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Castro, Beatles e Presley:  Ci colleghiamo con Ed Sullivan!

Castro, Beatles e Presley:  Ci colleghiamo con Ed Sullivan!

Articolo originale di Chris Jordan, pubblicato il 27 Novembre 2016, qui.

“Ladies and gentlemen, Fidel Castro?”

Fidel CastroNoto per aver presentato Elvis e i Beatles all’America durante il suo varietà “The Ed Sullivan Show” in onda per molti anni sulla CBS, nel 1959, Sullivan presentò in un contesto totalmente differente una personalità d’alto rilievo: Fidel Castro.

Il modo in cui ottenne l’intervista nasconde una storia fatta d’intrighi e pericoli, poiché i tizzoni della rivoluzione bruciavano ancora. Nel 1958 la maggior parte dell’America ancora non sapeva chi fosse Castro, né quali fossero le sue inclinazioni politiche. Sullivan chiese “in prestito” uno scrittore del Chicago Tribune*, posseduto dal New York Daily News, per impostare l’intervista.  Dopo un viaggio in aereo ed un “giretto” di sei ore per le vie secondarie della città di Matanzas, Sullivan e la sua troupe si ritrovarono in una piccola stanza con Castro ed i suoi seguaci, armati di mitragliatrici.

Sullivan e Castro sedevano ad una scrivania.

“I due erano circondati da soldati, uno dei quali aveva un mitra puntato alla testa di Ed,” scrive Maguire.

“L’atteggiamento di Sullivan non era il solito rigido ed innaturale che adottava durante il suo programma il sabato sera, ma piuttosto esuberante e vivace.”

Sullivan, un Anti-Comunista convinto, chiese a Castro s’egli lo fosse. La domanda provocò una reazione violenta.

“(Castro) quasi saltò dalla sedia” disse il cameraman Andrew Laszlo “si strappò la camicia e fece vedere un bellissimo crocifisso e gridò: “Sono un Cattolico, come potrei essere un Comunista?!”

Sullivan gli chiese in seguito se fosse il George Washington cubano, il che aumentò facilmente la tensione in quella stanza. Concluse infine l’intervista chiedendo a Castro in che modo riuscire ad impedire l’ascesa di futuri dittatori, come Fulgencio Baptista, il Leader cubano che Fidel Castro riuscì ad abbattere.

“Sarà facile” disse Castro in un inglese imperfetto:

“Non permettendo a dittatori futuri di venire a governare il nostro Paese. Potete starne certi, Baptista è e sarà l’ultimo dittatore di Cuba”. 

Sullivan

All’insaputa di Sullivan, Castro si prestò ad un’intervista durante il programma “Face the Nation”, in onda poche ore prima della sua intervista col conduttore, ma Sullivan condusse il primo.

Castro divenne una sorta di star dei media, ed eroe della contro-cultura negli Stati Uniti prima che i rapporti fra i due paesi s’inacidissero. In seguito al 1959 apparve al “Jack Paar’s Tonight Show”, ed al  “Person to Person” di Edward R. Murrow. Bob Dylan, Ernest Hemingway, Jean-Paul Sartre e Gabriel García Márquez espressero il loro supporto al rivoluzionario.

Dopo l’invasione della Baia dei Porci nel 1961, Castro divenne un nemico dello stato, e le sue apparizioni sulla TV americana calarono sempre di più. Un’eccezione vi fu nel 1976 quando il giornalista sportivo Howard Cosell intervistò Castro per la ABC durante un incontro amatoriale di box nell’Avana. Castro gli parlò dei suoi primi tiri a Baseball.

Sullivan, che presentò Elvis Presley durante il suo show nel 1959, causerà un’onda d’urto ben maggiore nel 1964, portando i Beatles in America.  Le apparizioni di Presley, i Beatles e Castro hanno una cosa in comune: al termine delle interviste Sullivan, dall’imponenza del suo palco,  li dichiara tutti “cittadini modello” dei loro paesi.

“È un bravo giovanotto” disse Sullivan di Castro nella trasmissione dell’11 Gennaio 1959 “un giovanotto intelligentissimo”

 

*Il Chicago Tribune è il quotidiano principale dell’area metropolitana di Chicago e del Midwest degli Stati Uniti

Tratti d’Autore: Martina Pesce

Tratti d’Autore: Martina Pesce

Immagine di copertina, galleria a fondo pagina ed altre illustrazioni nell’articolo a cura di Martina Pesce. Originali qui

Conosco Martina dai tempi del Liceo. Da sempre, ho visto Martina come uno dei talenti più estrosi che io abbia mai conosciuto e devo contendere con tanti altri il titolo di fan numero uno. Martina Pesce è una bomba ad orologeria, e la sua arte è l’esplosivo. I suoi disegni sono unici, una linea a tratti spezzata, a tratti ballerina. Martina riesce a racchiudere in se una duplice natura, l’insicurezza è un tratto che. istintivamente, la caratterizza. Con questo sentimento, Martina trasforma questa ansia da prestazione in magia. Questa timidezza è vinta dalla vivacità artistica che ripone in ogni disegno. Assieme a questa intervista, che sono riuscito ad estorcere dopo mesi di tentativi, troverete solo alcuni degli ultimi disegni di Martina Pesce. In ogni singolo tratto, ritroverete tutta la maestria di Martina. Vi suggerisco di continuare a seguire Martina, perché disegnatrici con il suo talento, attitudine e brio sono rari, e vederla crescere ed esplodere come artista sarà una gioia unica.

Martina Pesce è una illustratrice di Stornara. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti ed ora si sta specializzando nell’arte del fumetto. Ma chi è davvero Martina Pesce?

Eh, bella domanda!! (ride) Parlando seriamente, ho studiato Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Foggia e mi sono diplomata a marzo 2016. Prima di allora non avevo mai studiato roba inerente al disegno, ne fatto corsi o altro: tutto quello che facevo era dovuto al fatto che mi piacevano un sacco i disegni dei cartoni animati che guardavo e dei fumetti che avevo iniziato a leggere (W.I.T.C.H. è stato il primo in assoluto, poi mi sono buttata su manga/anime) e mi divertivo a copiarli… anche se non sono un granchè a copiare e siccome non uscivano mai uguali mi ritrovavo sempre ad inventare personaggi o a disegnare quelli esistenti in modo diverso. Quest’anno ho finalmente deciso di iscrivermi ad una scuola di fumetto, così da dedicarmi esclusivamente a questo, con la speranza che un giorno la mia passione possa diventare il mio lavoro.

Una passione travolgente la tua. Ma quando hai capito di voler diventare una fumettista?

Guarda, non saprei dirlo con certezza. Io disegno praticamente da sempre (anche se le prime vignette risalgono alle superiori, quando immortalavo i momenti più disastrosi e imbarazzanti della vita scolastica), ma penso di aver maturato la certezza di volerlo fare di mestiere quando ho intrapreso il percorso accademico, quattro anni fa.

“L’opera è l’uomo. Una cosa non spunta dal nulla” diceva Edward Hopper. Qual è lo stile che ti rappresenta più di altri?

Penso si possa dire che i miei scarabocchi sono un miscuglio di stili tendente al grottesco, caratterizzato da una spessa linea di contorno e dalla quasi totale assenza di colori. Almeno fino ad ora, dato che è in continua evoluzione.

I tuoi lavori partono da una cultura moderna, dei manga, videogiochi e fumetti. Quali sono i personaggi e le storie che più preferisci ritrarre?

Beh, questa risposta potrebbe essere più lunga del normale, ma farò lo sforzo di essere breve: fino ad ora, purtroppo, non sono ancora riuscita a tirar fuori un fumetto vero e proprio (anche se ci sto lavorando); mi sono limitata, in tutto questo tempo, a disegnare personaggi di cartoni animati, film o serie tv, spesso ad inventarne di miei, ma lasciandoli poi a marcire tra i vari fogli sparsi per la mia disordinatissima scrivania. A volte è capitato di tirar fuori singole vignette, ma per lo più mi limito a veloci sketch o, al massimo, a semplicissime illustrazioni in bianco e nero inchiostrate con i pennarelli. In ogni caso, i miei soggetti preferiti sono i personaggi comici e disastrosi (non a caso ho ritratto moltissime volte la mia amica e compagna di banco delle superiori che combinava un sacco di guai ed assumeva espressioni “da cartone animato” sempre diverse).

I disegnatori che più ti hanno segnata nella creazione del tuo stile?

Tralasciando i disegnatori dei Walt Disney Animation Studios (soprattutto Glen Keane… darei un rene per poter disegnare come lui!), che forse insieme a Capena e Barbucci sono stati quelli che mi hanno catapultato nel mondo del disegno, devo ringraziare anche cartoni animati come “Adventure Time”, “Lo straordinario mondo di Gumball”, “Due Fantagenitori”, “Le Superchicche”, “Mucca e Pollo”, “Ed, Edd & Eddy”, “Leone il cane fifone”, ecc. Ma ci sono talmente tanti altri disegnatori che stimo e seguo che se dovessi nominarli tutti si farebbe notte! Giusto per citarne qualcuno: Veronica “Veci” Carratello, Vanessa Cadinali, Davide Toffolo, Sarah Andersen, Anna Cattish, Francesca De Martino, Steve Thompson, Bill Watterson… vabbè, mi fermo qui, ma giuro che ce ne sono ancora tantissimi.

martina pesce

Scott McCloud, parlando del fumetto, lo definisce come “immagini e altre figure giustapposte in una deliberata sequenza, con lo scopo di comunicare informazioni e/o produrre una reazione estetica nel lettore”. Qual’è il messaggio di fondo della tua arte?

Più che ad un messaggio di fondo io punto alla “reazione estetica”. Rimanendo molto spesso incantata dai lavori di alcuni autori, mi piacerebbe diventare in grado di suscitare le stesse sensazioni in chi si ritrova davanti ai miei scarabocchi. E, perché no, anche strappare una risata.

Quali sono i tuoi piani per il futuro? Ci sono aspetti della tua formazione che vorresti ampliare? Un sogno del cassetto da realizzare?

Per quanto riguarda l’ampliare alcuni aspetti della mia formazione, ci sto lavorando: proprio quest’anno mi sono iscritta alla scuola di fumetto Inkiostro (che ha alle spalle proprio l’omonima casa editrice) e mi sto impegnando tanto per diventare una disegnatrice completa, in grado di disegnare anche cose differenti dal grottesco in modo tale da avere più opportunità lavorative nel campo. I piani per il futuro non sono ancora ben definiti, se non per il desiderio di lavorare, in qualche modo, nel mondo del fumetto. Chissà, speriamo bene!

Martina, a nome di Cronache ti ringrazio per questa intervista. Dacci qualche informazione per poter continuare a seguire il tuo mirabolante percorso

Grazie a te e tutti i ragazzi di Cronache dei Figli Cambiati. Colgo l’occasione per salutare e ringraziare tutti i vostri lettori ed invitarli a seguire i miei lavori sulla pagina Facebook Tram. In questo momento sono nel pieno dell’Inktober, 31 disegni per 31 giorni. Seguitemi per scoprirli tutti. Ciao!

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