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immagine da: sugarman.org

Rodriguez sta al successo come Einstein alle bocciature, e come le 13 volte della Rowling cestinata prima della pubblicazione del primo libro di Harry Potter. Storie di geni incompresi sentite e risentite mille volte. Ma non vi dirò come è andata a finire per lui. O forse ve ne parlerò.

C’era una volta un cantautore sudamericano di grande talento nato in una famiglia molto povera, operaio fino al 1974. Viene scoperto in un bar di Detroit per caso, mentre canta di spalle. Il produttore racconta di aver solo sentito la sua voce e di averlo sulle prime confuso con Dylan. I suoi primi due album passano tuttavia inosservati nel panorama musicale statunitense, dove appunto sembra non ci sia spazio alcuno per Rodriguez. A questo punto la sua carriera sarebbe potuta giungere immediatamente al termine prima di cominciare.

Ed invece, per uno strano scherzo del destino, raggiunge la fama in Sudafrica. Qui diventa il cantante della lotta contro l’apartheid. In un Paese nel quale regnava il partito conservatore, canzoni come I wonder, in cui si parla liberamente di sesso, o come This In Not A Song, It’s An Outburst: Or, The Establishment Blues, vero e proprio  grido di ribellione verso l’establishment, fanno subito crescere la fama dei suoi album. Ogni giovane cominciò in quegli anni a vedere Rodriguez come un idolo. Un modello da seguire, senza sapere esattamente chi fosse.

Del Bob Dylan ispanico non si sa più nulla. Si dice sia morto per overdose, fino a quando un giornalista non lo scova, aprendo sul web The Great Hunt Rodriguez: una caccia all’uomo per raccogliere informazioni su di lui, che intanto aveva ricominciato il corso della sua impopolare vita. L’impegno dei fan è fondamentale e decisivo. Rodriguez  viene così rintracciato. Finalmente nel 1998 si recherà a Cape Town dove terrà un concerto per i suoi fan.

Up and down: questa è la sintesi della la carriera di questo immenso cantautore. Sino al 2012, quando il documentario sulla sua vita Searching for Sugar Man viene presentato  al Sundance Film Festival, mentre vincerà l’Oscar l’anno successivo.

Rodriguez può essere identificato con una delle sue ballate più belle, contenuta nel suo ultimo album, Crucify your mind. La storia quasi solenne di un amore non ricambiato, sofferto, combattuto. Le immagini, sfocate quasi, sono sempre indefinite e fumose. Ma è quasi un lampo, prima della rabbia e di un dolore sprigionato in versi inequivocabili.

 

So con, convince your mirror
As you’ve always done before
Giving substance to shadows
Giving substance ever more

And you assume you got something to offer
Secrets shiny and new
But how much of you is repetition
That you didn’t whisper to him too.

 

Questa è l’immagine che se ne ricava. Un rock quasi violento, che viene dalla periferia. Loschi figuri si aggirano nelle canzoni di Sixto Rodriguez. Gente della strada, spesso oscurata e dimenticata. Facile richiamare Lou Reed, così come immaginare i propri componimenti alla ‘carrellata di perdenti’ in Desolation Row di Dylan.Diversi sono anche i nomi delle sue canzoni. Gente ai margini della società disonesta, sopraffatta da insormontabili difficoltà. In Rodriguez ritroviamo l’umanità, il rifugio dei più deboli e di coloro che il capitalismo ha da subito dimenticato.

Questa è la storia di Rodriguez: simbolo di una working class hero che sogna, si innamora, e spera prima o poi di realizzare i suoi sogni.

I suoi due album Coming from Reality e Cold facts, attraversano tutti questi scorci di vita, attraverso la rassegnazione e lo sporco. Un viaggio tra le periferie,in giro per il mondo.

Il successo, a volte, è come un animale libero e selvaggio. E’ roulette: non lo si può mai prevedere (o quasi). E con Rodriguez non è certo stato gentile, sino a quando non sono arrivati i primi riconoscimenti musicali.

Un successo che tuttavia non ha mai cercato e nemmeno rincorso. Lo dimostra l’inconsapevolezza del successo in terra africana o il ritorno alla propria dura attività di operaio. In tutti questi anni ha continuato a fare musica per il semplice gusto di farlo. A 72 anni, quasi cieco, ha ripreso a fare concerti. La sua resterà così una specie di leggenda musicale. Ma che si nasca Jesus Rodriguez a Detroit o Robert Zimmerman a Duluth, il talento emergerà comunque. La vita è capace (alle volte) di essere anche paradossalmente giusta. Forse.

Author: Maria Sabata Di Muro

Studentessa di Giurisprudenza per caso prima, per passione poi. Sognatrice e idealista per professione.

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