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Brexit, cinque proposte per il Regno Unito. Fate la vostra scelta

Brexit, cinque proposte per il Regno Unito. Fate la vostra scelta

In copertina: protesta dei Remain durante una manifestazione Brexit. ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images. Originale qui

Traduzione da The Independent: “Britain, these are the five realistic choices for Brexit – take your pick” di Ben Chu

Il referendum del Regno Unito sulla Brexit è stato, come sappiamo, incentrato, mediaticamente parlando, tutto sul “riprendere il controllo”. Ed ora sembrerebbe che i Ministri del Governo britannico e i giornali di destra vogliano riprendere il controllo della lingua inglese da quei furbacchioni dei “Piagnucoloni” (traduzione di “Remoaners”, neologismo nato dall’aggiunta del termine “Moan”, lamentarsi, a Remainers, coloro che volevano rimanere nell’Unione Europea. Il termine ha accenzione dispregiativa, N.D.R.)

“Non è mai esistita la possibilità di scelta tra una dolce o dura Brexit” ha recentemente dichiarato Theresa May, Primo Ministro Britannico. Fa eco alla May il cancelliere Philip Hammond: “Non vogliamo riconoscere la polemica sulla distinzione tra una Brexit dura ed una dolce. Noi vogliamo la giusta Brexit”. E Micheal Gove, Lord Cancelliere e Segretario di Stato della Giustizia inglese, ha protestato riguardo la pessima associazione che il termine “dura Brexit” ha creato nella pubblica opinione, collegandolo a cose come “imparare la dura lezione, affrontare un brutto atterraggio o impegnarsi duramente”.

Brexit 1 – Fuori dalle istituzioni, ma nel mercato unico

Il Regno Unito uscirebbe dall’Unione Europa. Non avremmo alcun membro nel Parlamento Europeo, nessun seggio nel Consiglio Europeo dei leader e nessun ruolo di sostanziale importanza nel regolamento del mercato unico. Potremmo avere tale posizione e rimanere in ogni caso nel mercato unico europeo ed anche nell’Unione Doganale Europea (EUCU). Questo significherebbe contribuire annualmente al budget dell’Unione Europea.

Il Regno Unito dovrebbe anche accettare il libero movimento di persone, anche se potrebbe riuscire a negoziare alcune eccezioni per “gravi difficoltà economiche, sociali ed ambientali”, similmente agli accordi che Norvegia e Liechtenstein hanno stretto con l’Unione Europea. L’opzione Brexit 1 sarebbe quella con il minor numero di disagi per le imprese britanniche che commerciano con l’Europa.

Brexit 2 – Temporaneamente nel mercato unico

Come per Brexit 1, il Regno Unito lascia l’Unione Europea e rimane nel mercato unico e nell’unione doganale, ma solo per un periodo limitato di tempo, mentre un accordo commerciale a lungo termine viene concordato con l’Europa. Il Regno Unito avrebbe anche la possibilità di stringere accordi commerciali con il resto del mondo.

I disagi per gli imprenditori britannici sarebbero minimi, come per Brexit 1, oltre che fornire il grande vantaggio di far guadagnare tempo al Regno Unito. Molti esperti di commercio, infatti, ritengono insufficienti i due anni, prima che la procedura dell’Articolo 50 si attivi forzatamente, a disposizione del governo britannico per negoziare un nuovo accordo con i maggiori protagonisti dell’economia europea ed ogni singola istituzione europea. Raoul Ruparel, il nuovo consigliere del Segretario alla Brexit, David Davis, ha consigliato un accordo di transizione come questo durante l’ultimo incontro del Think Tank Open Europe.

Brexit 3 – Fuori con accordo speciale

Il Regno Unito uscirebbe dall’Unione Europea ed anche dall’Unione doganale ma firmerebbe un accordo unico di libero commercio con il resto dell’Unione. Questa opzione sarebbe gradita dagli esportatori britannici che fanno affari in Europa, ma aggiungerebbe costosi dazi doganali.

Bisognerebbe, inoltre, creare un confine doganale tra il Nord dell’Irlanda e la Repubblica, con potenziali conseguenze politiche di seria portata. E se l’accordo non dovesse includere i fornitori di servizi, cosa che solitamente gli accordi di libero commercio non fanno, gli esportati di servizi britannici in Europa, in particolare servizi finanziari, sarebbero particolarmente svantaggiati.

È possibile che un accordo speciale sui servizi possa essere finalizzato con il resto dell’Unione Europea, ma questo significherebbe doversi attendere alle regole dell’Unione senza poter in alcun modo partecipare alla loro stesura.

Brexit 4 – Commercio secondo WTO

Uscire dal mercato unico e l’unione doganale senza alcun tipo di accordo di libero commercio ed utilizzare le regole della WTO, Organizzazione per il Commerciale Mondiale, per il commercio con l’Europa. Questo significa che l’Unione Europea potrebbe imporre, secondo il regolamento del WTO, la sua tariffa comune extracomunitaria sugli esportatori britannici. L’impatto iniziale sull’economia britannica, secondo una ricerca del “The Independent” , sarebbe di circa 4.5 miliardi di sterline, con una ricaduta più pesante sull’economia reale.

Anche il Regno Unito potrebbe imporre dazi sulle merci importate dall’Europa, sempre che queste non siano più alte di quelle già stabilite per le importazioni da altri stati. Questo porterebbe si più gettito fiscale, ma i dazi sulle importazioni aumenterebbero i costi di importazione e l’inflazione interna. Per di più, se il Regno Unito non riuscisse a finalizzare accordi specifici con gli altri 52 stati con i quali al momento liberamente ha scambi commerciali, in quanto membro dell’Unione Europea, sarebbe impossibile evitare l’istituzione di dazi doganali di importazione ed esportazione, con conseguenti danni all’economia britannica.

Brexit 5 – Soli contro tutti

Uscire dal mercato unico e l’unione doganale senza alcun tipo di accordo di libero commercio, e togliere ogni tipo di dazi per le importazioni. Questo permetterebbe letteralmente una inondazione di cibo, merci e prodotti a basso costo nel Regno Unito. I prezzi nei negozi sarebbero si in discesa, ma con una ricaduta catastrofica sui settori primario e secondario britannico.

Sarebbe una scelta politicamente incauta da parte del governo togliere ogni tipo di dazio alle importazioni, ma lasciando le esportazioni alla mercè delle tasse altrui. Inoltre, secondo questo scenario, il Regno Unito non cercherebbe neppure di stringere accordi di libero commercio, e neppure quelli specifici per i servizi. Questo significa che le imprese fornitrici di servizi, che sono la parte dominante dell’economica britannica, riceverebbero zero aiuti per entrare nei mercati stranieri e contrastare le loro barriere senza dazi.

Quindi, che cosa dovremmo pensare di questi scenari Brexit? Brexit 1 sembrerebbe la preferibile, sebbene sia un compresso troppo inferiore allo status di membro dell’Unione Europea. Brexit 2 è preferibile sicuramente a Brexit 3 e la quarta opzione, invece, sarebbe un disastro economico. Brexit 5, invece, è una utopia ultraliberale che sarebbe politcamente impossibile.

Gli esperti di Oxford Economics stimano che Brexit 1 e 2 fino al 2030 farebbero scivolare l’economia britannica in una recessione tra lo 0.1 e il 1.8%. Brexit 3, invece, sarebbe più pesante, con una diminuzione tra l’0.8 e il 3,1% e Brexit 4 tra l’1.5 e il 3.9%.

Gli economisti vicini al gruppo Brexit affermano che il Regno Unito riviverebbe un boom economico fino al 2020 se si seguisse il piano Brexit 5. Gli economisti della London School of Economics, però, affermano che è una pseudoscienza guidata dall’ideologia, e che, anzi, un piano del genere ridurrebbe il PIL britannico di percentuali tra il 6.3 e il 9.5% entro il 2030. Circa tra le 4.200 e 6.300 sterline per ogni famiglia.

Chiamate i vari piani come volete, ma la realtà è che alcuni di essi infliggerebbero danni molti più importanti per ogni famiglia ed impresa nel Regno Unito di altri.

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