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In copertina: Il neo eletto presidente Harry Truman mostra sorridente una copia del Tribune che riporta, erroneamente, la vittoria del suo avversario, Thomas E. Dewey (W. Eugene Smith//Time Life Pictures/Getty Images)

Oramai tutti conosciamo Facebook e tutti ( o quasi) lo utilizziamo quotidianamente per qualsiasi motivo. Dal più futile, come giocare a Candy Crush o similari, al più utile (basti pensare che 1.5 milioni di attività spendono per pubblicitià su Facebook ed è un trend in crescita). Eppure c’è quel tarlo che Internet non riesce proprio a staccare, quell’errore nel sistema che ne compromette l’integrità della sua immagine. Le notizie false, o bufale, come le chiamiamo qui in Italia.

Ora chiariamoci: c’è stata una criminalizzazione pesante della bufala, sebbene, inizialmente, era un mezzo di mero divertimento. Non erano neppure notizie false nel senso stretto, ma satira, che poteva spaziare da grottesche esagerazioni della realtà, oppure racconti fantastici con una minima base di verità. La prima serie di articoli “falsi” fu proprio il Great Moon Hoax, apparsa sul “The Sun” nel 1835, dove Richard A. Locke raccontava della scoperta della vita e di una civiltà sulla Luna. Samuel Clemens, meglio conosciuto come Mark Twain, ha iniziato la sua carriera come scrittore di notizie false, il che fu un problema per lui. Twain, infatti, fu spesso aggredito da persone che prendevano sul serio i suoi articoli.

In epoca moderna, c’è chi ha utilizzato la notizia falsa come il giusto mezzo per veicolare una sana satira. Il capostipite per questo genere di scrittura è, senz’altro, The Onion. È il diretto successore di quegli articoli falsi, che riesce a strappare una grande risata a chi comprende la loro vera natura, anche se, spesso, perfino i professionisti ci cascano. Non possiamo, inoltre, non citare Lercio, che, essenzialmente, è la controparte nostrana di The Onion. Lercio è, oramai da anni, un caposaldo del Web italiano, anche vincitore del Macchianera Awards 2015.

Con l’avvento di Internet, però, in tanti si sono fatti furbi ed hanno iniziato a giocare con l’integrità del giornalismo e con l’intelligenza della gente. E se il detto dichiara: “L’occasione fa l’uomo ladro”, qui in tanti stanno tentando di diventare Arsenè Lupin. Le notizie false si sono trasformate da innocente gioco a terribile nemico dell’informazione.

Ora penserete che sono un catastrofista: può essere vero, ma è un dato di fatto la concentrazione di informazioni fuorvianti presenti su Internet. Che poi, quanto possano essere veritiere le parole e le immagini che tutti i giorni, o senza vero interesse o con falsa indignazione, guardiamo, leggiamo e magari condividiamo su Facebook, a quanto pare, non è un dato che al navigatore medio di Internet interessi particolarmente.

Nell’immagine: headline del People’s Daily, il più importante giornale cinese, che condivide una notizia di The Onion come vera.

La questione ha destato particolarmente scalpore proprio durante le ultime elezioni statunitensi, che da poco hanno decretato la vittoria di Donald Trump. In molti hanno collegato la vittoria del candidato repubblicano alla marea di notizie false che circolavano su Facebook: di sicuro The Donald non ha vinto solo per queste notizie, ma di sicuro è stato aiutato da queste e dal clima errato che hanno creato. Anzi, lo si vede tutt’ora con Facebook Italia e il Referendum costituzionale e la questione migranti (almeno una volta al giorno, sulle nostre bacheche è presente la solita notizia dell’immigrato che ha stuprato la ragazzina di 15 anni, o l’annosa questione 35€).

Sebbene Google e Facebook si siano impegnate a combattere questa piaga che afflige entrambe le piattaforme, credo che difficilmente vedremo grandi cambiamenti e grandi crociate contro le notizie false perchè, semplicemente, non conviene ad entrambe le multinazionali. Altre grandi crociate su Internet, dove i colossi si sono mossi per risolvere la situazione, sono sempre partite da questioni economiche o di immagine. Possiamo citare ad esempio, lo spam.

Google ha combattuto da sempre lo spam nelle ricerche e nelle sue caselle di posta per pura convenienza: se sistemi automatizzati riescono ad indicizzare un qualsiasi sito e farlo arrivare ai primi posti nelle ricerche, per quale motivo qualsiasi attività dovrebbe investire in pubblicità sulla piattaforma Alphablet? Difatti, il problema è stato risolto da tempo (lo spam esiste ancora, ma è pesantemente filtrato da qualsiasi sistema di posta e motore di ricerca.

Il problema con le notizie false è che i grandi gruppi non ci perdono dalla condivisione delle stesse, anzi ci guadagnano. Questo è il vero motivo per il quale Facebook non bloccherà mai, seriamente, queste notizie perchè, effettivamente, perderebbe ricavi. Precisiamo, non sarebbe una grave perdita per Facebook, ma, se la questione è sentita solo da una piccola parte del suo pubblico, Facebook non bloccherà mai dei contenuti sponsorizzati (cosa che spesso sono). Ecco, se davvero le notizie false un giorno non ci dovessero essere più, sarà perchè noi per primi le avremmo scartate o segnalate. Come sempre, è necessario un cambio nel lettore: nessuna condivisione di notizie false equivale a nessun ricavo per i siti che le condividono (e per Facebook), e di qui la loro chiusura (si spera).  Siate voi, i lettori, i primi a cambiare: ogni qualvolta che vedete una notizia palesemente falsa che vuol passare come vera, segnalatela, bloccatela ma non condividetela per nessun motivo.

 

Author: Leonardo Cristiano

Appassionato di tecnologia, ho conseguito studi classici. Dopo alcuni anni a Milano, ora mi interesso di web, informatica, tecnologia, senza mai dimenticare l’attualità e la politica.

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