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Immagine in copertina: nuove immagini shock sui pacchetti di sigarette. Fonte qui

Era maggio quando decisi di smettere di fumare; ne ero talmente convinto che alla fine vinsi la partita con me stesso: ce l’avevo fatta, così, da un giorno all’altro, senza libri, cerotti, gomme da masticare, caramelle, senza neanche provare la tecnica dell’oggi ne fumo dieci, domani sette, dopodomani quattro, e via a scalare. No, un bel “BASTA” echeggiante in tutto il cranio fu la soluzione al tabagismo: “volere è potere”, insomma.

È fine ottobre e sto scrivendo un nuovo articolo per il blog a cui collaboro. Sto scrivendo… e sto fumando. Eh già, ci sono ricascato, dopo tre mesi ho pensato di fare qualche tiro, tanto “ho tutto sotto controllo” e invece due tiri oggi, una sigaretta domani, un pacchetto dopodomani, e via in maniera esponenziale: la tecnica a scalare per smettere non l’avevo neppure considerata, la tecnica contraria, invece, ha subito funzionato, ma non fa niente, a questo mondo non c’è nulla di immutabile, solo l’essere di Parmenide. Come dicevo ho ripreso a fumare, da settembre, per la precisione, a tutti gli effetti. Ho notato subito una differenza dai pacchetti che acquistavo solo alcuni mesi fa: la presenza di fotografie. Un tempo c’erano solo le scritte, adesso anche le fotografie (shock le chiamano): evoluzione della specie a quanto pare.

Prendo come esempio la confezione di tabacco trinciato che ho con me: è presente l’immagine (fronte-retro) di un bambino infastidito (sembra quasi piangere) dal fumo di sigaretta proveniente dalla bocca del genitore che lo tiene in braccio; sotto la foto la scritta: «Il tuo fumo può nuocere ai tuoi figli, alla tua famiglia e ai tuoi amici» e ancora un rettangolo giallo con un numero verde da chiamare per smettere di fumare, il resto della confezione è coperta dal marchio produttore. In sintesi: 65% di immagini e scritte e 35% di marchio, affinché il consumatore si ricordi che caspita di sigarette/tabacco abbia acquistato dieci minuti prima.                                                       Questa che vi ho appena descritto è una delle fotografie più morigerate; basta fare una semplice ricerca su internet per osservare il resto della collezione ed ecco comparire davanti agli occhi denti marci, donna su sedia a rotelle, lingua provvista di metastasi, coppia che piange sulla bara di bimbo mai nato, donna che sputa sangue, ecc. Le scritte annesse ormai le abbiamo imparate un po’ tutti a memoria: il fumo uccide, il fumo aumenta il rischio di impotenza, il fumo causa il 90% dei casi di cancro ai polmoni, il fumo crea un’elevata dipendenza, ecc. Una tragedia in poche paroleImmagino un uomo del 2216 che visita una mostra di oggetti di epoche passate che alla vista di questi pacchetti esclama: «Ma che cazzo si fumavano questi scemi!».

Ora, a parte gli scherzi, non ho la benché minima voglia di confutare i rischi e le patologie legate al fumo, ma credo sia lecito porsi una domanda: «Ma a che serve tutto ciò?». Anzi ne aggiungerei un’altra: «Ma noi fumatori ci meritiamo tutto ciò?». E ancora: «Ma chi cazz…». Va bene, mi calmo, mi accendo un’altra sigaretta va!                                                                Sono stati effettuati vari studi sull’efficacia delle suddette immagini e scritte, ovviamente alcuni di essi affermano la loro efficacia, altri ne affermano l’inutilità. Io che non sono uno studioso di tali scienze, cerco di basarmi solo sull’esperienza della mia vita quotidiana che mi vede a contatto con tanti esemplari di Fumus Sapiens Sapiens e posso garantire con cognizione di causa che la maggioranza ha terrore di una cosa sola: il prezzo delle sigarette che tende a lievitare ogni tot mesi.                                                               Vedo gente posare il proprio pacchetto illustrato sopra tavole imbandite: un bel piatto di spaghetti con posate a destra e un bel dente marcio a sinistra. Sigaretta dopo il caffè, mi raccomando!                                             Ascolto gente opinare sulle immagini: “che schifo!”, “hai visto questa!”, “Ahahah, Marco questo sei tu da vecchio!”, “Poverina!”, ecc.              Non vedo nessun cambiamento effettivo, solo tante chiacchiere e fumo e poco senso estetico se mi permettete.

Aristotele considerava la visione delle tragedie a teatro utile ai fini della catarsi, della purificazione dalle passioni negative. Chi lo spiega ai creatori e a chi permette la commercializzazione di queste immagini che la loro utopia non verrà mai a realizzarsi su vasta scala. Perché? Perché puzzano di moralismo, di mamma e papà, di Stato, di noia. O forse non puzzano di nulla, neanche di fumo di sigaretta. Non salveranno un bel niente poiché sono fintamente tragiche. Aveva ragione quel folle di Nietzsche a definire la tragedia come unità di dolore e piacere. In queste immagini non vedo nulla di “tragico” e dove non c’è tragedia non c’è salvezza.                                     Ma in fondo c’è veramente qualcosa o qualcuno da salvare? La sigaretta è un diabolico piacere, punto. E credo che ogni essere umano abbia la capacità di capire che la sigaretta è compagna e traditrice senza scritte, senza immagini, senza pubblicità con attori che deridono e chiamano scemi i fumatori.

L’uomo del 2216 aggiunge: «Ma che cazzo scrivevano questi scemi!»

Author: Nunzio D’Alessandro

“Studio filosofia presso l’Università di Bologna. Mi appassiona ricercare e ascoltare la musica anni ’70/80 dal rock progressivo alla new wave. ”

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