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Partiamo da un presupposto: in democrazia si vota. Mettetevi l’anima in pace. La gente vota chi vuole e non importa che abbia i rubinetti d’oro o l’aereo privato. Il voto non è decisione obiettiva sul buongoverno: è un misto di credenza e sentimento“. Vince il candidato che meglio sa osservare la realtà, interpretarla, è capace di comunicare agli elettori che la si è compresa e che la si migliorerà. Non tutti gli elettori sono uguali. Ma per vincere devi parlare alla maggioranza. In questo la Sinistra ha miseramente fallito. In Europa, negli Stati Uniti, ovunque. Non solo si è resa colpevole di non aver mosso un dito per fermare la deindustrializzazione di enormi aree industriali dell’Italia, degli Usa, della Grecia, della Francia, ma continua ad interloquire solo con chi tale disastro l’ha prodotto: finanza e grande industria, intellettuali (?) e burocrati, esasperando le enormi masse di disoccupati o precari che ormai si sentono su un altro pianeta, rispetto a quello narrato.

Le sinistre parlano ad un elettorato élitario e privilegiato che maggioranza non sarà mai. Quando si dice che Donald Trump ha vinto grazie alla rabbia dei disoccupati della “Rust Belt” non è un esercizio di retorica: è la realtà. Quando dai salotti in TV i giornalisti di sinistra sbraitano contro i risparmiatori truffati da Banca Etruria perchè in piazza portano un cappio o uno striscione volgare, ecco, è lì che la sinistra sta morendo. O meglio, si sta suicidando, rendendosi odiosa. Questo conglomerato di snob, arrogante ed élitario, continuando a disprezzare il popolo definendolo ignorante, razzista, populista, retrogrado per ogni manifestazione di disagio, sta commettendo un errore fatale.

Gli americani li definirebbero “Snowflakes“, fiocchi di neve: persone troppo delicate per confrontarsi con chi la pensa in modo diverso, che si professano superiori e rimangono così isolate.  Questi snowflakes di Sinistra stanno consegnando pacchi di consenso nelle mani di partiti populisti e nazionalisti. Non in quanto i popoli occidentali, che erano e sono (un pò meno) i popoli più agiati al mondo, siano diventati di colpo violenti razzisti convinti della supremazia bianca, ma perchè tali popoli, ridicolizzati ed ignorati dalla Sinistra, vogliono ora vendetta: hanno bisogno di giustizieri. E allora votano chiunque sia contro il “sistema”. Più questo griderà forte, più sarà aggressivo, maggiori saranno le possibilità di attirare consenso.

Dopo le sonore sconfitte subite (Brexit, Trump, il dimenticato referendum greco tradito 1000 volte) avranno capito la lezione? Macchè! Pensate che dopo l’elezione di Donald Trump, il nostro Napolitano ha rincarato la dose mettendo in dubbio il suffragio universale, definendolo “non sempre portatore di avanzamento”, rivelandosi così persino un sostenitore dell’ancien Règime. Certo, probabilmente si riferiva al Nazismo: quello che lui e quel modo di fare politica sta lentamente risvegliando. L’humus da cui rischia di risorgere un nuovo populismo violento è lo stesso degli anni ’30, ma oggi ha un elemento in più di cui nutrirsi: le ceneri della globalizzazione.

È l’economia, infatti, il perno attorno al quale si muove questa inversione di tendenza politica: la disoccupazione creata dalle delocalizzazioni, gli stipendi al ribasso a causa della crisi e dell’immigrazione incontrollata, e le macerie lasciate dalle follie finanziarie sono le basi su cui si fonda questo “nazionalismo economico“, vera essenza dei nuovi populismi. Non è vero che si tratta di movimenti anti establishment, ma è quello che vogliono far credere. Siamo in politica, d’altronde.

Guardiamo al fenomeno Trump: un milionario con decenni di successi tra luci ed ombre che ha come guru un ex banchiere di Goldman Sachs, ex imprenditore cinematografico, Stephen Bannon. Quindi?

Quindi, far passare Trump come uomo fuori dal sistema non è altro che politica, così come è politica quella di far passare il muro col Messico per una novità, quando è li da 20 anni. Eppure nonostante non sia un Robin Hood o un proletario, Trump vince e proprio Stephen Bannon, ne analizza le ragioni:

I globalisti hanno distrutto l’America dei lavoratori, e hanno creato una classe media in Asia. Se Trump mantiene le promesse, avremo il 60% dei voti dei bianchi, e il 40% dei voti ispanici e neri, e governeremo per 50 anni. E’ qui che i Democratici hanno fallito, loro parlavano a gente con aziende da 9 miliardi di dollari e 9 dipendenti. Non è la realtà. Hanno totalmente perso di vista il mondo”.

Preparatevi, sarà questo il manifesto della nuova politica, e non avete ancora visto niente.

Author: Samy Dawud

Sono laureato in Economia e Management presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Grande appassionato di Politica Estera e Medioriente, di viaggi e di musica

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