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“Non si può non comunicare” (Watzlawick)

Il soggetto umano è un essere comunicante, così come è un essere pensante (beh, magari non proprio tutti tutti lo sono), emotivo e sociale. La comunicazione non va, quindi, considerata, semplicemente come un mezzo ed uno strumento, ma come una dimensione psicologica costitutiva del soggetto.
Non scegliamo se essere comunicanti o meno, ma possiamo scegliere se e in che modo comunicare.

La comunicazione è…

  • un’attività eminentemente sociale! Per definizione, infatti, il gruppo rappresenta la condizione necessaria affinché ci sia comunicazione. Socialità e comunicazione, nonostante siano due dimensioni ben distinte fra loro, sono intrinsecamente interdipendenti, e questo lo vediamo oggi non solo nei dialoghi al bar con gli amici, in cui la dimensione sociale è molto chiara e delineata, ma anche nell’utilizzo dei Social Network, in cui è meno manifesta, ma comunque presente. I social stessi, infatti, racchiudono al loro interno entrambe le dimensioni comunicativa e sociale, dando a tutti, ma proprio tutti, la possibilità di esprimersi e comunicare.
  • partecipazione. Comunicare prevede, infatti, che ci sia una condivisione dei significati, oltre che un accordo sulle regole intrinseche ad ogni scambio comunicativo. Basandosi sulla condivisione e negoziazione fra i soggetti comunicanti, ha una matrice culturale e una natura convenzionale.
  • un’attività cognitiva. Ebbene sì: la comunicazione è strettamente legata al pensiero ed ai processi mentali superiori. Anche se, in alcuni casi, ci sembra il contrario (!). Per comunicare è necessario che le persone siano in grado di rendere esplicito il proprio pensiero e la propria intenzione.
  • strettamente connessa con l’azione. E’ forse arrivato il momento di prenderne consapevolezza: comunicare è sempre fare qualcosa nei riguardi di qualcuno. Nessun atto comunicativo è mai neutro o indifferente.

E la dis-comunicazione?

E’ un truismo affermare che la comunicazione può avere successo anche senza essere esplicita, aperta ed evidente: siamo in grado di comunicare in modo soddisfacente senza essere consapevoli della trasmissione perfetta dell’informazione e senza essere in grado di realizzare le intenzioni comunicative di partenza. E’ questa, dunque, discomunicazione?

Parliamo di discomunicazione in tutti quei casi in cui gli aspetti impliciti e indiretti nel comunicare prevalgono su quelli espliciti e diretti: ergo, emerge uno scarto importante tra il detto e il non detto. In sostanza è un dire per non dire. Non solo. Oltre a rappresentare una violazione delle regole di comunicazione e una cattiva interpretazione dell’informazione (vi dice qualcosa?) nella discomunicazione rientrano quella ironica, quella menzognera e quella seduttiva, il linguaggio figurato e la parodia.

Sembra quasi che oggi siamo in grado più di discomunicare, che di comunicare!!!

La comunicazione ironica è una comunicazione obliqua: da un lato, mostra ciò che nasconde, dall’altro, nasconde ciò che dice. Grazie al commento ironico si può rimanere “opachi” sul piano relazionale, pur non rimanendo in silenzio. Geniale, no? L’ironia rappresenta l’emblema della dialogicità discorsiva: la parola non ha un solo significato, ma molti, a seconda dell’interpretazione. Ed è proprio sull’interpretazione che fa leva l’ironista.

 La comunicazione seduttiva va ad incidere sulla vicinanza e distanza fisica e psicologica fra gli individui. Alla base del processo di regolazione di tale distanza, che non è mai definitiva, nè stabile, vi troviamo il cosiddetto “dilemma del porcospino“, per dirla alla Schopenauer. Capite bene quanto sia delicata! L’obiettivo del seduttore è, infatti, emergere dall’anonimato e cambiare status: dall’essere qualunque all’essere qualcuno. A questo scopo, quindi, sono aumentati gli aspetti estetici della comunicazione e sono ridotti i contenuti referenziali, per esaltare le qualità e i punti di forza in suo possesso. Il principio essenziale del seduttore? Dire abbastanza, ma non troppo!

La comunicazione menzognera rappresenta una forma rilevante di discomunicazione ed è stata oggetto di moltissimi studi negli ultimi 30 anni. Essa, però, costituisce un fenomeno comunicativo complesso da definire. Fondamentalmente, le proprietà che la caratterizzano sono falsità del contenuto, consapevolezza di tale falsità, intenzione di ingannare il destinatario. Quindi, la menzogna altro non è che un atto comunicativo consapevole e deliberato di ingannare un altro che non è consapevole e non desidera essere ingannato.

Date le nuove modalità, piattaforme e canali di comunicazione, chissà che non si sviluppino (o si stiano già sviluppando) altrettante nuove tipologie di discomunicazione. Intanto cerchiamo di “difenderci” da queste, provando a smascherarle e a non farci ingannare. Visti i tempi, io mi munisco di poligrafo!

Buona comunicazione a tutti!

Author: Dott.ssa Francesca Caporale

Di formazione primariamente classica, mi presento oggi come Dott.ssa in Psicologia Clinica.
Attualmente tirocinante Psicologa in ambito oncologico, coltivo da sempre la mia passione per i libri.
Mi definiscono anacronistica, ed è così che mi piace essere.

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