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Qu4ttro, ovvero il significato ludico della vita e del teatro

Qu4ttro, ovvero il significato ludico della vita e del teatro

In copertina: una scena di Qu4ttro – Un gioco di società. Originale qui

E’ in scena presso il Campo Teatrale di Milano (Sede Via Casoretto/Ingresso Via Cambiasi) la rappresentazione teatrale “ Qu4ttro – un gioco di società ”. L’appuntamento ha debuttato venerdì 14 ottobre e si protrarrà per una settimana fino al 21 ottobre. Sabato ho avuto modo di analizzare l’opera prendendone visione. La raccontiamo sul nostro blog poiché in piena linea con l’editoriale di fondazione.

 

Con la regia di Donato Nubile e Marco Colombo Bella, lo spettacolo racconta una storia per certi versi drammatica, incentrata sui temi della giovinezza e del ricordo, nonché di tutto ciò che ne deriva. E’ la storia di Edo, Bruno, Chiara e Viola. Quattro ragazzi adulti si ritroveranno dopo sedici anni a rielaborare il passato a causa di un incidente accaduto al protagonista. Edo ha infatti perso la memoria: suo padre chiederà così aiuto agli amici di sempre, poiché unico contatto tra realtà e dispersione.

 

Le prime difficoltà sono chiaramente legate alla complessità della quotidianità e del presente: Chiara è nel frattempo finita a Londra, ed ha avuto una bambina. Viola e Bruno non sono più i ragazzi di una volta ed avvertono a più riprese questo senso di sconfitta, sopraffatti dal peso del tempo. Ma tornare giovani e fingere di esserlo ancora pare l’unica ancora di salvezza tesa al recupero della memoria dell’amico di sempre. Quell’Edo perennemente sognatore ed intriso dalla complessità del non detto, del ciò che avremmo potuto e dovuto dire o fare ma non abbiamo detto o fatto.

 

Il monologo iniziale funge da preludio alle future tensioni del corso della narrazione: una continua climax ascendente sembra indirizzare il termine della stessa verso un punto di non ritorno, con la sconfitta degli amici e dello stesso Edo. Il ritorno al passato muove infatti dalla ‘costituzione della mano’, ovvero un impianto di regole e principi che i ragazzi adulti si erano dati in giovane età, per sorreggersi e combattere le intemperie della vita.

 

Nasce da qui un percorso ben preciso, un gioco di società come efficacemente indicato dal titolo che però non potrà sfuggire all’imprevedibilità dell’essere umano e dei propri comportamenti, spesso inclini all’evasione della regola, non tanto per amore del proibito quanto per eccessività degli schemi. Schemi spesso creati come meccanismo di autodifesa ed utilizzati come corazza, ma che finiscono per rivelarsi oppressivi e prigionieri di se stessi, ingabbiando l’essere umano ed aiutandolo solo apparentemente.

 

La climax del gioco verrà a rivelarsi in tutti i suoi aspetti, persino quelli bui. La morte di un vecchio amico del gruppo, le tensioni interne, le verità nascoste e le piccole (e/o grandi) bugie non dette. C’è anche un senso di avvertita rabbia tra i componenti del gruppo ma al contempo quel sottile filo conduttore che li legherà per sempre: quello dell’amicizia.

«Amici, non buoni o cattivi. Solo amici. Che vuoi avere vicino e con cui hai bisogno di essere».

 

 

Proprio il concetto ed il valore di amicizia si rivela uno dei temi meglio affrontati da Qu4ttro, soprattutto per un finale assolutamente non convenzionale rispetto alle ‘conclusioni teatrali’. Finale che non anticipiamo poiché frutto di una interpretazione che lo spettatore può accettare o meno a seconda della propria personale visione delle relazioni ed interazioni umanistiche.

 

Non manca inoltre il tema del rimpianto: si diceva, del non detto. Perché il tempo scorre e l’esistenza sposta le lancette in avanti. Lancette rumorose spesso ignorate. E si arriva così, nel pieno della maturità, a vivere nella drammaticità delle parole mancate e delle relazioni rubate ai propri sogni e desideri.  Sullo sfondo non vi è infatti solamente lo scenario della salvezza di Edo ed il tentativo del gruppo di riportarlo alla normalità quotidiana, ma anche la presenza di un protagonista cosciente, nonostante la perdita di memoria, di una storia cominciata e mai terminata. La storia con Chiara ed il tema dell’amore perduto ma mai sopito è infatti un altro dei punti chiave della narrazione. Uno struggente spaccato di vita del quale l’essere umano è molto spesso vittima, reo di guardare avanti prima ancora di guardare cosa ha davvero lasciato alle proprie spalle.

 

Qu4ttro è dunque sostanzialmente consigliato a tutte le fasce d’età, complice la splendida interpretazione dei personaggi, a maggior ragione necessaria e fondamentale in relazione ad uno scenografia minimale e probabilmente volutamente minimalista: uno scenario di cubi e travi in stile macchina del tempo, nel quale i protagonisti risulteranno immersi ed inglobati nella marea delle complicazioni. A caccia di una propria identità e di una continua riscoperta, con la voglia di mettersi in gioco. Perché la vita è gioco ed il suo significato ludico è spesso beffardo quanto drammaticamente (?) presente.  

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