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La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

  • Da dove cominciamo?

  • Non saprei. Hemingway è stato ovunque.

  • Qui in Spagna o in generale intendi?

  • Entrambe le cose.

  • Allora cominciamo da dove aveva iniziato.

 

Il viaggio verso la terra iberica s’avviava a prender le forme di una inattesa e folgorante realtà. Aaron Mitchell e Cecily Burns avevano ormai lasciato da diversi mesi Cupcake. Erano rimasti in Spagna, colpiti dalla bellezza di quegli affascinanti ed inesauribili luoghi. Non poterono che cominciare da Madrid: Plaza Santa Ana, Cerveceria Alemana. Hemingway ebbe modo di raccontare, ai tempi del periodo spagnolo, che in quel posto bisognava necessariamente andarci perché è lì che giace la birra più buona di Spagna.

 

Il pensiero ed il personaggio dello scrittore americano erano una sorta di mantra legato alla vita di Aaron. Sentiva in qualche modo di averlo tradito, dopo averlo seguito e venerato per tutta la propria gioventù. Hemingway conobbe davvero, come mai nessuno era stato abituato a fare tra gli scrittori, l’esperienza tragica ed il significato della parola guerra. In particolar modo quella spagnola del 1936, che pose fino ai sogni di una Spagna allora democratica e repubblicana dando adito al quarantennio del franchismo.

 

Dalla guerra civile Hemingway ebbe modo di partorire ‘For Whom the Bell Tolls’. E quello fu, a giudizio di chi scrive e con buona pace per i sostenitori di ‘The Old Man and the Sea’, il grande capolavoro di una vita. Ne era forse consapevole lo stesso Aaron, che ora sognava un romanzo anti-totalitarista sulla dittatura britannica di Mellby. O sulla sua Cecily, in un contesto simile. Che però di fatto non aveva vissuto, allontanandosi con codardia da un luogo ormai abbandonato ed indifeso.

 

Succede spesso quando l’allievo ignora il maestro. Aaron ne era fortemente consapevole, ma anche questa volta decise di lasciar correre. Era come se ormai avesse perso la voglia di scrivere qualcosa di reale. Come se ne fosse attratto a tal punto da tornare ad uno stato di incurabile smarrimento, poiché impaurito dalle pregiudizievoli conseguenze dello ‘stare sul campo’.

 

  • E’ incredibile questa birra.

  • Dimmi se non aveva ragione quell’uomo straordinario.

  • Ma non ha fatto la guerra anche lui?

  • Tutti fanno la guerra.

  • Noi no.

  • Giusto, noi l’abbiamo avviata.

 

Tra riflessioni e presunti pentimenti, le giornate di Aaron e Cecily si riversavano nella scoperta di quei mosaici sino ad allora sconosciuti. Visitarono Madrid, Siviglia, Valencia, Barcellona. Ed ancora, un giro a Pamplona per la festa di San Firmino. Prima del raccoglimento. Della storia e dei pensieri. A caccia di luoghi tramortiti dal dolore e dal sangue versato per conquiste di libertà e purtroppo anche di insopportabile potere.

 

  • Perché adorava la Spagna?

  • Non saprei. E’ come quando qualcosa ti accade e ti segna per tutta la vita. Spiegare qualcosa di simile sembrerebbe inutile e superfluo.

  • Cosa faremo tra 5 anni?

  • Potremo andare a vivere in Islanda.

  • L’Islanda mi piace.

  • Perché?

  • E’ davvero un bel posto in cui morire.

 

Aaron e Cecily avevano trovato sistemazione in una casetta nei pressi di Santiago de Compostela, nella comunità autonoma della Galizia. Crearono così il loro personale porto sentimentale, laddove tutto sarebbe stato pronto a muoversi per intraprendere qualsiasi altro cammino. A Londra intanto, i primi conflitti civili cominciarono ad acuirsi in maniera sempre maggiore. Ad essere allo sbando non vi era la sola capitale, ma un Regno Unito ormai disperso in una catastrofe straordinariamente novecentesca. Mellby lavorava alla stabilizzazione del regime di giorno. Di notte beveva per dimenticare Cecily, ascoltando tristi e sconfortanti telegiornali che lo rendevano sempre maggiormente noto alle cronache internazionali. Il mondo è fatto anche di questo.

 

  • Comunque devo ringraziarti Aaron.

  • Perché?

  • Non lo avrei mai letto Hemingway senza le tue fissazioni.

  • Non avresti nemmeno ascoltato Morrissey.

  • Questo no. I A-M T-H-E Q-U-E-E-N

  • Preferisco Meat is Murder.

  • Cosa?

  • Sapevo ti saresti arrabbiata.

  • E’ la stessa storia di For whom The Bell Tolls

  • Anche A Farewell to Arms mi affascina.

  • Ma perché mischi sempre Hemingway e Morrissey?

  • Una volta ho fatto un sogno in cui erano contemporanei.

 

La leggiadria e la serenità contornavano la nuova dimora di Santiago, ennesimo luogo ospitale di quell’intramontabile sentimento. Aaron aveva trovato lavoro come editor presso una rinomata casa editrice spagnola, la Exposiciòn. Cecily proseguiva la propria carriera professionale come infermiera nell’ospedale comunale. Gli orari di lavoro erano inoltre altamente accessibili ed il tempo libero non mancava. Poterono trascorrere così gran parte del tempo assieme. Fu proprio quello il momento nel quale si accorsero di non essersi mai conosciuti davvero bene quanto adesso. Un’incredibile rivelazione, che fungeva da preludio al raggiungimento di una maturità mai richiesta alla vita. Desiderata in silenzio, tra ferite e semafori rotti.

 

Il passare dei mesi affievolì tuttavia la scoperta spagnola, richiedendo di fatto un rovesciamento di piani e prospettive. La fuga dal Regno Unito inculcò la profonda convinzione di una esistenza trascorsa malamente in un luogo che avevano sempre odiato. L’università, le continue rotture, l’uccisione di Pamela Mithcell. Ci sono episodi che la vita non può cancellare e mai essa potrà beneficare di anticorpi affinché ciò accada. Ma resta sempre dinanzi all’essere umano quel barlume di lucentezza, apparentemente sopito ma pronto a riemergere prima di uno scongiurato annegamento definitivo.

 

Dopo l’ultimo grande ritorno a Madrid, che Hemingway un tempo definì capitale del mondo, progettarono di lasciare la Spagna per procedere alla volta dell’America. Un passaggio a Cuba, prima di una sistemazione negli Stati Uniti. La casa editrice Expositiòn richiese infatti nuovi trasferimenti nelle sedi affiliate. Aaron colse la palla al balzo, convincendo Cecily a raggiungere la nuova meta. «Non è per sempre» – le aveva promesso. Ma a Cecily comunque poco importava: avrebbero lasciato quel posto per un altro ben presto, come accaduto con la storia di Santiago.

 

  • Sei davvero convinta, Cec?

  • Certo.

  • Non mi sembra. Se vuoi restiamo qui.

  • Ma abbiamo visto tutto della Spagna. Ora dobbiamo scoprire dove vogliamo vivere.

  • Per sempre.

  • Per sempre.

  • La carta Islanda è sempre valida.

  • Pensiamo a questa ultima notte.

 

E fu davvero una grande notte. Quella dei saluti finali al fascino iberico. Tra sangria, coraggiosi dosi di tequila e la birra più buona del Paese. Aaron e Cecily radunarono nella capitale quei pochi amici conosciuti in quei dieci mesi trascorsi tra una città e l’altra. Prima della relativa stabilità a Santiago. Fu la loro ultima traccia, in una Madrid gioiosa e meravigliosamente accattivante.

 

  • Allaccia le cinture.

  • Stiamo tornando?

  • Prendiamo la roba.

  • Ma quando partiamo?

  • Torniamo a casa proprio per questo. Abbiamo bisogno di due biglietti.

  • Da quanto non prendiamo un aereo?

  • Dodici anni. Dopo la triennale a Lakewood. Ti accompagnai in Francia per fare quella cosa.

  • La ragazza alla pari.

  • Ecco brava.

  • Non so ancora oggi come mai ci abbia ripensato.

  • Se lo avessi fatto davvero sarei morto dentro.

  • Non moriremo mai Aaron.

Author: Cosimo Cataleta

E’ laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Collabora con le testate web Infooggi e Retro. Grande appassionato di musica, letteratura e politica estera.

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