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In copertina: Un collaboratore della Croce rossa nel centro di Accumoli, distrutto dal terremoto. (AP Photo/Andrew Medichini) Originale qui

Il futuro incerto della pietra

Pochi secondi: il Centro Italia ha tremato e interi paesi sono scomparsi. Amatrice, Accumoli, tutta la valle del Tronto. Gente che quella valle l’ha vissuta da sempre ora vive nelle tende. Le loro case non ci sono più e i luoghi della comunità si sono sbriciolati nella nottata del 24 Agosto. Il governo italiano ha promesso che nessuno verrà lasciato solo e la popolazione verrà spostata dalle tende in pochi mesi. L’inverno si avvicina, non ci sono margini per attendere. I soccorsi stanno concludendo il loro lavoro. Il prossimo obiettivo sarà la ricostruzione. La politica e la comunità della critica di settore (ingegneri, urbanisti ed architetti) si interroga sulle modalità. Il passato funge inevitabilmente da esempio, nel bene o nel male. Ma dopo storie come l’Aquila, Belice e l’Irpinia, i timori sono fondati.

Il passato: Friuli, Irpinia, Belice. Esempi positivi e negativi di ricostruzione

La storia d’Italia, prima e dopo le Guerre, è costellata da eventi sismici e catastrofi di varia natura che ne hanno distrutto parte del patrimonio edilizio. Soffermiamoci su queste fattispecie.

Il Belice: l’Italia rurale e sconosciuta

14 e 15 Gennaio. La Sicilia trema, 6.1 magnitudo della scala Richter. Nel 1968, anno dell’evento, l’Italia è ancora adolescente, i suoi servizi ancora acerbi. I soccorsi quasi inesistenti. All’arrivo dei servizi di informazione, l’Italia intera scopre un mondo sconosciuto. Una Sicilia rurale, fatta di gente che ama il territorio ma “non conosce bene l’italiano”. La conta finale parla di 410 morti, 1000 feriti e 90000 sfollati. I paesi, dilaniati da uno spettacolo che i soccorritori definiranno “da bomba atomica”, sono pericolanti: si decide di ricostruire da zero, a chilometri di distanza.

I posteri avranno avuto modo di emettere l’ardua sentenza. La ricostruzione è stata un grandioso fallimento. Poggioreale ha perso metà della popolazione, i grandi ideali degli intellettuali si sono persi in brulle periferie, senza nome e senza cuore. E i ruderi delle vecchie città restano a guardare, elementi di un passato, giudici degli errori del presente.

Friuli: “dov’era e com’era”

Il motto dei veneziani, coniato per la caduta del campanile di San Marco del 1902, fu riportato come sentimento nella ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976. La terra tremò alle 21 del 6 Maggio 1976, i morti furono 990 e gli sfollati 40.000. Si decise di non costruire nuovi centri, le popolazioni erano troppo legate al territorio. Pietra per pietra, il Friuli si è rialzato ripartendo dalle fondamenta.

Virtuoso esempio di come dovrebbe essere gestita, dal punto di vista logistico, una emergenza terremoto, il Friuli ha concluso i lavori di ricostruzione nel 2006, con 18 miliardi di euro stanziati in 40 anni.

L’Irpinia: il silenzio, l’attesa e la truffa

Anni difficili per l’Italia sono quelli a cavallo tra il 70 e l’80. Crisi politiche, difficoltà economiche, le organizzazioni criminali sempre attive sul territorio. Il 23 Novembre la terra in Irpinia trema e passa alla storia d’Italia come la catastrofe con più morti dopo le Guerre mondiali. Il tutto aggravato dall’assenza per giorni di soccorsi. La Protezione Civile di oggi ancor non esisteva. Dal sole del 23, le temperature si abbassarono, e cadde neve su chi era rimasto bloccato sotto le macerie. I morti furono quasi 3000 e gli sfollati oltre il mezzo milione.

Ma ciò che rimarrà nella storia di questo cataclisma è sicuramente la ricostruzione. In tutto vennero stanziati 60 mila miliardi di lire, fondi pervenuti anche e soprattutto da Stati stranieri. Eppure, la politica italiana, nel suo avvicendarsi, ha sperperato i fondi, allargando la zona di azione, e commissioni e sottocommissioni non sono e saranno in grado di risolvere il problema. L’Irpinia è, tutt’oggi, un territorio segnato dai dolori del 1980. Le previsioni indicano il 2023 come data di conclusione dei lavori complessivi.

Il futuro: Amatrice e la Valle del Tronto

Il passato segna la via maestra. Oggi si parla di ricostruzione di Amatrice ma le voci sono discordanti. Il passato si fa sentire: è lì, ancora sulla pelle dei morti. Tutti vogliono evitare gli errori già commessi. Sono escluse le new towns. I fallimentari esperimenti del Belice e dell’Aquila hanno posto un grave macigno su questa ipotesi. Nasce poi la riflessione, nella critica dell’architettura, che focalizza l’attenzione su come ricostruire. Il “dov’era e com’era” friulano sembrerebbe la via più giusta, ma voci importanti della critica, tra cui il critico Luigi Prestinenza Puglisi, vorrebbero spunti di modernità nella ricostruzione, invece di tornare al solito effetto “presepe”.

Il governo Renzi ha già dichiarato con un decreto legge lo stato di emergenza ed ha ratificato il Piano Casa Italia. Renzi avrebbe chiesto consiglio a Renzo Piano, archistar di altissimo livello, per redigere la proposta governativa. Mutui agevolati, sgravi fiscali fino al 65%, riunioni comuni con gli organi comunali e provinciali.  Un cantiere leggero e lungo trent’anni, per rifondare l’Italia Centrale e renderla sicura ed al riparo da questi eventi. Il tutto, sotto lo scudo dell’Anac e dell’Antimafia, per combattere assieme mafie e sciacalli. Un possibile antidoto ad un problema che affligge l’Italia da secoli, che deve essere accompagnato da un radicale cambiamento di mentalità, sia delle popolazione ma soprattutto di tutto l’apparato amministrativo. La prevenzione è l’unica vera arma con un nemico imprevedibile come il terremoto. Ma questo l’Italia lo ha capito davvero?

 


Fonti:

http://www.iltempo.it/politica/2012/08/23/dopo-trentadue-anni-e-70-miliardi-br-monti-chiude-il-terremoto-in-irpinia-1.11447

http://www.artribune.com/2016/08/terremoto-ricostruzione-luigi-prestinenza-puglisi/

http://www.artribune.com/2016/08/terremoto-ricostruzione-raffaele-giannitelli-urbanista/

http://www.artribune.com/2016/08/terremoto-ricostruzione-amatrice-governo/

http://www.quotidiano.net/cronaca/terremoti-le-tragedie-d-italia-tra-scandali-e-ricostruzioni-infinite-1.2455684?refresh_ce

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/08/26/ricostruzione-il-modello-friuli-e-lunico-che-funziona-usiamolo/31601/

Author: Leonardo Cristiano

Appassionato di tecnologia, ho conseguito studi classici. Dopo alcuni anni a Milano, ora mi interesso di web, informatica, tecnologia, senza mai dimenticare l’attualità e la politica.

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