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La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ è un racconto a puntate. Prima parte qui , seconda parte qui, terza parte qui

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

All’indomani di quella lettera, Aaron cominciò a lavorare alla stesura del prossimo delicato discorso del sindaco Mellby. I due, agli occhi di scrive dotati di rapporto apparentemente indecifrabile, si erano sentiti al telefono in nottata, per concordare alcuni piccoli ma decisivi accorgimenti. Ma Aaron aveva deciso di esagerare con le proprie bottiglie. Ancora una volta. Un antidoto al proprio regime, più che a quello generale che stava invece coinvolgendo e rivoluzionando cittadini e politica britannica.

 

  • Pronto. Qui Mithcell.

  • Aaron! Devi smettere di bere.

  • E tu di fare il dittatore.

  • Gli inconvenienti del mestiere e del potere. Non siamo così diversi.

  • Sto per depositare il lavoro…

 

Le introduzioni telefoniche tra il ‘noto’ ghostwriter e il sindaco di Cupcake Town, erano pressoché identiche. Non correva buon sangue ma il concetto di compromesso era in quel momento una fattispecie portata ai massimi termini. Aaron non faceva ormai altro che bere, ascoltare dischi, crogiolarsi nei propri principali miti di 100 anni addietro e sfornare libri, pur di raggiungere Cecily Burns ed attendere la fine del nuovo inizio del colonialismo britannico. Era ormai il 2087, e pochi anni dopo, il XXII secolo sarebbe giunto. Ma tutto sembrava essere tornato ai tempi dell’America in fase di espansione, in un mondo dominato dalla Corona inglese. Qui, Regine e neoliberismi erano praticamente saltati. Aaron era felice di pensare che Morrissey avrebbe preferito davvero Margaret Thatcher, Tony Blair o George Bush, alla spregiudicata tirannia di Mellby. A leggere qualche storica intervista il nodo pare destinato a rimanere del tutto irrisolto.

 

Dopo aver inviato il discorso che Mellby avrebbe dovuto tenere in Parlamento, uscì di casa per una boccata d’ossigeno. Dopotutto, non varcava la porta della propria dimora da ormai più di tre settimane, quando la necessità di bere prendeva il sopravvento sulla amichevole solitudine di soffitti e pavimenti incrostati di uno sporco parecchio datato. Fu un percorso mentalmente tortuoso quello fino al supermercato dei ricordi: a questi si accompagnava una certa inquietudine per la paternità del discorso di Mellby, che sarebbe probabilmente risultato decisivo dinanzi alla svolta autoritaria di Westminster. Da Cupcake a Londra. Roba da far accapponare la pelle: arrivare al potere centrale è oggi davvero troppo semplicistico. Un tragicomico e controverso cambiamento che vide sparire gradualmente i sogni europei ed americani.

 

Cecily continuava a sperare in uno sprazzo di lucidità del suo Aaron. Nel frattempo trascorreva le giornate all’insegna della vera quotidianità: il lavoro, le pause pranzo coi colleghi, le sere in casa con le amiche di ferro. Non inganni la sociopatia di Aaron Mithcell, poiché uscire di casa sarebbe diventato di lì a breve una problematica cittadina: uno sfrenato lusso che molti avrebbero dovuto ben presto abbandonare nel cassetto delle impossibilità. I momenti di reale conforto erano le chiacchierate con Sheila, sua inimitabile ed inestimabile compagna di viaggio, nonché migliore amica (anche) di Aaron. Un triangolo curioso per la sua durevolezza, che nemmeno il regime avrebbe potuto scalfire.

  • Fidati di me. Aaron tornerà.

  • Ho quasi smesso di sperarci.

  • Bene, allora tornerà sicuramente.

 

Sheila era estremamente convinta del loro futuro lieto fine. Un esito scontato, dettato dalla invidiabile caparbietà sentimentale di Aaron e Cecily. Gente per bene, tuttavia ai limiti della ‘bipolarità’. Questo, secondo il proprio pensiero, avrebbe fatto ben sperare, poiché sintomo di una caratura necessaria ad addestrare l’insopportabilità del futuro regime e la sparizione del concetto di cittadino. Cupcake Town urgeva di gente instabile, folle, patologicamente sognatrice. Serviva porsi su uno stesso piano. Cantando l’allegria e quel poco di buono ormai rimasto in circolazione.

 

  • Ma se andassi a trovarlo, Sheila?

  • Sai com’è fatto. Impazzirebbe perché non vuole che ti cacci nei guai.

  • Ma siamo già nei guai.

  • Non qui Cecily, non ora. I patti sono patti. Mellby è di parola.

  • Ma il Tribunale dei tradimenti non mollerà la presa.

  • Cecily, basta. Lascia fare a lui. Sono certa abbia un piano.

 

 

Sheila e Cecily si congedarono attorno alle 9 della sera. Il regime aveva inculcato nella ormai maggioranza di sudditi il concetto di tempo. Tutto doveva essere considerato nei minimi dettagli, poiché il negativismo attuale era principalmente improntato sulla debolezza umana circa l’amministrazione del tempo. Gli orari di lavoro erano dunque piuttosto rigidi, anche se la cura dei malati rimaneva una delle poche cose nobili e democratiche rimaste in terra. Cecily ne era fiera e ben cosciente, sapendo che anche i ghostwriter non erano poi così ‘cittadini’ o ‘antisistemici’, tali da poter assurgere a modello di un adeguato post-modernismo democratico.

 

Aaron trascorse circa tre ore fuori casa, di cui almeno una al supermercato. Le scelte in veste alcolica erano considerate di una certa delicatezza. I deliri e le allucinazioni avanzavano sempre più consistentemente. Ma non abbastanza dal posare lo sguardo verso la parte inferiore della porta, prima che le chiavi potessero aprirla, decretando il rientro in dimora. Vi trovò la lettera di Cecily.

 

Dopo averne affrontato la lettura, giunse il tempo di incontrarla. Non imprudentemente. Cominciò così ad organizzare un piano, che avrebbe nascosto allo stesso Mellby. A rischio e pericolo per le loro vite, ma con la saggia considerazione di poter facilmente fregare un uomo unicamente interessato al governo di Cupcake Town e soprattutto dell’intero Regno Unito.

Author: Cosimo Cataleta

E’ laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Collabora con le testate web Infooggi e Retro. Grande appassionato di musica, letteratura e politica estera.

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