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Domani cominceranno di fatto le festività natalizie. A dire il vero il “Natale” si “respira” già da qualche settimana con le luci, gli alberi, i presepi, gli addobbi e ovviamente i regali che decorano e riempiono le nostre case e le nostre città e non solo. Solo il Gesù Bambino manca all’appello, ma non c’è da preoccuparsi visto che verrà posizionato tra il bue e l’asinello allo scoccare della mezzanotte come da tradizione. Da domani cominceranno i brindisi, gli abbracci, i baci, le partite a carte, le tombolate, i cenoni, i botti, i saluti, i sorrisi… come da tradizione. E come da tradizione tutto questo carico di bontà e amore si scioglierà come neve al sole alla fine delle suddette festività. Ed ecco il ritorno alla normalità fatta a volte di indifferenza, a volte di astio, a volte di invidia… come da tradizione (umana).

Che il mio giudizio sia poco obiettivo e al contrario abbastanza impregnato di cinismo? Potrebbe essere, anzi meglio così, visto che di cinismo parleremo in questo articolo. Nella Grecia antica del IV secolo a.C. cinici erano Antistene e Diogene di Sinope, ovvero i maggiori esponenti di questa scuola d’ispirazione socratica che facevano del loro pensiero un assoluto stile di vita. Cinico, infatti, tradotto dal greco antico significa “alla maniera dei cani” e appunto Diogene di Sinope era soprannominato il “cane”. Gli adepti di questa scuola avevano come fine il raggiungimento dell’Eudaimonia (felicità); per essi l’unico modo di essere felici era il vivere in modo autarchico, in assoluta armonia con la natura, e del servirsi della ragione per rimanere impassibili di fronte alle passioni umane e alla caducità della vita. Altra cosa importante per la scuola cinica era la Paressia (libertà di dire tutto): era un dovere per un cinico dileggiare e farsi beffe della società, dei suoi rappresentanti e delle sue leggi. Celebre è l’aneddoto raccontato da Diogene Laerzio nelle sue Vite dei filosofi dove Diogene di Sinope al saluto di Alessandro Magno risponde con un «Scostati un poco dal sole».

Dopo questa piccola introduzione alla filosofia cinica, ritorniamo a parlare del Natale. Il Natale come tutti sappiamo è una festa della religione cristiana. Lo psicoanalista Carl Gustav Jung disse una volta che il limite del Cristianesimo è stato quello di considerare la divinità in forma di Trinità e non in forma di Quaternità, ovvero considerare come parte di Dio il Diavolo stesso. Il male esiste non perché esiste il Diavolo, bensì per la prepotenza di nasconderlo. Portarlo alla luce significa debellarlo o meglio controllarlo.

Ricordate la Paressia, la libertà di dire tutto dei cinici? È giunto il momento di abbattere tutta questa facciata di ipocrisia che puntualmente si erge durante le vacanze natalizie. Che vadano al diavolo (per l’appunto!) i convenevoli e le frasi di circostanza. Abbiamo bisogno di nuove parole. Ci aiuterà Ambrose Bierce, giornalista e scrittore americano che nel 1906 pubblicò The Cynic’s Word Book (Il vocabolario del Cinico) successivamente ribattezzato The Devil’s Dictionary (Il dizionario del Diavolo). Il dizionario del Diavolo non è altro che un normale dizionario dove a ciascun lemma è affiancata una definizione sarcastica e di folgorante veridicità. Ne riporto qui qualcuna per cominciare a masticare le grammatiche del cinismo nella speranza che la lettura possa servire a proteggere il lettore da tutto lo “zucchero” che queste feste gli riserveranno:

 

  • abominevole (agg.) – La qualità delle opinioni altrui.
  • abuso (s.m.) – Si parla di abuso di potere quando l’autorità viene esercitata in modo a noi sgradito.
  • affezionato (agg.) – Dicesi di chi ha la tendenza a diventare molto noioso. La creatura più affezionata del mondo è un cagnolino bagnato.
  • amicizia (s.f.) – Una nave abbastanza grande per portare due persone quando si naviga in buone acque, ma riservata a una sola quando le acque si fanno difficili.
  • amore (s.m.) – Parola inventata dai poeti per far rima con cuore.
  • antagonista (s.m.) – Persona indotta dalla sua stessa malvagia natura a negare i nostri meriti o a esibirne di personali di gran lunga superiori.
  • bandito (s.m.) – Persona che toglie con la forza ad A quello che A ha preso con l’inganno a B.
  • battaglia (s.f.) – Metodo per sbrogliare coi denti un nodo politico per cui la lingua non basta.
  • battezzare (v. tr.) – Infliggere con grandi cerimonie un nome a un povero bambino incapace di difendersi. Il rito richiede fra l’altro che il bambino venga bagnato in modo che il nome gli si appiccichi.
  • bellezza (s.f.) – Il mezzo con cui una donna conquista l’amante e terrorizza il marito.
  • bigotto (s.m.) – Chi resta ostinatamente fedele a un’opinione che non condividete.
  • carità (s.f.) – Un’amabile disposizione dell’animo che induce a perdonare negli altri i peccati e i vizi cui siamo dediti noi stessi.
  • cervello (s.m.) – Organo con cui pensiamo di pensare. Distingue l’uomo che si accontenta di “essere” qualcosa da quello che desidera “fare” qualcosa.
  • chiaroveggente (s.m. o f.) – Persona, di solito donna, dotata della facoltà di vedere ciò che il suo cliente non vede, cioè anzitutto che è uno stupido.
  • congratulazione (s.f.) – La veste elegante dell’invidia.
  • defraudare (v. tr.) – Offrire una preziosa occasione di istruirsi e fare esperienza a chi si fida di noi.
  • demagogo (s.m.) – Un avversario politico.
  • denaro (s.m.) – Una benedizione che non ci è di alcun vantaggio se non quando ce ne separiamo. E’ una patente di cultura e un passaporto per il bel mondo.
  • diffamare (v. tr.) – Mentire a proposito di qualcuno e dire la verità a proposito di un altro.
  • discussione (s.f.) – Uno dei tanti metodi per confermare gli altri nei loro errori.
  • egocentrico (s.m.) – Persona dai gusti volgari, più interessata a se stessa che a me.
  • elezione (s.f.) – Semplice artificio mediante il quale una maggioranza dimostra a una minoranza che sarebbe follia tentare di resistere.
  • emigrante (s.m.) – Un ingenuo convinto che un paese possa essere migliore di un altro.
  • fanciullezza (s.f.) – Periodo di transizione nella vita umana che sta fra l’idiozia dell’infanzia e la follia della giovinezza, a due passi dalle colpe della maturità e a tre dai rimorsi della vecchiaia.
  • fede (s.f.) – Credere senza prove a ciò che ci viene detto da uno che parla senza cognizione di causa di cose senza paragone.
  • felicità (s.f.) – Gradevole sensazione suscitata dalla contemplazione delle miserie altrui.
  • filosofia (s.f.) – Strada con molte diramazioni, che conduce dal nulla a nessun posto.
  • gentile (agg.) – Esperto nell’arte e nella pratica della dissimulazione.
  • gioia (s.f.) – Emozione che può essere suscitata nei modi più svariati; uno dei gradi più alti di intensità che può raggiungere ha comunque origine dalla contemplazione dell’altrui dolore.
  • gratitudine (s.f.) – Un sentimento che sta a metà strada fra il beneficio ricevuto e quello previsto o atteso.
  • illusione (s.f.) – La madre di una rispettabilissima famiglia che comprende Entusiasmo, Affetto, Abnegazione, Fede, Speranza, Carità e tanti altri bei figli e figlie.
  • imperturbabile (agg.) – Dotato di grande forza morale per sopportare le sciagure che affliggono un altro.
  • imputato (s.m.) – Termine giuridico per designare quella persona così gentile che dedica tutto il suo tempo e le sue energie per mantenere prospere le condizioni del suo avvocato.
  • incoraggiare (v. tr.) – Confermare uno stolto nella follia che incomincia a costargli cara.
  • ispirazione (s.f.) – Viene così definito letteralmente l’atto di immagazzinare aria inspirandola; ad esempio un profeta è ispirato dallo spirito divino e un flauto da un nemico dell’umanità.
  • libertà (s.f.) – 1. Esenzione da un piccolo numero di vincoli tra le migliaia imposte all’uomo.
  • lunedì (s.m.) – Nei paesi cristiani viene così chiamato il giorno che segue la partita di baseball.
  • mano (s.f.) – Singolare strumento inserito all’estremità del braccio umano e di solito infilato nelle tasche altrui.
  • matrimonio (s.m.) – Lo stato o condizione di una piccola comunità, costituita da un padrone, una padrona, e due schiavi: in tutto, due persone.
  • merito (s.m.) – Le qualità che dimostrano il nostro buon diritto a ottenere ciò che qualcun altro si prende.
  • nemico (s.m.) – Un astuto mascalzone che ti ha reso certi servigi scomodi da ricambiare.
  • nostalgico (agg.) – Dicesi di chi si trova all’estero senza una lira.
  • odio (s.m.) – Il sentimento più appropriato di fronte all’altrui superiorità.
  • ozio (s.m.) – Intervalli di lucidità nei disordini della vita.
  • palese (agg.) – Evidente per noi e per nessun altro.
  • pazienza (s.f.) – Forma minore di disperazione, travestita da nobile virtù.
  • pentimento (s.m.) – Un sentimento che di rado turba la gente, almeno finché le cose non cominciano ad andare male.
  • piacere (s.m.) – Emozione generata da un vantaggio personale o da uno svantaggio altrui.
  • rimpianto (s.m.) – Ciò che si sedimenta nella coppa della vita.
  • risoluto (agg.) – Chi si mostra ostinato in una direzione da noi approvata.
  • rivoluzione (s.f.) – In campo politico viene così chiamato il brusco passaggio da una forma a un’altra di malgoverno.
  • santo (s.m.) – Peccatore morto, riveduto e corretto.
  • sentimento (s.m.) – Fratellastro malaticcio del pensiero.
  • sfortuna (s.f.) – Il tipo di fortuna che non manca mai.
  • tradire (v. tr.) – Ripagare per la fiducia accordata.
  • uccidere (v. tr.) – Creare un posto vacante senza creare un successore.
  • vigliacco (agg.) – Chi, nell’emergenza del pericolo, pensa con le proprie gambe.
  • voto (s.m.) – Simbolo e strumento della facoltà che ha ogni libero cittadino di dimostrarsi uno sciocco e di rovinare il proprio paese.
  • zelo (s.m.) – Malattia nervosa che colpisce talvolta i giovani e gli inesperti.

Author: Nunzio D’Alessandro

“Studio filosofia presso l’Università di Bologna. Mi appassiona ricercare e ascoltare la musica anni ’70/80 dal rock progressivo alla new wave. ”

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