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immagine da: hercampus.com

E se ci regalassimo una playlist?

Dunque,

Preparate playlist nei vostri cannoni e sotto gli alberi di natale!

Il natale di Cronache sarà questo. Faremo un esperimento, una sorta di circolo virtuoso della musica. La redazione vi invita a proporre le vostre canzoni del cuore, da quelle che vi rendono vivi a quelle che destano sensazione di caduta ed instabilità. Il Natale sarà così festa ma anche possibile e simpatico motivo di riflessione. Qualcuno, con l’animo un po’ più ‘Scrooge’ si starà chiedendo: io cosa ci guadagno? La risposta è trasporto e condivisione. Festeggiando i nostri diversi ed eclettici gusti musicali.

 

E’ quasi fine anno ed arriva sempre il tempo di tirare le somme. Calcuttiani (?) oroscopi, bilanci, classifiche (sapevate che Mozart ha venduto più dischi di Drake?) e playlist per la musica. Lo fanno ormai anche diversi artisti: consegnare una personale playlist. Dal web ai giornali, come ha fatto con ironia pochi giorni fa Murdoc dei Gorillaz. The Heart of Saturday Morning non poteva farsi scappare questa occasione. Coinvolgendo naturalmente il lettore.

 

Anni fa, Nick Hornby, pubblicava un libro divenuto bestseller, da cui fu tratto anche un film con John Cusack e Jack Black. Il protagonista della pellicola, proprietario di un negozio di dischi, metteva giù una lista delle 5 più grandi fregature e ognuna di queste aveva più o meno una sua colonna sonora. Il libro si chiama ‘Alta fedeltà’ e Hornby accosta in maniera esilarante brani e momenti salienti dell’esistenza del protagonista. Proprio come per il protagonista di Alta fedeltà, Hornby scriveva qualcosa che suonava come “la colonna sonora della mia vita sarebbe dovuta essere Born to Run di Springsteen”, così ognuno di noi, inconsciamente, costruisce passo dopo passo la colonna sonora della propria vita.

 

Da quando Spotify ha pubblicato decine e decine di playlist da associare ad ogni momento della giornata, sembra quasi che l’ascoltatore abbia perso la particolarità di elaborarle personalmente. E’ forse così drammaticamente passiva questa evoluzione? Le playlist non sono altro che una collezione di emozioni. A volte si fanno perché magari preferiamo una canzone piuttosto che un’altra: ad altre canzoni invece non ci si riesce proprio a rinunciare. Un disco, un momento della vita di tutti i giorni. Tutto si evolve in base alla quotidianità delle nostre emozioni. In realtà non sappiamo ancora che quella sarà un giorno la canzone per quando lasceremo andare via qualcuno o racchiuderà pensieri tumultuosi prima di andare a letto, nel momento migliore della nostra giornata.

 

Ogni playlist è una carta di identità: racconta storie misteriose, che spesso si custodisce gelosamente e che non si vuole condividere. Ad ogni playlist è collegato un aneddoto, un incontro, una data. Una specie di codice a barre identificativo di un prodotto” umano”. Chi scrive poi, è affetto da una particolare perversione tesa allo spiare titoli sugli Ipod altrui nei luoghi più disparati. Perdonatemi ma è più forte di me: una curiosità irrefrenabile. Un interesse all’altro a volte invadente ma innocuo. Siate clementi, suvvia.

 

Così, benedetto fu l’inventore dell’Ipod, e del walkman prima ancora. Cosa c’è di più bello che coprire i rumori delle macchine con una bella melodia, cantare a volte di nascosto per paura di essere scambiati per folli? Guido Catalano ha scritto versi riguardo a quanto sia bello indossare sciarpe d’inverno, per nascondersi e parlare da soli, cantare da soli si potrebbe aggiungere, senza essere confusi per mentecatti.

 

La playlist sul nostro Ipod rappresenta un luogo sicuro per ognuno di noi. Sentire la stessa sequenza è come tornare a casa: è confortante. Cambiare traccia, invece, permette di riordinare pensieri conferendo un adeguato colore alle emozioni. Un telecomando per le sensazioni. Tornare allo stesso gruppo, allo stesso cantante dopo mesi e scoprire che ci sono mancati è come accorgersi della mancanza di abitudini, come quando rivediamo le persone che amiamo ma sembra che nulla sia cambiato. Come ci si può sentire legati così tanto a qualcosa dopo anni? Come ci si può emozionare al semplice ascolto di canzoni da due o tre note? Qui credo non esistano risposte oggettive ma interpretazioni soggette alle particolarità e diversità che compongono l’essere umano.

 

Con questo non si vuole assolutamente denigrare ciò che fa Spotify: ma mi pare un modo alquanto impersonale di vivere la musica. Il rischio è di diventare ascoltatore passivo, inerme alla partecipazione e al corso degli eventi. Oggi è Natale e vi chiedo di raccontarci la vostra storia, dedicando anche solo cinque dei vostri minuti natalizi. Perché in fondo se Guccini invece di scrivere Una canzone avesse scritto Una Playlist, probabilmente con la sua voce tonante avrebbe cantato:

 

La playlist è una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d’ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;
è un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare

Caro lettore, accogli sotto il tuo albero (e anche sul nostro blog) la vostra/nostra playlist. Ripartiamo dal sorriso e dalle nostre storie musicali. Aggiungi direttamente nella playlist di Spotify, oppure inviaci le canzoni tramite questo form e le aggiungeremo noi per te.

 

 

Author: Maria Sabata Di Muro

Studentessa di Giurisprudenza per caso prima, per passione poi. Sognatrice e idealista per professione.

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