Seleziona una pagina

Riprendiamo la lettura del futuro immaginato da Ippolito Nievo in Storia filosofica dei secoli futuri. Nella prima parte (che trovi qui) ci siamo fermati a un anno imprecisato tra XIX e XX secolo: papa Giovanni XXIII in esilio a Sebastopoli stringe un’alleanza con lo zar Nicola II per invadere Italia e Francia (a questa alleanza si unirà anche l’Inghilterra).

Siamo alla fine del secondo capitolo, la Russia e la Germania si contendono il continente. Il 1950 è l’anno della rivoluzione russa (Nievo ha immaginato anche questa seppur in modo diverso): Polonia e Turchia si separano dall’impero dando origine al regno di Polonia e all’impero bizantino. Il 1960 è l’anno di conclusione del secondo capitolo ed è l’anno della federazione di Varsavia. Questa federazione altro non è che l’Unione europea immaginata da alcuni intellettuali risorgimentali italiani come il filosofo Carlo Cattaneo, ovvero un’unione di Stati federali e laici. La federazione di Varsavia è composta da 12 Stati: l’impero russo e l’impero bizantino, i regni d’Inghilterra, di Polonia, d’Italia, d’Irlanda, di Scandinavia e di Spagna, ed infine, le repubbliche di Francia, Germania, Svizzera e Danubio.

Lasciamoci alle spalle il secondo capitolo e procediamo col terzo. Questo si apre con l’introduzione di un personaggio, Giovanni Mayer, agricoltore boemo che afferma di essere il nuovo Messia: «La buona novella ch’io ho portato è questa: che si vive per vivere, che perciò bisogna vivere bene, e che a vivere bene giovano il buon umore, il lavoro moderato, e il fare e l’accettare benefizi […] bisogna mettere via quel vecchio salmo della mortificazione della carne inventato dai ricchi a danno dei poveri; occorre dar a tutti una parte di felicità qui in questo mondo, ove siamo certi di goderla». Con il personaggio di Giovanni Mayer, Nievo in un certo senso prefigura la nascita dei trascinatori di masse che noi uomini reali e contemporanei conosciamo fin troppo bene. Lo fa in un modo ironico dicendo che Mayer è riuscito in soli ventotto mesi a crearsi un popolo di credenti, mentre, il filosofo Hegel in quarant’anni di filosofia ne è riuscito a farsene solo uno, il portinaio. Senza dubbio queste pagine mostrano il pensiero del Nievo sociologo e pessimista: il pericolo che le lotte di indipendenza delle masse dai centri di potere politico-religioso possano declinare in forme di decadenza culturale cui solo i “sogni di un visionario” possano riempirle. Il “visionario” forte del numero di adepti acquisiti si autoproclama Papa della buona gente e comincia la sua campagna di conversione nel mondo. Il suo successore Adolf Kurr riuscirà nell’impresa e riuscirà a farsi eleggere “gran patriarca del mondo e benefattore del genere umano”, tanto da ringraziare l’umanità con la distruzione di tutti i libri, colpevoli di determinare la diversità tra le classi.

Il quarto capitolo è quello più fantascientifico e avvincente. Viene descritta la nascita nell’anno 2140 degli omunculi, anche chiamati uomini di seconda mano. Cosa sono? Semplice dei robot. I creatori di questi omuncoli sono i fabbricatori di macchine da cucire e vicini di casa Jonathan Gilles e Teodoro Beridan che assieme hanno creato il primo omuncolo chiamato Adamo. Gilles ordina all’omuncolo di uccidere Beridan, l’omicidio riesce e sia lo scienziato che l’omuncolo vengono arrestati ed entrambi condannati; qui Nievo pone una importante riflessione giuridica, ovvero se sia giusto condannare una macchina artificiale. In queste pagine, inoltre, fuoriesce tutto il pessimismo di Nievo per il progresso tecnologico; è descritto un mondo in balia dell’ozio e delle droghe visto che tutte le semplici mansioni sono affidate agli omuncoli. Per combattere la “peste apatica”, nel 2180 viene ordinata dal Papa la chiusura delle fabbriche di omuncoli e il battesimo per quelli rimasti (attacco sarcastico di Nievo nei confronti del cattolicesimo).

Il viaggio è giunto al termine ed è giunto il momento di tirare le somme sull’opera. Storia filosofica dei secoli futuri non è sicuramente un’opera da affiancare ai classici della letteratura italiana; è un divertissement ricordiamocelo, ma se ne consiglia la lettura anche per capire le aspirazioni e le paure di un uomo che ha scritto questo libricino mentre partecipava alla spedizione dei Mille, ovvero quando si stava facendo la storia.

Oggi 30 novembre ricorre l’anniversario di nascita di Ippolito Nievo e credo sia giusto ricordarlo con l’ultima frase dell’ultimo capitolo: «Sia pace all’anima sua!».

Author: Nunzio D’Alessandro

“Studio filosofia presso l’Università di Bologna. Mi appassiona ricercare e ascoltare la musica anni ’70/80 dal rock progressivo alla new wave. ”

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!