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In copertina: ruderi di Palmira. Originale qui

L’antica Tadmor, o meglio detta Palmira, è un’oasi a 240 km a nord-est di Damasco e a 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Dor che si trova sul fiume Eufrate. Soprannominata appunto “la sposa del deserto” fungeva da sosta per i viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto Siriaco.  In antico, era un luogo di collegamento tra Occidente, ovvero Roma, e l’Oriente cioè Mesopotamia, Cina, India e Persia. I resti di questa città di incommensurabile importanza storica e archeologica nei giorni che ci riguardano, sono stati catturati e devastati dalle forze militari dell’Isis.

Palmira Oggi

“In posti dove ci sono gravi conflitti è incredibile quanti eroi del patrimonio culturale ci siano” Dice l’archeologo Fredrik Hiebert “fa parte del carattere umano fa parte del nostro patrimonio genetico di preservare la nostra identità”.

Eroe sicuramente è Kaled Al Assad archeologo che per una vita ha scavato e restaurato rovine millenarie della Città di Palmira. Ma questa passione lo ha portato alla morte: torturato e decapitato dalle forze militanti dell’Isis, è stato appeso ad una colonna romana con un cartello che riferiva le sue colpe ovvero quelle di aver sovrinteso le collezioni degli idoli. Ma analizziamo nel particolare quali sono le devastazioni che subisce il sito:

Viene prima fatto saltare il tempio di Baalshamin risalente al II secolo d.C.  dedicato al dio Mercurio, distrutto successivamente il tempio di Bel o Baal, simile all’adorazione del dio Zeus per i greci e Giove per i romani, datato al I secolo d.C. Il giorno seguente le Nazioni Unite per mezzo di foto satellitari confermano la totale distruzione. Il quotidiano britannico “The Independent” fa girare la notizia: reperti e rovine sono già in vendita sul mercato nero internazionale. Non è un caso quindi che L’Isis abbia deciso di prendere Palmira. Mentre far saltare con l’esplosivo grandiosi templi serve a fare notizia, gli oggetti piccoli, quelli che si rubano o si nascondono, servono a fare cassa. Così non schedati e né inventariati, una volta venduti, diventano introvabili.

Il 27 marzo viene annunciata, dall’esercito regolare siriano, la definitiva riconquista di Palmira. Il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim ha accurato che nell’insieme il complesso è in buono stato di conservazione.

Le ricchezze saccheggiate

Tra il I e il II sec. d.C , come già detto, vengono eretti i due templi: si tratta del periodo in cui la città di Palmira diviene provincia Romana. Plinio il vecchio infatti nella sua “Naturalis Historia”, descrivendola, ne mette in rilievo la sua enorme ricchezza del suolo e la forte importanza come via di commercio.

Nel sito archeologico riconducibili all’antica prosperità di Palmira (adesso non più visibili) erano: Il tempio di Baal e il tempio di Baalshamin. Analizziamo ora nel particolare i due monumenti.

Il tempio di Baal

Nelle immagini: panoramica del tempio di Baal, prima, ed ingresso al tempio, seconda.

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Relativo al periodo partico, è il tempio di Bal parte di un enorme santuario, questo mostra influenze di tipo greco-corinzie e babilonese, il tempio fu consacrato tra il 32 e il 38.

 

 

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Il tempio di Baalshamin

Nell’immagine: panoramica del Tempio di Baalshamin

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Il tempio di Baalshamin invece era parte di un ampio complesso formato da tre cortili. Rappresentava anch’esso una fusione tra lo stile architettonico orientale e occidentale, infatti i capitelli erano romani mentre gli elementi che sovrastavano l’architrave e le finestre laterali appartenevano alla tradizione siriana. Foglie di acanto e capitelli corinzi erano fedeli invece alla tradizione egiziana. Il tempio era costituito da un pronao con sei colonne attraverso il quale si accedeva alla cella.

 

Author: Giulia Morra

Studio Scienze dei beni culturali presso l’Università degli studi di Bari. Amo le danze popolari e i racconti di J.R. R. Tolkien. Sogno di diventare un’archeologa specializzata in cultura funeraria tardoantica

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