Seleziona una pagina
Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 10: “The sad Game of life”

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 10: “The sad Game of life”

From Aaron Mithcell/Charlton Amlie to Daniel Lloyd

Cupcake Town, 22/08/2103

Caro Daniel,

Permettimi di ringraziarti per aver sperimentato assieme a me questo meraviglioso labirinto che difficilmente avrei sperato di portare a termine. Ma vi sono stati tanti fattori decisivi alla riuscita di questa mia (spero definitiva) fuga. In primis, la tenacia che tu e Dustin Sharedown avete riposto in questo ‘difficile caso’. E permettimi inoltre di congratularmi con te per la scoperta ottenuta con invidiabile caparbietà. Sono convinto che avrai già capito tutto dal penultimo biglietto che ti ho recapitato. Certo, non è stato facile. Ho dovuto spesso fingere. A te, a Dustin, al dottor Waterloo. Ma come si sentirebbero queste persone se tu riferissi del reale andamento dei fatti?

Pensa al dottor Waterloo: cosa diavolo dovrebbe pensare quando scoprirà di ogni mio atto sessuale con la sua ‘assistente non più assistente’ Meredith Mellby? Ed ancora. Cosa potrebbe provare dinanzi ad una assistente che lo ha ingannato in ogni istante di quella prolifica collaborazione professionale? Io penso che ne soffrirebbe, venendo a conoscenza di questa storia del ‘paziente non paziente’. Capisci cosa intendo? Forse è il caso di consegnare a questa gente la verità che loro detengono. Lasciamo perdere dunque la verità reale. E’ la verità personale ciò di cui uno ha bisogno, in un secolo nel quale il soggettivismo, persino in ambito filosofico, è tutto.

Ma torniamo al punto, agli albori di questa fantomatica e teatrale macchinazione. Tutto è cominciato circa 21 anni fa, all’epoca della mia prima rottura con Cecily. Forse non ci crederai mai, ma quel giorno la mia clessidra s’è dissolta nella futilità e nell’amore per il rischio. Quando Cecily Burns decide di lasciarmi, la mia vita cambiò completamente. Ora so che invece ha totalmente divorato il mio spazio tempo, ormai disperso nel mio perenne dolore esistenziale.

Ho trascorso giorni, mesi e anni prima di ritrovare il suo pentimento, i suoi sentimenti e il suo amore per me. Ho continuato a percepirlo e tutto sembrava essere tornato come un tempo. Ma qualcosa si era ormai rotto e spero capirai. Un’altra dimensione temporale aveva danneggiato il corso degli eventi. Avevo barattato i miei fallimenti sentimentali con una confortante solitudine da ghostwriter, che mi permise a lungo di rifugiarmi in un confortevole nascondiglio divenuto arduo da abbandonare. Poi, il richiamo di Cecily risvegliò in me il senso della mia esistenza. Era così tornato quello spazio-tempo perduto.

Ma un ordine, che aggiunge improvvisamente un tassello al disordine, automaticamente diviene generatore di un irreversibile caos esistenziale. Così, un bel giorno, decisi che tale caos dovesse terminare. Ricordo benissimo le mie parole prima di quell’incidente: «Cecily, ti va di morire? E’ il nostro tempo».

E lo era. Avevamo fallito e dovevamo ammazzare il nostro amore. Lo schianto però non fu sufficiente ad eliminare la mia vita, limitandosi a cagionare la morte di Cecily. Mi sono sentito vuoto ma poi sono ripartito dopo essermi aperto con l’unica persona che mi abbia davvero capito: Meredith Mellby. Pensavo avrebbe chiamato subito la polizia, ma dovevo liberare il mio corpo da questa atrocità, sbarazzandomi del dolore di essere uomo. Invece mi sussurrò: «Dimentica Cecily, progetteremo nuove maschere nella recita più grande della nostra esistenza».

Al termine di quella confessione, Meredith Mellby mi lasciò in eredità un pensiero di James Dean: «Capire il completo significato della vita è compito dell’attore, interpretarla il suo problema, ed esprimerla la sua missione. Essere un attore è la cosa più solitaria al mondo. Sei completamente da solo con la tua concentrazione e con la tua immaginazione, e quello è tutto ciò che hai. Essere un buon attore non è facile. Essere un uomo è ancora più difficile. Voglio essere entrambi prima di morire».

Poi ho capito. Meredith era interessata ad afferrare con mano le ragioni del mio gesto, progettando un assurdo passaggio da una giocosa e sadica recita, seppur ben congegnata, ad un mio completo recupero di persona e di uomo. Ciò che avevo smesso di essere non per causa di Cecily, ma per una storia maledettamente controversa e desolatamente malata. Una storia che ho dovuto uccidere.

Siamo molto simili io e te, Daniel Lloyd. Non credere che questa tua onniscienza, questo tuo continuo ricorrere ad un perenne dietro le quinte, cancellerà tutto il tuo passato. Un passato che conosco e comprendo ancor più. Voglio che tu sappia che a Charlton Amlie non volevamo fare assolutamente nulla. Abbiamo semplicemente cercato un perfetto corrispondente anagrammatico, muovendo dai nomi dei pazienti presenti al Waterloo Studio’s. Abbiamo poi depistato totalmente le indagini modificando le cartelle di Amlie. Quell’uomo non ha mai conosciuto Cecily, né ha mai comprato un biglietto per la Spagna o frequentato l’Università alla Highboury di Lakewood. Abbiamo pilotato tutto, persino il trasferimento ordinato da Meredith per la riabilitazione di Amlie, facendovi credere in una latitanza del sospettato. Non lo avremmo comunque mai ucciso o lasciato marcire in galera. Naturalmente ho dovuto fingere anche sulla storia dei messaggi, camuffando la mia scrittura stessa e depositando quei messaggi nella mia stessa dimora, oltre a portare gli uomini di Richards nella dimora di Amlie.

Ma questa è solo parte della storia. Una storia che ti racconterò ancor più dettagliatamente dopo aver passato del tempo assieme a Meredith. Te ne racconteremo. Ora mi auguro, da scrittore a scrittore, che tu possa essere capace di lanciare il tuo primo vero grande libro. Essere giornalisti è arte nobile, ma non ti basterà economicamente. Tu scriverai questo libro perché hai una grande storia da raccontare. Ovviamente, ti raccomando di evitare gli ultimi particolari. Romanzare e recitare è tutto in questa breve ed effimera esistenza.

Ti lascio a una delle mie citazioni preferite, e questa volta Hemingway e Morrissey resteranno alla finestra. Ne ho scelta una da ‘Petrolio’. Immagino tu conosca l’autore. Non lo nominerò perché non sono un grande uomo mentre lui lo fu. Almeno da ciò che il nostro amore per la letteratura ha saputo tramandarci, spero tu possa capire che avrei voluto essere un grande uomo. Ma ormai, giunto alla soglia di un cinquantennio, non potrò mai più esserlo. Forse.

«Ci sono persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti ai loro occhi in ideali da realizzare. Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel “nulla” che per altri è stato sempre, invece, così naturale. La scoperta del “nulla” per essi, però, è una novità che implica altre cose: implica cioè non solo il proseguire dell’azione, dell’intervento, dell’operosità (intesi ora non più come doveri ma come atti gratuiti), ma anche la sensazione esilarante che tutto ciò non sia che un gioco».

Con riconoscenza,

Sir Aaron Mithcell

E vennero i tempi  del congedo tra me e Aaron Mithcell, chissà se momentaneo o definitivo, culminato in una lettera dalle elevate qualità stilistiche sopraggiunte da notevoli richiami storico-letterari. Mi riproposi di replicare con modi e tempi adeguati. Avevo bisogno di rielaborare uno degli anni più terribili dei miei trascorsi a Cupcake Town. Una città ormai svuotata da qualsiasi forma di esplicazione sentimentale: rabbia, odio, ira, menzogna, ossessione, gelosia, tradimento, amicizia, lealtà, verità, amore. Non restava più niente, se non l’abbandono di una città che aveva già a sua volta abbandonato me stesso ormai da un pezzo.

In attesa di trovare le parole giuste per Aaron Mithcell, ebbi chiaramente a riflettere sul da farsi rispetto alla risoluzione del caso Burns. Ma c’era qualcosa in quell’uomo che sembrava ancora risplendere. Nonostante gli omicidi, le collaborazioni scomode, un tentato suicidio, l’amore per il depistaggio, la follia comportamentale tramite la degenerazione giustificatoria per mezzo dell’arte e della letteratura. Dovevo pertanto fermarmi un attimo. Poi ripartire e rielaborare. Volevo un romanzo sulla paura, ma mai come oggi resterò condannato ad averne ancor più dei miei potenziali lettori, indugiando negli abissi di una funesta ed incontrovertibile solitudine condita da una del tutto personale, ignobile e zelante viltà.

 

 

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 9: Aaron Mithcell

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 9: Aaron Mithcell

I legali di Charlton Amlie avevano fatto immediatamente crollare il castello probatorio montato dalla polizia di Cupcake. Non ci volle molto per convincere il giudice a scagionare l’accusato, dato che le uniche prove in mano erano legate alle foto ritrovate nell’appartamento di Amlie e al biglietto di viaggio in terra iberica che riportava la stessa data della morte di Cecily Burns. Si aggiunga anche la furbata dei piedipiatti di Cupcake, che riuscirono ad ottenere un arresto senza verificare la corrispondenza della calligrafia di Amlie all’interno dei biglietti. Bastò sostanzialmente riferire al giudice di quelle prove e del fatto che la diversità di scrittura fosse dovuta alla particolare caratteristica del sospettato: quella di essere ambidestro. Insomma, si trattò di un arresto basato più su ipotesi (o nel peggior dei casi illazioni) che su fatti concretamente accertati e realmente accaduti.

 

Mancavano di fatto: un movente limpido, l’arma del delitto e l’autopsia del corpo della Burns, assente a causa di una (ex) dittatura talmente severa e bizzarra da riportare i confini dell’accaduto di quella notte dalla Spagna all’Inghilterra. Agli spagnoli non fu di fatto consentita alcuna indagine, e non ci volle molto per giungere ad una dichiarazione di morte presunta constatata successivamente dal ritrovamento del corpo da parte degli uomini di Grammy Richards. E’ ciò che a volte definiscono “competenza territoriale investigativa”.

 

Troppi aspetti continuavano a collidere anche con la sola tesi dell’assassinio, senza considerare le risicate informazioni successive all’incidente tra Madrid e Santiago, di cui Aaron continuava sfortunatamente a non ricordare. Ed ebbi ormai a pensare che quella fosse la nostra ultima speranza: recuperare mentalmente i ricordi di quella sera, estrapolandoli allo stesso Aaron per risolvere il caso con equità. Del resto è questo il compito della nostra giustizia britannica. O almeno così dovrebbe insomma, qualcosa di simile.

 

Le indagini proseguirono piuttosto a rilento. La notizia della necessità di ritrovare un colpevole, o meglio il vero colpevole, gettò nello sconforto Wellington Street. Ora bisognava ricominciare tutto da zero:

 

  • Signor Mithcell, grazie per essere qui.
  • Cosa succede dottor Richards?
  • Purtroppo Charlton Amlie non risulta essere il colpevole. Le prove non si sono rivelate sufficienti.
  • Sta scherzando?
  • Purtroppo no
  • Cosa farete adesso?
  • O meglio, cosa non faremo. Il caso rischia di essere archiviato senza nuovo materiale probatorio. E’ un vicolo cieco signor Mithcell
  • Quindi non sarà fatta giustizia
  • O forse è stato effettivamente un incidente
  • E perché allora quel messaggio di cui mi avete detto prima di farmi venire qui?
  • Si riferisce a quello ricevuto dal signor Lloyd?
  • Stessa scrittura e stessa firma. Ma Charlton Amlie era in carcere quando il messaggio è giunto a destinazione
  • Controllate la calligrafia allora.
  • Lo avevamo già fatto. Non corrispondeva a quella dei messaggi anonimi. Abbiamo barato con quella storia dell’ambidestro, lei questo lo sa. Le prove che avevamo però ci sembravano congrue alla detenzione di Amlie

 

 

Fummo io e Sharedown ad accompagnare Aaron a Wellington Street. La notizia della non colpevolezza di Charlton Amlie fu il preludio all’atteggiamento ormai rassegnato e disilluso di Aaron, nuovamente richiamato all’infelicità del passato e ai dolori del presente. Non c’era evidentemente nulla da fare. C’era qualcosa di maledetto forse nella sua persona, o in quella di Cecily, o nella indecifrabile Cupcake Town.

 

Nonostante l’oggettivo dispiacere per la vicenda che continuava a coinvolgerlo, vidi di nascosto Charlton Amlie, senza comunicarlo ad Aaron Mithcell. Non me la sentivo di infliggere un ulteriore dolore ed ignorai anche la sola possibilità di proferirne parola. Mi diressi a Whaligia in tram, anche per non destare problematici sospetti. Ero intenzionato a chiudere i conti con la verità.

La frase che più mi aveva colpito di Charlton Amlie, più che altro perché pronunciata in maniera sostenuta, era la seguente: «Come puoi rendere criminale un uomo sprovvisto di fedina penale?» Non potevo che condividere tale affermazione, ragion per cui restai molto dispiaciuto del breve ma non piacevole calvario trascorso dal signor Amlie. I suoi consigli furono peraltro piuttosto preziosi. Doveva detenere una saggezza invidiabile quell’uomo, dotato forse di un fiuto investigativo che non avevamo avuto, sottovalutando una soluzione che avevamo tra le mani.

 

Amlie ebbe ragione: bisognava guardare il significato dei vari biglietti ricevuti, facendo particolare riferimento a quello che ci sembrò essere il messaggio finale dell’inarrivabile killer. Nonostante la stanchezza causata dalla giornata forse più intensa della mia vita, riuscii a comprendere che se la risposta doveva essere nelle lettere avevamo sbagliato dal principio. Analizzai con estrema attenzione l’ultimo messaggio:

 

  • Charlton Amlie is nobody. The Answer is in the letters

 

Un sussulto coinvolse ogni parte del mio corpo, raggrinzito da una scoperta macabra e che cominciò a causarmi del tremore piuttosto sostenuto ai miei arti inferiori. La risposta era nelle lettere del nome di Charlton Amlie. Il suo anagramma era Aaron Mithcell. Capii, mai come allora, che questo mondo non è affatto povero di risposte ma che esse risultano poi essere costantemente annullate da domande futili ma al tempo stesso cruciali, poiché capaci di aiutare ad ignorare verità che mai avremmo voluto scoprire. Non vi era alcuna congiura o complotto all’orizzonte di una Cupcake Town piovosa e così assente, assorta nei ricordi di tempi ormai non più raggiungibili. La pioggia continuò ininterrottamente a rimbalzare attorno alle finestre dei suoi abitanti, con la consapevolezza che ognuno di loro avrebbe ormai perduto qualcosa per sempre.

 

C   H   A   R  L  T  O  N   A  M  L   I  E

IS

A   A   R  O  N  M  I   T   H  C   E   L  L

 

A.M

 

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 8: “Charlton Amlie is nobody”

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 8: “Charlton Amlie is nobody”

E vidi così il ritorno della violenza a Cupcake. Quella vera. Quella che non riesci nemmeno a descrivere se non ne sei spettatore o protagonista. Non riuscivo a capire cosa passasse per la testa di Aaron Mithcell alla vista di Charlton Amlie. Certo, avevano ritrovato le foto di Cecily, gli scatti della ‘honeymoon’ spagnola in sua compagnia, i relitti universitari. Ma bastava tutto questo per decretare la colpevolezza di un personaggio così simile a lui?

 

Avrei voluto sin da subito colloquiare con Charlton Amlie. Purtroppo non ne avevo né la precedenza né a quanto pare il diritto. Nel ventiduesimo secolo, l’era ed il cosiddetto pacchetto dei diritti sociali risultarono evaporati su una nuvola di tirannico ‘neoneoliberismo’. Siamo diventati miseri oggetti senza contenenti né contenuti. E’ quanto spero possiate capire dall’esempio di tale indagine, condotta senza alcuno scrupolo e senza la minima possibilità di contraddittorio. Wellington Street si cosparse così di violenza e silenzi polizieschi. Mentre il commissario Richards “consegnava” Charlton Amlie “per fare un favore ad un amico”, ovvero Dustin Sharedown, la centrale di polizia s’era improvvisamente svuotata con un quasi beffardo e profetico tocco di lussuria ed irresponsabilità civile.

 

Riuscii a scorgere solo una parte del pestaggio perpetrato nei confronti del colpevole. Un uomo distrutto, i cui diritti erano già stati sottratti dalla mancanza di voglia di vivere, vedeva perderli inequivocabilmente in questa totale sospensione democratica che fatico ancora oggi ad accettare. Chissà se durante le botte subite Amlie non stesse pensando ad una vita spesa male, decurtata di obiettivi ed aspettative, oltre che di speranze.

 

C’era qualcosa di sbagliato in tutta questa storia. Vendette private, personaggi squallidi improvvisamente divenuti eroici in nome di una causa collettiva, scrittori divenuti picchiatori, bigliettini che riconducevano sempre alla stessa pista. Una sola, additata in un battibaleno come risolutoria. Per la gioia di Richards, il suo rude vice Crawford, Sharedown e tutta la combriccola, Meredith Mellby compresa. Mi chiedevo se dietro tutto questo non vi fosse persino la falsa antitesi tra il vecchio dittatore Timothy Mellby e lo scrittore più famoso d’oltremanica.

 

Ma era tempo di smettere di dare adito a teorie alternative che di fatto non avevo. In fondo non avevo interesse alla colpevolezza o meno di Charlton Amlie, questo dovevo ammetterlo. Ormai avevo una storia in mano, che poteva raccontare la paura ma che purtroppo non escludeva il sangue. Era questo il mio rammarico principale. Quella vendetta non s’aveva fare ed invece ne fui spettatore inerte, come gli esseri umani ai tempi delle apparenze web, del bullismo e di tutte le altre cazzate che non fanno altro che spegnere i benevoli entusiasmi di una desiderata esistenza dai tratti limpidi e voluminosi.

 

Un messaggio telefonico interruppe le mie riflessioni e la bozza del primo capitolo di quello che sarebbe stato il mio nuovo libro. Dalla segreteria mi giungeva un invito liberatorio di Dustin Sharedown:

 

  • Mi senti? Lo so che sei in casa. Sono Dustin. Ma dove diavolo sei finito? Coraggio è tempo di festeggiare amico. Dobbiamo salutare Aaron. Visto che deve andare via mi sembrava giusto che tu facessi parte di questo saluto.

 

Ed allora presi in mano il mio apparecchio telefonico:

 

  • Scusa, come sarebbe a dire Aaron parte?
  • Maddai Lloyd svegliati! Ne avevamo già parlato! Aaron aveva promesso a Meredith che avrebbero lasciato questo posto maledetto ed archiviato la storia di Cecily. Capisci? Sono liberi. Siamo liberi

 

Effettivamente Sharedown aveva ragione. Aaron aveva già abbozzato un discorso ai suoi nuovi amici, me compreso, circa la volontà di girarsi e portarsi dall’altra parte del mondo. Non aveva scelto una meta, non ne aveva interesse. Voleva solo ricominciare e dio se in fondo non avesse ragione. Questa storia, per quanto non trasportata all’eternità temporale sotto il profilo investigativo, aveva stremato un po’ tutti gli attori protagonisti.

 

Ritrovammo così Aaron e Meredith, entusiasti dei loro nuovi progetti. Progetto era un termine che mai avevo utilizzato nella mia vita, oltre ad odiarlo dal punto di vista pratico. Dovetti accelerare ed intensificare la mia bevuta per poter mandare giù tutto questo incantevole “racconto di progetti”:

 

«Andremo in Italia finalmente. Venezia. Ci pensate? Una delle città più affascinanti al mondo». «Sul serio? Non ci sono mai stato» – replicò Sharedown con un’aria mista a curiosità e menefreghismo. L’interesse doveva forse essere dovuto all’enorme quantitativo di birra e whiskey che venne a destreggiarsi tra le nostre voglie alcolico-distensive. Restammo al Westside praticamente per tre ore, prima dell’estrema unzione nei riguardi di Aaron Mithcell, da scrittore a scrittore:

 

  • Ora hai la tua storia. E’ stato fantastico conoscerti Daniel
  • Anche a me ha fatto molto bene conoscerti. Aiutarti soprattutto
  • Ringrazia il tuo gangster da parte mia.
  • Oh, non ha più molta importanza ormai. Il caso è chiuso
  • Già.
  • Ma dove andrai?
  • In Italia te l’ho detto
  • Ma per sempre?
  • Non so. Chi lo sa. Voglio essere felice con Meredith
  • Farai un altro bestseller?
  • No Daniel, l’ho mollata questa storia della scrittura
  • Ma è per ‘Last Night I Dreamt’ eccetera eccetera?
  • Quella cagata è piaciuta a tutti
  • A me no Aaron. Ci tenevo a dirtelo, da buon amico
  • Oh, lo sei credimi. Au revoir
  • Aaron
  • Sì Daniel?
  • Un’ultima cosa.
  • Certo
  • Non ti manca Cecily?
  • Notte e giorno. Stammi bene

 

Non doveva essere passato nemmeno un’ora dall’addio di Aaron, quando ebbi modo di ricevere una delle telefonate più inaspettate della mia vita. Mi giunse una telefonata dal direttore del carcere Whaligia di Cupcake Town:

 

  • Signor Daniel Lloyd?
  • Sì, chi parla
  • Mi chiamo Bryan Erwan. Sono il direttore del Whaligia
  • Mi dica.
  • Il signor Amlie vuole parlarle. Charlton Amlie.
  • Non era in isolamento?
  • Ascolti, ci sono delle novità. Non spetta a me parlarne. A ogni modo Amlie uscirà dal carcere tra oggi e domani
  • Me lo passi

 

Fui raggelato dalla voce impaurita di Charlton Amlie. Forse la sua parziale o presunta follia mentale contribuiva ad aggravare il tono della conversazione ma quell’uomo non riusciva proprio a smettere di parlare. Cominciò a riferirmi di essere un capo espiatorio. Di non c’entrare nulla con l’omicidio della Burns. Di ritenere possibile una costruzione ad hoc probatoria, tesa alla cattura dell’uomo sbagliato. Esitai, ma poi decisi. Il giorno successivo avrei incontrato il signor Amlie, non prima di tornare a casa e ritrovare un nuovo messaggio in codice:

 

 Charlton Amlie is nobody. The Answer is in the letters.                                                     

                 C.A

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 7: “We found him”

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 7: “We found him”

La vita ai tempi della ricerca dell’assassino di Cecily Burns aveva completamente risvegliato il mio disperso ego, elaborando una nuova ed alquanto inedita versione del Daniel Lloyd che mai avrei pensato di essere. L’incontro con Mithcell fu l’ennesimo passo verso le mie convinzioni tese alla ricerca della verità. Una passione che riusciva a coinvolgermi senza alcun tipo di sosta, a parte l’intersecarsi di beni primari che dovevano evidentemente allietarmi per ricercare la massima lucidità. Non che le continue dosi di alcol somministrate dal Westside mi fossero di determinante aiuto, ma avevamo bisogno di stemperare tensioni che si accrescevano giorno dopo giorno a causa della latitanza di Charlton Amlie.

 

Sin dal principio, non ebbi mai modo di credere ad una presunta colpevolezza di Amlie. Insomma, un uomo di 45 anni peraltro in cura dal Dottor Waterloo, all’interno di strambe stanze di cui feci conoscenza grazie alla crescita del mio rapporto con lo stesso Aaron. Un uomo distrutto dalla perdita della propria moglie e dalla delusione nei confronti dell’esistenza non mi sembrava affatto corrispondere ad un identikit legato ad un valido movente politico-sentimentale. E’ quanto riferii ad Aaron, nell’arco del nostro fatidico e definitivo primo incontro:

 

  • Venga, prenda una birra. Offro io
  • Mi dia del tu signor Mithcell
  • Solo se lei corrisponde
  • D’accordo. Io sono Aaron
  • Daniel Lloyd
  • Daniel, voglio che tu sappia che ti sono davvero grato per le tue ricerche. Ma vorrei un nome
  • Un nome?
  • Sì, chi ti offre queste informazioni
  • Un vecchio amico che mi deve un favore
  • Non si può proprio fare questo nome?
  • Diciamo che a lui non fa piacere.
  • E’ per caso un gangster?
  • Certo che no.
  • Devi fare molta attenzione a questa storia

 

La nostra approfondita analisi tentava di toccare e coinvolgere tutti i fili di una vicenda che al momento si limitava ad un solo presunto colpevole. Colloquiai apertamente con Aaron dei miei sospetti e della debolezza probatoria nei confronti di Amlie. Aaron tuttavia mi invitava a star tranquillo e a ricordarmi che fossimo davvero sulla pista giusta. Percepiva l’odore del sangue ed i tentativi di ricordare l’accaduto spagnolo direttamente in quell’uomo, forse spinto dai sospetti su quanto accaduto nelle stanze d’attesa del dottor Waterloo. Confermai delle mie perplessità, poiché la tesi di Aaron mi sembrava abbastanza povera quanto disperatamente incerta. C’era in fondo da capirlo: aveva perduto un pezzo della propria amara esistenza, nonostante un successo da scrittore ormai consolidato con il best seller ‘Last Night I Dreamt That Somebody Love Me’, dopo un innumerevole curriculum di testi politici ceduti ai funzionari di governo dell’era Mellby. Di questo avemmo anche modo di parlare, tuttavia brevemente. Rinviai le mie impressioni letterarie su quel manoscritto, poiché una nuova telefonata avrebbe sbloccato un altro piccolo grande pezzo della nostra storia.

 

  • Pronto
  • Signor Mithcell, sono Grammy Richards.
  • Commissario, vi sono novità?
  • Abbiamo rintracciato Charlton Amlie. E’ in centrale
  • Lei deve consegnarmelo
  • Signor Mithcell, permetta di interrogarlo. Non abbiamo niente su di lui
  • Mi contatti appena ha terminato. Voglio guardarlo negli occhi

 

Circa cinque ore di interrogatorio interessarono Charlton Amlie. Il commissario Richards, assieme al proprio vice Luis Crawford, fu particolarmente duro nei confronti di Amlie. Tuttavia con una certa riserva. Le prove a carico del presunto messaggero della morte si contavano sulle dita di una mano tanto che il bluff inquisitorio, basato anche sul mancato controllo della riconducibilità dei messaggi attraverso una dimostrazione calligrafica, non bastò ad agguantare una confessione che avrebbe risolto il caso e stroncato definitivamente l’estenuante ricerca. Io ed Aaron decidemmo di comune accordo che sarei rimasto alla finestra, lasciando a Sharedown il compito di accompagnarlo in centrale per il colloquio con la polizia di Cupcake. Avevo già fatto abbastanza e non mi sembrava giusto cavalcare l’onda del (mio futuro) successo per mezzo di sentimenti altrui che intendevo nonostante tutto rispettare religiosamente.

 

  • Dunque, non abbiamo ottenuto alcuna confessione.
  • Sarebbe a dire?
  • Charlton Amlie si è dichiarato estraneo al caso Burns. Ha riferito di non conoscere nemmeno lei, signor Mithcell.
  • Ma non è possibile.

–    Infatti. Gli abbiamo mostrato delle sue foto.

–   E..?

–  Ha detto di averla incrociata dal dottor Waterloo

–  Lo stronzo sta mentendo. Sono certo mi stesse spiando

–  E’ quello che cerchiamo di capire. Stia tranquillo signor Mithcell

Pochi poterono immaginare la reazione a dir poco veemente ed adirata di Aaron Mithcell dopo le ‘promesse’ non mantenute dalla polizia di Cupcake. L’obiettivo di Aaron, ovvero quello di incontrare Charlton Amlie, fu vanificato dalla decisione del commissario Richards di rilasciare il sospetto. Sapeva che un incontro simile avrebbe potuto aprire ai canoni della vendetta e della violenza, come spesso minacciato dalle ire mai nascoste di Aaron. Fu a mio avviso una decisione saggia. Ma ci volle uno svariato numero di ore affinché io e Dustin Sharedown riuscissimo a calmare quell’animo decisamente svuotato dall’altrettanto vuoto investigativo.

 

Passarono esattamente tredici giorni prima della fine delle indagini. La polizia ebbe modo di ricevere una anonima soffiata, dalla voce rigorosamente indecifrabile, secondo la quale Charlton Amlie avesse progettato un viaggio in Spagna con direzione Santiago. Come e perché questo non precisato personaggio godesse di questo ‘travel plan’ restò ancora un mistero. Poco importava, soprattutto alla polizia di Cupcake. Ciò che volevano ottenere era una semplice confessione. Senza preoccuparsi troppo della reale riconducibilità di quei messaggi a Charlton Amlie. Il commissario Richards incassò tuttavia la prova che gli avrebbe permesso di fare irruzione nell’appartamento di Charlton Amlie.

 

Una squadra di almeno trenta piedipiatti si riversò con invidiabile rapidità d’intento verso la casa di Amlie. C.A. non oppose alcuna resistenza, convinto della propria ferrea posizione di innocenza. Ma fu una pessima visita per quell’uomo. Furono ritrovate infatti infinità di foto di Cecily Burns, all’interno di una cantina apparentemente caduta in disuso. Dal periodo universitario di Lakewood sino al relativo recente presente, con scatti che immortalavano la fuga sentimentale di Aaron e Cecily a margine dell’era Mellby, la polizia di Cupcake raggiunse un numero di prove momentaneamente sufficiente alla cattura. Fu inoltre ritrovato il biglietto di partenza per la Spagna, che riportava la stessa data dell’incidente occorso al loro grande ed indelebile amore. Alla polizia e a noi non poteva non apparire come una semplice coincidenza. Fu così che Charlton Amlie venne arrestato e portato in caserma. Avrebbe ben presto incontrato Aaron Mithcell.

 

  • Mr Mithcell, I have a great news for all of us. Charlton Amlie is the murderer. We found him

(Chief police officier Grammy Richards)

 

 

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 6: “I’m sorry. Cecily is really dead”

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 6: “I’m sorry. Cecily is really dead”

 

  • Buongiorno colleghi. Siamo qui per fare il punto sul caso Burns. Crawford, vuoi sintetizzare la vicenda a tutta la squadra?
  • Certamente, commissario Richards. Sir Aaron Mithcell e Sir Dustin Sharedown sono alla ricerca di un misterioso messaggero manifestatosi alle loro vite circa due mesi fa. Dunque: Sharedown riceve un bigliettino al Westside da un personaggio ancora non identificato. Sostiene di essere a conoscenza della vicenda di Cecily Burns, morta in un incidente d’auto in Spagna tra Madrid e Santiago. Nell’incidente rimane coinvolto l’uomo della Burns, lo scrittore Aaron Mithcell, che era alla guida dell’auto. Lei muore, lui perde la memoria. La polizia archivia il caso. Eppure succede che sia Sharedown che Mithcell cominciano a ricevere strani messaggi, secondo i quali la Burns è ancora in vita. Poco dopo ne ricevono un altro, nel quale si sostiene che la Burns è invece morta non nell’incidente, ma poiché uccisa da un certo Charlton Amlie. Cosicché i due giocano a fare gli allegri investigatori su Charlton Amlie. Si concentrano su un uomo in particolare e scoprono che qui a Cupcake vive un Charlton Amlie che ha frequentato la stessa Università della Burns a Lakewood, la Highboury University. Maschio bianco, 45 anni, segni particolari: una visibile cicatrice sulla guancia destra, capelli castano chiaro e occhi verdi. In cura dal Dottor Waterloo per una rara malattia mentale, dopo aver perso la moglie in un incidente. Il nostro obiettivo è scoprire se le ricerche degli allegri investigatori, che poi hanno deciso di farsela sotto e ricorrere a quelli bravi, ovvero noi, abbiano ragione o meno. E dobbiamo ovviamente arrivare a dei risultati. Tutto chiaro? Commissario, se non c’è altro tornerei a lavoro.
  • Grazie Crawford, ora tutti a muovere il culo su Charlton Amlie.

 

Le ricerche sulla morte di Cecily Burns proseguivano senza sosta. Ormai non vi erano purtroppo più dubbi: la donna era morta, tuttavia in circostanze ancora da chiarire. La polizia di Cupcake ricominciò letteralmente da zero grazie al considerevole ed incessante lavoro della squadra messa in campo dal capo Grammy Richards, che ricordo ancora con particolare simpatia per la sua evidente somiglianza con l’unico presidente afroamericano della storia degli Usa Barack Obama, in carica per otto anni circa un secolo addietro. Non avendo effettivamente vissuto quel periodo, altri paragoni non mi erano concessi. Di certo Richards non era uno incline alla resa: era infatti sempre riuscito a risolvere i casi affrontati con una estrema tenacia ampiamente riconosciuta dai cittadini di Cupcake. Le certezze sul decesso di Cecily furono confermate con una certa discrezione ad Aaron Mithcell e Dustin Sharedown:

 

  • Signori, mi rincresce informarvi delle nostre scoperte. Avremmo voluto non fossero vere, ma abbiamo persino controllato il corpo nella tomba. Spero non ci sia bisogno di tornare sulla questione. Signor Mithcell, so che era molto legato a Cecily Burns. Sono davvero molto dispiaciuto per la sua perdita
  • Lo apprezzo molto dottor Richards. Cos’altro avete scoperto? Sono qui per questo
  • Giusto, c’è dell’altro. Dunque, abbiamo confrontato le calligrafie dei due presunti diversi messaggeri. Ed abbiamo ridotto il campo.
  • Cosa vuol dire?
  • Charlton Amlie è ambidestro. La calligrafia dei messaggi è la stessa e ci risulta pertanto riconducibile alla stessa persona. E’ probabile che l’indiziato abbia scritto il messaggio sull’annuncio della morte di Cecily con la mano destra, e quello sulla sua presunta sopravvivenza con la sinistra. Notate la differenza nella qualità calligrafica.
  • Capiamo benissimo. Mi sembra un buon punto di partenza
  • Ora c’è un altro passo da compiere.
  • Sarebbe a dire?
  • Bé, non è detto che uno che si firma Charlton Amlie sia davvero Charlton Amlie. Comunque lo stiamo cercando. Al momento non è in città e ciò ci è sembrato piuttosto sospetto. Stiamo cercando materiale. Prove per arrestarlo. Non dovessimo trovarle lo interrogheremo.

 

Il preziosissimo lavoro degli inquirenti ci esonerò da una buona fetta di complesse scoperte. Sapevamo adesso che “il messaggero della morte”, così come io e Sharedown cominciammo a definirlo, era soltanto uno e che le ricerche di fatto si semplificavano in maniera cospicua. Dopo aver messo in fila le carte a nostra disposizione, non potendo al momento visionare quelle delle polizia, decidemmo di aggiornarci al giorno successivo con una importante novità. Dustin mi riferì infatti del volere di Aaron Mithcell:

 

  • Un’ultima cosa Daniel.
  • Quello che desideri Dustin
  • Vuole fare la tua conoscenza
  • Non posso crederci.
  • Proprio così. Vuole ringraziarti per la tua collaborazione. E vuole garanzie
  • Che tipo di garanzie?
  • Mi ha detto che ne avrebbe parlato con te

 

Fu così che quasi emozionato ed oltretutto incravattato come non mai, mi presentai al fatidico appuntamento con Sir Aaron Mithcell. Per me quell’incontro poteva avere quasi valenza storica, dato che un pezzo di storia era stato scritto da quel ruspante personaggio. Sapevo tutto di lui. La storia con Cecily Burns, l’uccisione di Pamela Mithcell, il Tribunale dei Tradimenti, i risentimenti per il regime di Mellby nonostante la sua collaborazione professionale ed intellettuale. Ed ancora, gli sviluppi sulle indagini di Cecily e l’ossessionante ricerca di Charlton Amlie. Ormai percepivo di avere tra le braccia cose che nessuno avrebbe potuto e soprattutto voluto sapere. Avevo una storia che avrebbe scombussolato indissolubilmente il ventiduesimo secolo. E mi accingevo pertanto a scriverla, attraverso la conoscenza del mio protagonista. In carne ed ossa. Stavo per raccontare esattamente che cosa vuol dire avere paura. Sono certo che il lettore avrebbe apprezzato.

 

Mentre fantasticavo su cosa sarebbe potuto succedere, una brusca telefonata interruppe quasi doverosamente le mie manie di grandezza. Dovevano essere presumibilmente le tre di notte, ma non vi era nulla di cui preoccuparsi. Dormire per me era ormai divenuta solo una bieca comodità, da utilizzare solo in casi limite. Era necessario aggiornarsi:

  • Pronto
  • Lloyd, qui Sharedown. Abbiamo un nuovo “indizio”
  • Quando l’hai ricevuto?
  • E’ stato recapitato ad Aaron
  • Come di consueto, insomma.
  • Vuoi sapere o no cosa c’è scritto?
  • Certo
  • Te lo invio per posta. Ti aspetto a Westside domani alle 9 in punto.

 

“Now you know that she’s really died. Good hunting, guys”

Charlton Amlie

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 5: The Answer is within you

Chi ha ucciso Cecily Burns – Chapter 5: The Answer is within you

  • Abbiamo trovato il nostro uomo
  • Dove?
  • E’ qui in città
  • Come lo sai?
  • Un amico di un amico
  • E potresti dirmi qualcosa almeno su questo amico?
  • Lasciamo perdere i dettagli Aaron. Sono nella merda fino al collo e non mi fido nemmeno di te. Ieri notte mi si è acceso da solo il PC.
  • Sarebbe a dire?
  • Mail, a cui ho dato risposta. Diceva di essere Charlton Amlie. Di ammirare le nostre rapide operazioni di ricerca e che a breve fisseremo un incontro.
  • Ma perché non contattare me piuttosto?
  • Probabilmente perché sei il diretto interessato. Vuole colloquiare con gente, come dire, esterna.
  • Cerchiamo dove abita per la miseria, questa storia deve finire.
  • Hai fretta Mithcell?
  • Non mi chiami mai Mithcell
  • Ti ho beccato ieri sera, prima di tornare a casa. Eri in dolce compagnia
  • Ah sì, e con chi?
  • Meredith Mellby.

L’incontro tra Aaron Mithcell e Dustin Sharedown, successivo allo strano messaggio in terza persona, nuovo appiglio delle nostre indagini, si rivelò inaspettatamente molto teso e vivace. Sharedown riferì di tutte le scoperte “mie” e di Staniels, non prima di richiamare alla concentrazione Aaron. Lo aveva beccato con le mani nel sacco alla presenza di Meredith Mellby. Fu così che grazie a Sharedown venimmo a conoscenza della nuova relazione di Aaron. Non che questo rappresentasse per noi il male assoluto, ma Sharedown non la prese benissimo.

Fu un momento piuttosto particolare, che portò probabilmente ad incrinare qualche rapporto oltre che la generale velocità di ricerca. Ciò che la pettegola più famosa del paese ritenne inconcepibile fu la constatata presenza di Meredith Mellby nella vita di Aaron. Ricostruire una vita sì, ma perché farlo proprio con la sorella dell’ex dittatore? E’ pur vero come le stanze del Dottor Waterloo fossero da annoverare tra i pochi luoghi frequentati da Aaron. Dove avrebbe potuto conoscere una nuova donna? Ed è proprio lì che s’annidò quella inaspettata relazione.

Aaron espresse le ragioni della propria scelta a Sharedown, ricordando come andare avanti non significasse non essere interessato alla ricerca dell’assassino di Cecily Burns. Meredith era tuttavia a conoscenza delle peripezie in atto, e cercava spesso di dissuadere Aaron dalla vicenda. L’ombra di Cecily intimoriva e non poco la nuova donna di Aaron Mithcell, desiderosa di vederlo felice ma soprattutto integro dal punto di vista mentale. Ma tant’è. I due trovarono ben presto un compromesso: la ricerca della verità in cambio della futura dimenticanza dell’ormai smarrita Cecily. Come se dimenticare fosse una esistente forma di compromesso.

Ma i risvolti successivi dell’incontro si basarono principalmente sullo strano messaggio ricevuto da Aaron. Ci si chiese in particolare cosa vi fosse alla base dell’inversione di rotta di quel misterioso messaggero, dalla propria personale firma ad un inedito messaggio nel quale si afferma di sapere chi ha ucciso Cecily Burns. Perché prima affermare la sopravvivenza di Cecily e poi virare su una sua uccisione con tanto di confessione? Nutrimmo tutti i primi dubbi sulla riconducibilità del messaggio rispetto al vero assassino o a chi fosse informato su un ritrovamento della Burns. Ci sembrava che questo gioco si stesse rivelando ormai troppo grande per tutti. Giungemmo alla tesi secondo cui i messaggi potevano essere recapitati da due persone diverse, una riferibile all’assassino e l’altra a un qualche scalmanato che intendeva depistarci portando a farci credere di una Cecily sopravvissuta, ed or dunque viva e vegeta. Cominciammo seriamente a pensare alla morte di Cecily, in circostanze tuttavia ancora del tutto controverse. Gli innumerevoli depistaggi di questa storia si depositarono alle basi della nostra ormai tormentata quotidianità.

  • Ti dico che è la stessa persona Dustin
  • Ma allora perché inviare un messaggio da portavoce?
  • Per confonderci. La mia Cecily è morta. Ma voglio vendicare il suo omicidio
  • Senti Aaron, promettimi una cosa.
  • Spara
  • Se non riusciamo a trovare questo Charlton Amlie andiamo alla polizia. Ormai abbiamo quello che ci serve.
  • Ma non abbiamo uno straccio di prova. Non sappiamo nemmeno se è morta.
  • Le troveranno loro.
  • Non mi fido dei piedipiatti
  • Ne conosco uno bravo, ti lascerà agire liberamente se lo troveranno
  • In che senso?
  • Nel senso che te lo fa proprio ammazzare. E’ uno bravo ma senza scrupoli
  • Ah, i poliziotti
  • Non generalizzare, è solo uno che vede di buon occhio la vendetta personale, soprattutto se ci sono donne uccise di mezzo
  • Un femminista insomma.

Terminato quell’incontro, fu la volta delle cure del Dottor Waterloo. Ma stavolta Aaron richiese espressamente di trascorrere del tempo con la sua assistente Meredith Mellby. Il dottor Waterloo era forse uno tra i migliori nel proprio campo lavorativo, ma di certo non una personalità risoluta e dalle spiccate attitudini investigative. Mai avrebbe immaginato un atto sessuale tra Aaron e Meredith nel proprio studio. Quel ricongiungimento di corpi fu decisivo per delucidare pensieri ed intraprendere nuove decisioni. Aaron Mithcell aveva infatti ceduto alle richieste di Dustin e Meredith. Era tempo di contattare la polizia per giungere all’atto finale dell’inchiesta. Poi sarebbe stato tempo di ricostruire la propria esistenza. Assieme a Meredith Mellby.

  • Ma che fine ha fatto tuo fratello?
  • Questo lo sa solo Dio
  • Davvero non lo senti più?
  • Non siamo mai andati d’accordo. Era già un tipo autoritario da bambino.
  • Ottima battuta
  • Allora ci vai dalla polizia?
  • Lo faccio per te. Per la nostra storia
  • Ma avete scoperto chi è stato?
  • Charlton Amlie
  • Ma non essere ridicolo
  • Come dici Meredith?
  • Charlton Amlie è un mio paziente
  • Sì? E perché l’ho beccato due volte ad origliare i miei incontri con Waterloo?
  • Perché lo fa con tutti i pazienti Aaron. Ti dico che non è lui. Forse l’assassino è a conoscenza del vostro essere “colleghi in cura”
  • Ti dico che è lui. Perché non si vede più da queste parti?
  • L’ho mandato in una struttura di riabilitazione mentale per due settimane. Tornerà tra un paio di giorni. Forse tre.
  • Lo prenderò.
  • Aaron, non può essere. Anche lui ha perso sua moglie in un incidente. E’ un uomo distrutto.
  • E quindi disposto anche a risollevare le proprie frustrazioni passate.
  • Che vuoi dire?
  • Frequentava la stessa Università di Cecily, Meredith. Era sessualmente ossessionato da lei. Troverò le prove.

In uno scenario dai contorni che ormai andavano a toccare i fili dell’amore ritrovato e del ritorno al presente, l’ennesimo messaggio si infilava indissolubilmente nella maledetta porta della dimora di Aaron:

“Time to find out everything. The Answer is within you”

Charlton Amlie

Dustin Sharedown mi invitò al Westside per chiedermi nuove informazioni. Aveva bisogno di Michael Staniels nonostante la decisione di andare alla polizia. L’obiettivo era quello di proseguire in proprio con le ricerche, assieme ad Aaron e al mio prezioso ma ancora impercettibile contenuto, e contemporaneamente di mettere in moto le ricerche di Grammy Richards, il capo di polizia dalla vendetta facile. Sentivo che sarebbe presto arrivato il momento di rivelarmi ad Aaron Mithcell. Intanto, la stazione di polizia di Wellington Street divenne protagonista del colloquio tra i tre. Richards radunò la propria squadra e riferì loro dell’importanza del caso che veniva a prospettarsi, considerata anche l’amicizia con Dustin Sharedown. Il commissario Richards ci apparve sin dalle prime battute un tipo molto duro e competente, che avrebbe d’ora in avanti potuto fornire una qualificante ed indiscutibile mano alla causa.

 

Pin It on Pinterest