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[Foto in copertina da: hharrahssocal.com]

 

Londra, agosto 2011: fra gli scaffali di un negozio di dischi megagalattico, pesco a caso Hot Fuss, il primo album dei Killers, la band alternative rock di Las Vegas, spesso indicata come il miglior gruppo del XXI secolo. Di quell’estate infatti, porto a casa oltre agli innumerevoli ricordi, una raccolta di canzoni di Elvis,il primo album dei Kasabian e si, proprio i Killers.

Eravamo tutti più o meno adolescenti, quando tormentone indiscusso era Mr. Brightside, questa canzone della band americana che tutti abbiamo canticchiato o che conosciamo anche per averla sentita in commedie altrettanto americane (fu cantata ad esempio a squarciagola da Cameron Diaz nel film  L’amore non va in vacanza).

L’intro, basta ascoltare quello e quelle due o tre frasi :”it started out with a kiss,how did it end up like this? It was only a kiss” per capire che una canzone del genere avrebbe portato il gruppo esordiente a scalare le classifiche di musica mondiali, e così è stato, anche per le produzioni successive. Il mio incontro coi Killers durante l’adolescenza è stato  proprio questo, metaforicamente, un bacio in quel negozio di dischi londinese, a caso, finito poi, come finiscono i grandi amori, senza un motivo. Ma loro, la band americana che si proclama esponente di quello stesso glam rock di cui anche Bowie aveva fatto parte, sono tornati con il singolo The man, e noi li vogliamo celebrare a nostro modo, guardandoci indietro, rispolverando alcuni dei loro successi che sono stati un po’ la colonna sonora di chi, negli anni Dieci del Duemila, si faceva scuotere da questi riff di chitarra di stampo molto americano.

E partiamo proprio dal video di Mr Brightside, una specie di Moulin Rouge, il celebre musical di Baz Luhrmann, riassunto in questi pochi minuti di videoclip, in cui la bella ballerina, di cui il cantante pare essere innamorato, deve subire le angherie del proprietario del locale in cui balla, il proprietario è poi, non a caso, il cattivo di molti film degli anni 80.

Hot Fuss, l’album d’esordio dei Killers (in cui milita una componente italiana, il batterista Vannucci) contiene anche altri successi come Somebody told me e All these things that I’ve done. La bellezza della musica dei Killers sta, oltre che nella voce metallica e allo stesso tempo suadente di Brandon Flowers (che ha anche alle spalle un paio di interessanti album da solista), nel modo che hanno di catturare l’ascoltatore coi ritmi senza pretese, ma accattivanti delle loro canzoni. Lo si capisce subito, sin dall’inizio di che stoffa sono fatti Brandon Flowers e compagni, da questo primo album, che li ha inevitabilmente portati al successo, con questa ventata di novità che in quei tempi proponevano

Dopo Hot Fuss, (che ancora gelosamente conservo tra i miei cd) c’è Sam’s Town del 2006 che sembra essere un concept album. In questo album c’è una delle canzoni sul cui videoclip ho speso personalmente più pomeriggi della mia vita. Pomeriggi in cui, sembra passata un’eternità, si stava ore davanti a MTV a guardare le classifiche o i videoclip delle band emergenti.

In questo scenario, quasi messicano, una ragazza semplice di provincia, molto religiosa, (come religiosi dai testi delle canzoni sembrano essere paradossalmente gli stessi Killers), sposa un ragazzo conosciuto a caso nel bar in cui lavorava, credendo che lui fosse l’amore della sua vita, ignara che quell’uomo la tradisse da sempre. Il video è una specie di cortometraggio che si chiude con una scena di perdono: l’adultero, figliol prodigo, torna da sua moglie, che nel frattempo era sparita, per invitarla a desistere dal suicidio. Lo stesso frontman si è più volte prestato a impersonare i ruoli più disparati nei videooclip, vestito un po’ da cowboy e un po’da Elvis in Read my mind ad esempio. Fra le collaborazioni, poi, ricordiamo Tranquillize con Lou Reed e fra le cover, la meravigliosa Romeo and Juliet, pezzo celeberrimo dei Dire Straits.

C’è stato poi l’album Day & Age nel 2008 in cui si trova la ballabilissima Human ispirata ad un saggio che ispirò anche il film Paura e delirio a Las Vegas: “Are we human or are we dancers?”  l’interrogativo lietmotiv di tutta la canzone, non è un verso sconclusionato di quelli del cantante, bensì un passo dello stesso saggio.

“It’s taken from a quote by  Hunter S. Thompson: ’We’re raising a generation of dancers,’ and I took it and ran. I guess it bothers people that it’s not grammatically correct, but I think I’m allowed to do whatever I want,” he laughed. ” ’Denser’? I hadn’t heard that one. I don’t like ’denser.’ ” (da una dichiarazione dello stesso frontman. (1))

In questo stesso album si trova una canzone, che senza voler aprire parentesi autobiografiche, ha segnato personalmente chi scrive. Anni Cinquanta, scene un po’ alla Grease, e il mondo della brillantina è anche un po’ il mondo dei Killers, un accoltellamento per gelosia, e una storia d’amore che si consuma nella tragedia. Un testo bello e a tratti poco comprensibile quello di  A dustland fairytale che si rivela una favola moderna, un po’ da Walt Disney per disillusi.

Ritornano poi nel 2012, ma gli adolescenti ai tempi di Mr. Latoluminoso, magari sono cresciuti, li hanno abbandonati, come succede con le mode, come tutti gli artisti che passano, perché per ogni genere musicale forse c’è un’età, e allora cos’è rimasto di quel brightside? delle paillettes, dei lustrini, del glamorous indie rock’n roll, dei videoclip? Sicuramente resta un affettuoso ricordo di canzoni cantate sotto la doccia, ballate e urlate a cui restano legati decine di ricordi.

Un successo quello avuto dai Killers, per molti critici non meritato e di cui sicuramente sono stati complici l’avvenenza del frontman, e tutto l’ambaradan di videoclip, testi romantici e quel modo americano di costruire favole televisive a portata di mano. Adesso stanno tornando con un nuovo album, la speranza è quella che non abbiano virato ancora una volta verso il pop commerciale, come quello del penultimo album che non aveva affatto convinto.


 

(1) https://www.quora.com/What-is-meant-by-the-Killers-song-Are-we-Human-or-are-we-Dancer

Author: Maria Sabata Di Muro

Studentessa di Giurisprudenza per caso prima, per passione poi. Sognatrice e idealista per professione.

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