ora. Karma Police è carina ma mica stiamo parlando dei Beatles».

 

Liam Gallagher: «Ho ascoltato quel fottuto album dei Radiohead e ho subito pensato: ’Cosa??’ Mi piace pensare che quello che facciamo lo facciamo fottutamente bene (riferendosi peraltro ai Beady Eye, successivi agli Oasis). Loro scrivono una canzone su un fottuto albero? Ma per cortesia! Un albero di mille anni? Ma andate a farvi fottere!

(il disco al quale si riferisce è “The King Of Limbs”)

 

Noel Gallagher: «Sono consapevole del fatto che i Radiohead non abbiano mai avuto una brutta recensione. Ma probabilmente se Thom Yorke facesse i suoi bisogni in una lampadina e poi la cominciasse a gonfiare, avrebbe un punteggio di 9 dalla rivista Mojo. Ecco di cosa sono consapevole. Tecnicamente ci sono songwriter migliori di me, almeno stando a quello che scrivono giornalisti del Guardian. Ma ci sono stati gruppi che sono stati in grado di influenzare una generazione? I Radiohead lo hanno fatto? A me sembra che nessuno li ascolti. Appena Thom Yorke riesce a scrivere una canzone come ‘Mony Mony’ allora fatemi uno squillo. Qualche anno fa eravamo al Coachella, io e la mia signora, e c’erano i Radiohead e abbiamo deciso di dargli (si riferisce proprio a Yorke) una possibilità. Sono saliti sul palco ed hanno attaccato con questa cosa post-techno. Eravamo incazzati, ed abbiamo deciso che non faceva per noi».

 

Tre dichiarazioni a caso, o meglio selezionate tra le tante, indicative della rivalità Oasis-Radiohead. Cosa deve fare dinanzi a questo un vero fan dei Radiohead? Queste dichiarazioni non possono essere tollerate. Non scherziamo. Non si può ignorare Ok Computer o sminuire album eclettici come The King Of Limbs.

 

Cosa dovrebbero dire allora Yorke e Radiohead di “Be Here Now”? A prescindere dalle vendite, per quanto mi riguarda nel 1997 uscirono due grandi album: i loro nomi sono proprio Ok Computer e Urban Hymns dei The Verve. Be Here Now non lo fu e non resse affatto il confronto con l’esplosione dei primi due lavori “Definitely Maybe” e “(What’s the story) Morning Glory”.

 

Forse, sarà proprio quello l’anno cardine nel quale gli Oasis perderanno lo smalto e le fortune degli anni Novanta. Lo stesso Noel non esitò a definire i testi di Be Here Now in una intervista a Singapore «una merda». Sinceramente è un disco che non ricordo (a parte Stand By Me, Don’t Go Away e All Around The World) e che ho faticato ad ascoltare per la sua complessità e lunghezza. E’ un disco noioso. Aggettivo che invece collide con le caratteristiche e con la genialità dei Radiohead. Avete capito? Non dovete ascoltare gli Oasis, tanto meno Be Here Now.

 

Complesso di inferiorità. Giacciono in tale teoria le dichiarazioni dei fratelli Gallagher nei riguardi dei Radiohead? Qui si potrebbe richiamare il complesso di inferiorità coniato da Alfred Adler (1870-1937), lo psicologo della psicologia individuale. Lo studio dell’uomo in rapporto al contesto sociale. Nel libro “Conoscenza dell’uomo” si fa riferimento all’inferiorità organica del bambino, nella sua lotta e nel tentativo di emergere.

 

Ogni bambino, posto a contatto con il mondo adulto, è indotto a considerarsi piccolo e debole. In compenso, l’antidoto professato da Adler è la ricerca di un fine, con le possibilità di raggiungerlo e perfezionarlo. Forse il loro fine gli Oasis lo hanno comunque raggiunto, uscendo pertanto dalle difficoltà del mondo dell’infanzia. I Radiohead sono invece ancora in piedi e continuano la propria opera musicale. Ma non è il caso di fare paragoni, tanto meno farne un dramma. Chi è un vero fan dei Radiohead non dovrebbe ascoltare gli Oasis. Chiaro, no?

P.S: Non chiedeteci più di suonare e cantare Wonderwall: semmai vi beccate dieci minuti di All Around The World.

(Il seguente articolo è ironico e la teoria di Adler non ha un collegamento logico)

Author: Cosimo Cataleta

E’ laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Collabora con le testate web Infooggi e Retro. Grande appassionato di musica, letteratura e politica estera.

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