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La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione. Mi sono svegliato ma non ho pianto. Ho continuato a sognare ad occhi aperti. Questa mattina, ieri e la settimana scorsa ho sognato che qualcuno mi amava.

Eravamo in un parco e sapevi sarebbe giunto il momento. Avremmo avuto bisogno di distacco. Che questa realtà è finzione, mentre inesorabilmente avremmo creato il nostro spazio-tempo. Nessun dubbio, nessuna esitazione. Noi e la bufera, la pioggia che scorre e gli idioti a piagnucolare per la rottura del loro ombrello Armani: nemmeno fosse una corazza quella schifezza.

Passeggiavamo a passo lento, lasciando che quella pioggia inebriasse noi stessi ed eludesse le paure degli anni che furono. Arrivati in quel parco e convinti del raggiungimento della tanto agognata meta, eccoci nuovamente a fare i conti con questa realtà finta e di cartapesta. Cazzo, arrivo finalmente con te, solo in un parco e poi mi sveglio. Lo studio, il lavoro, i dibattiti politici, il populismo e la stupidità di chi crede di capire davvero qualcosa solo perché ha acquistato un Pc, un cellulare o una connessione internet. Dico, ma siam piazzi? Direbbe qualche noto giullare politico.

Allora mi affaccio alla finestra ed annoto le prime osservazioni della giornata. Denti, piscio, colazione. Torno a letto. Ho bisogno di tornare in contatto con te, con quella pioggia ed in quel parco che tanto desideravi mostrarmi. Eccomi, ci sono. Ti sto raggiungendo e ne sei felice. I tuoi sorrisi sono tornati e continuo a pensare all’incredulità del ritorno. Come un treno che torna indietro, colpevole e consapevole di aver dimenticato qualcosa. Ed allora camminiamo, lentamente. Tutti continuano ad osservarci senza batter ciglio. Chissà cosa avranno poi da guardare. Noi continuiamo a sorridere e senza la giusta attenzione saliamo. Il nostro biglietto è la nostra poca trasparenza con gli altri. Adesso ho capito. Quegli stronzi volevano confessassimo, come se l’amore fosse una confessione dinanzi ad un prete spacciatosi per un noioso costituzionalista.

E’ tempo di andarcene e lo sai. Ce l’avevamo quasi fatta. Poi hai cambiato treno senza avvertirmi. Mi hai lasciato un biglietto con uno scarno messaggio. Mi hai chiesto di portarmi nei tuoi sogni, di ricordarmi che era quella la “realtà vera”. Stamattina mi sono svegliato e mi hai ricordato i tuoi baci ed il loro significato. Io mi sono precipitato immediatamente da te, regalandoti ‘The Queen is Dead’ dei The Smiths. Non hai più smesso di sorridere e mi hai chiesto di restare e tenerti la mano.

Io ti chiedevo perché e tu giustamente m’hai risposto: “Smettila di scrivermi poesie. Prima o poi tutti capiranno”. E sono andato a lavorare. Ma giuro di aver avuto la sensazione di aver sognato qualcuno che mi amava. Era una tarda mattinata ed accanto a me una bottiglia vuota ed una sana dose di rimpianto.

Author: Cosimo Cataleta

Esemplare problematico, prevista laurea a gennaio in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, ma resta comunque incazzato. Collaborava giornalisticamente prima di capire che il giornalismo giovanile è morto. Ultimamente simpatico aiutante nella raccolta fondi per le Ong. Ama tutto ciò che gli altri odiano: la politica, Prodi, Veltroni, il caffè senza zucchero, le ragazze con i capelli rossi e i capelli corti, i cellulari rotti, i racconti di Calvino e tanto altro

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