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La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ è un racconto a puntate. Prima parte qui , seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte quiquinta parte quisesta qui, settima qui.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

Timothy Mellby non era mai stato un uomo abituato a perdere. Era un ragazzo benestante, sin dagli albori di una ricchezza e prosperità non derivante dai propri sforzi all’interno della società. Il benessere, le donne, i soldi, le auto, gli champagne di maggior pregevolezza. Tutto gli era concesso, dinanzi ad un narcisistico dominio che ben presto lo avrebbe portato alla inaccettabilità di un imminente fallimento. Era quello l’appiglio del giovane dittatore: riprendersi Cecily, distruggendo quella tormentata storia con Aaron Mitchell.

 

Fu così, che il viaggio di ‘recupero del ghostwriter’, vide la sua partecipazione in prima persona. Sarebbe stato il momento di ricollegare tutti i fili di una storia sconnessa ed irrisolta, dove politica e sentimentalismo venivano a fondersi in onore della chiusura del ventunesimo secolo. Mellby radunò tutte le squadre di polizia necessarie, allo scopo di riportare Aaron Mithcell e Cecily Burns a Cupcake Town. Devastando definitivamente la loro reputazione ed integrità morale.

 

Ma ci si affacciava ad una non ‘sottovalutabile’ complicanza: Mellby non avrebbe mai voluto e potuto condurre Cecily dinanzi al Tribunale dei Tradimenti. Nonostante la scoperta di un torbido omicidio, nascosto in un silenzio generale e genericamente collegato alle caratteristiche tipiche di un regime totalitario. Sono questi i momenti nei quali chi racconta una simile storia risulta persino obbligato a chiedersi se anche i dittatori detengano benevoli sentimenti nei confronti del prossimo.

 

Cupcake Town non era troppo distante da Lakewood: le rivoluzionarie auto di fine secolo tendevano a minimizzare la fatica del viaggio. Dopo circa un’ora, Mellby ed il suo piccolo esercito di controllori del popolo giunsero nel rifugio degli amanti, incontrando le effimere resistenze del generale Bellamy.

 

  • Presidente Mellby!

  • Mi lasci passare, “Capo”.

  • Permetta prima di presentarmi. Sono il generale Bellamy.

  • Signor Bellamy, scusi se interrompo i classici ossequi. Ma siamo qui per il signor Mithcell.                                 Sappiamo sia qui. Lei dovrà collaborare, assieme alla sua squadra.

 

Bellamy tentò di sorprendere Mellby mettendo immediatamente mano al fucile, prima di essere crivellato da una raffica di colpi dell’esercito dittatoriale. Il ‘Capo’ era un abile uomo fuorilegge ma a servizio della stessa. Non avrebbe mai accettato una simile evoluzione dell’amato Regno Unito. Ed in più doveva un favore al padre di Cecily, come di consueto accade per i cosiddetti sbirri corrotti e corruttori. Non bastò: Mellby pose Lakewood a ferro e fuoco, mentre Aaron e Cecily si avviavano verso la fuga.

  • Dove stai andando, Aaron?

  • Per ora sto premendo il pedale dell’acceleratore.

  • Andiamo più lontano possibile. Voglio che quest’incubo finisca.

  • Cecily, ci hanno trovati. E’ la fine.

 

Scenari apocalittici stavano per impadronirsi della loro città universitaria e di una esistenza intera. Ma qualche margine di speranza restava: l’ossessione di Mellby per Cecily avrebbe ben presto potuto portare a passi falsi che i due sarebbero subito stati chiamati a sfruttare. Senza esitazioni e con la massima freddezza.

  • Torniamo a Cupcake.

  • Ti sei bevuta il cervello Cecily?

  • Non capisci? E’ la mossa ideale.

  • Perche?

  • Mellby mi ama ancora. Non mi consegnerà al Tribunale..

  • .. E non immagina che l’ultimo posto in cui andremmo sia proprio Cupcake.

 

E si involarono così nella loro terra d’origine, dove tutto era cominciato. I primi sguardi, gli abbracci ed i sorrisi di chi comprende il loro destino segnato. Il vento dell’estate e la freschezza della prima brezza mattutina fecero il resto. La loro prima avventurosa esperienza, dominata dalla spregiudicatezza adolescenziale, stava per riconsegnarsi ai loro corpi innamorati ma al contempo impauriti. Da una beffarda ma costosissima clessidra del tempo.

 

In quel di Cupcake, Aaron e Cecily raccolsero tutta la loro roba. Soldi, indumenti e bottiglie di whiskey anti-panico, in omaggio alla compassione per gli scozzesi, che Aaron aveva riservato per la fuga tanto attesa. Mellby si era tuttavia reso conto del fatto che la mossa più astuta si sarebbe potuta rivelare fonte di una ricercatezza tesa a sconfinare nella ordinarietà. Dopo ore di tentativi a Lakewood, riportò se stesso e la sua squadra a Cupcake. In viaggio verso il confine, Aaron e Cecily furono intercettati, con la loro auto ormai terminata nelle drammatiche grinfie di una tirannia che stava per porre la pietra tombale alle loro esigue speranze.

 

  • Mithcell! Scendi dall’auto con le mani in alto. Siete circondati.

  • D’accordo! Non sparate alla mia donna. Non sparate alla mia donna.

N-O-N S-P-A-R-A-T-E A-L-L-A-M-I-A-D-O-N-N-A

 

Cecily Burns scoppiò in lacrime, tra l’immobilismo generale di Mellby e soldati. Molti tacquero circa la verità su questo incredibile e decisivo confronto. C’è chi dice che l’uomo del regime stipulò un patto definitivo con Aaron, concentrandosi sul controllo del Paese e preferendolo a Cecily, dopo averne constatato il definitivo rifiuto. Altri addirittura, e questo risulterebbe agli atti della storia, affermarono con discreta certezza che Cecily si avvicinò ben presto a Mellby, baciandolo veementemente e chiedendo un pass per lasciare il Paese. Ricordandogli che esistono al mondo storie che non dovrebbero durare e viceversa. Insultando il valore, l’importanza, ed il peso delle stesse. Versioni discordanti o meno, Mellby autorizzò la fuga dal Paese di Aaron e Cecily, al prezzo di non poter più tornare nella loro nazione d’origine.

 

Conobbi il reale andamento degli avvenimenti da colui che gli abitanti del paese definivano ‘la pettegola di Cupcake Town’, Dustin Sharedown. Era considerata la voce della verità di Cupcake. Un signor so tutto io, persino il numero dei caffè assunto da ogni cliente di ogni singolo bar. Un uomo dalle rare capacità e dalla altrettanto rara schiettezza. Mi raccontò che in realtà quell’episodio, che avrebbe potuto decretare la fine della storia tra Aaron e Cecily, si rivelò più inusuale del solito.

 

Tra un whiskey marca Aberlour e l’altro, restai sconvolto dalle sue frasi finali. Prima del nostro definitivo congedo. Fu Sharedown a regalarmi il finale di quella storia, oltre che una sbronza difficilmente ineguagliabile. Per poi svanire all’improvviso nel nulla e pagare il conto.

 

  • Avrebbe dovuto vederlo.

  • Ma chi?

  • Mellby.

  • Mellby?

  • Cominciò a piangere come un bambino, dopo aver osservato la commovente ‘resistenza’ di Aaron e Cecily. Si era reso conto di non essere nemmeno l’antagonista della storia. Era in realtà l’antagonista di se stesso.

 

Al termine di quello scenario, degno delle peggiori commedie americane, la più grande storia d’amore britannica macinava chilometri verso un nuovo inizio. Aaron e Cecily si affacciarono verso il raggiungimento delle strade iberiche, dediti alle prossime letture di Hemingway.

 

  • Dove mi stai portando Aaron?

  • In Spagna. Faremo un gran tour.

  • Perché?

  • Ti porto a visitare tutti i posti amati da Hemingway.

  • Ma io non lo conosco.

  • E’ per questo che stai con me.

  • La grappa ce l’hai? Magari mi ubriaco e ti distruggo anche io come una volta.

  • E’ la prima cosa a cui ho pensato.

  • Beviamo allora. Oggi ogni cosa sembra al suo posto.

Author: Cosimo Cataleta

E’ laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Collabora con le testate web Infooggi e Retro. Grande appassionato di musica, letteratura e politica estera.

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