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Nel secondo ‘900 in Brasile, conclusasi la parentesi della dittatura fascista con il suicidio di Getùlio Vargas, un nuovo golpe militare porta il paese in repressivi anni di piombo. Il governo militare censura le opere culturali creando un organo per manomettere tutte le opere, riducendo in brandelli le arti e la stampa.

A causa della loro collocazione politica e delle idee espresse dalle opere, gli artisti brasiliani vennero inizialmente arrestati e successivamente rilasciati in cambio di un esilio “forzatamente spontaneo” che ha poi arricchito le culture occidentali che li ospitavano. È il caso della bossa nova e della samba, dapprima ascoltate dai giovani squattrinati nel bar de Bubu di Santo Amaro poi “detonatori della rivoluzione” non puramente politica ma musicale e filosofica. Due generi musicali latini diventati autentico soft-power della cultura verde-oro che in Italia ha poi distinto molti artisti: da Mina ad Ornella Vanoni; da Pino Daniele a Lucio Battisti.

Geraldo Vandrè canta al festival internazionale della canzone

Geraldo Vandrè canta al festival internazionale della canzone. Immagine da UOL Música

Il ’68 è l’anno che chiama all’appello le masse, e il brasiliano Geraldo Vandrè scuote quelle del suo paese cantando l’inno alla resistenza contro i militari “pra não dizer que não falei das flores” (non si dica che non ho mai parlato dei fiori). Finito in carcere, esilia in Cile. Il caso non sfugge a Sergio Endrigo che in Italia propone al pubblico di Canzonissima una versione tradotta. Endrigo realizzerà anche una cover di samba em preludio di Vinícius de Moraes. Esule anche lui con Toquinho frequentano moltissimo gli ambienti italiani. Il primo oltre che un musicista è anche un poeta eccezionale tant’è che il suo omologo italiano Giuseppe Ungaretti ne traduce una sua raccolta di poesie.

A spalleggiare altri brasiliani in Italia c’è Chico Buarque, musicista e intellettuale che in Italia incise due album, di cui uno arrangiato da Morricone. Ma a lasciare il Brasile nel dicembre ’68 e poi trovare sfogo altrove sono tantissimi: per es. Gilberto Gil e Caetano Veloso, premiati con la Targa Tenco.

Elis Regina fu una delle eroine della protesta contro la dittatura denunciando apertamente i comportamenti del governo nelle sue apparizioni pubbliche e nelle canzoni. Un atteggiamento generato dalla sua strumentalizzazione da parte del governo di “bella e brava cantante” non permettendole di uscire dal paese e di ottenere risultati e successi ancora maggiori all’estero. Diventata orgoglio dei brasiliani, alla sua morte venne avvolta nella bandiera brasiliana con suo nome al posto della scritta “Ordem e Progresso”. Planetaria però è la sua collaborazione con Tom Jobim in Águas de Março. Interpretata anche dalla nostrana Mina in italiano. Ma ne esiste anche una versione in francese, inglese o spagnola.

 

Se c’è una cosa che ho imparato dall’antropologia è che il sangue puro è un’illusione. Ed è meglio così. Il Brasile è basato su questa potente dicotomia, sui conquistadores portoghesi che importano la lingua e gli schiavi neri dall’Angola che trascinano con sè il proprio tribalismo. La Samba, viene da lì. E’ il loro linguaggio, un loro codice che ogni regione, ogni ambiente ha declinato a modo suo.

Tutto parte da dei tamburi (o da fraseggi taglienti di chitarra) e da un ombelico: un danzatore (o danzatrice), al centro di un cerchio, sfiorava l’ombelico ad un altro e questo si aggregava al centro, come a formare un nucleo pulsante di un mondo tenuto fuori, distinguibile e noioso. Da Bahia è partito un esodo che poi ha portato a diffondere questo genere e il ballo annesso in tutto il mondo, ma non possiamo non pensare a quanto Rio e il suo Carnevale ne costituiscano l’esempio più barocco, sfarzoso, sensuale al mondo. Bahia e Rio sono i fianchi innamorati e ballerini del Brasile.

Quando due ballerini eliminano il loro ego e permettono alle loro identità di fondersi, ne viene fuori un pezzo di realtà vera e tangibile. La musica funziona in modo analogo e così succede nei migliori esempi in cui la samba, di cui la Bossa Nova costituisce la variante più cerebrale e timida a causa del ritmo più sincopato, si fonde con la cultura occidentale. Il padrino della Bossa Nova, in Brasile è Antonio Carlos Jobim, che per loro è semplicemente “O maestro”(poche cose mi stimolano come i soprannomi brasiliani). Jobim non poteva rimanere per lunghi periodi fuori dal suo paese, soffriva di una cosa chiamata saudade e nel ’66, mentre era a Rio, ricevette una telefonata. “Vorrei fare un disco con te, ti interesserebbe l’idea?” . A parlare era Frank Sinatra, a cui all’epoca Dio poteva fare solo da guardaspalle.

Ciò che ne è uscito è una gemma raffinatissima.


Una cosa da non sottovalutare, oltre alla musica, ai movimenti, sono le parole dei brasiliani. Sanno usarle come pochi.

“Soy el fuego que arde tu piel, soy el agua che mata tu sed”

Un arpeggio apre una delle più belle serie prodotte da Netflix, Narcos, di cui non credo di dover parlare. Narcos fa con la Colombia, quello che la sua sigla ha fatto con la musica brasiliana. L’America si infiltra dentro una cultura che non è sua e siccome non la può padroneggiare, è costretta a comprenderla e ad adattarsi, trovando un incontro fiorente e disarmante. Rodrigo Amarante ha detto di essersi ispirato ai sentimenti della madre di Pablo Escobar mentre cresceva il futuro boss del Cartello di Medellin. Ed è il folk elettrico, il terreno su cui la sua simil-samba si dispiega: “Mi tesoro basta con mirarlo, y tuyo serà”.

 

Di Roberto Del Latte e Walter Somma

Author: Redazione Cronache dei figli cambiati

Siamo dei giovani intraprendenti, amanti di tutte le sfumature delle vita e soprattutto appassionati di letteratura e giornalismo.

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