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In copertina: i Baustelle, da sinistra a destra Claudio Brasini, Francesco BianconiRachele Bastreghi. Fonte qui

Aspettando il nuovo album dei Baustelle..

“Che fine hai fatto? Ti sei sistemato? Che prezzo hai pagato? Che effetto ti fa? Vivi ancora in provincia? Ci pensi ogni tanto alle rane? “ Se fossimo di fronte a Bianconi e co, magari chiederemmo loro questo. Dopo 3 anni di assenza, ecco i Baustelle. Ritornano e pubblicano il singolo Lili Marleene, che però non sarà nel prossimo e nuovo album.

Francesco Bianconi, d’origine toscana, diventa celebre con Charlie fa Surf: una storia di crescita disturbata. Un racconto di formazione ma anche una sorta di inno alla sindrome di Peter Pan. Il videoclip, mandato in loop su Mtv neppure molti anni fa è nella memoria di tutti. Così come lo è quel “non voglio crescere, andate a farvi fottere” nel bel mezzo della canzone. Stiamo parlando di singoli noti alla gran parte della popolazione musicale. Come dimenticare inoltre ‘Un romantico a Milano’? Bianconi giocava allora con le parole e con gli omonimi (il Manzoni che lui preferisce non è l’Alessandro bensì l’artista Piero, quello della famosa Merda d’artista). Da qui comincerà a mixare storia personale e affreschi di una società contemporanea a volte dipinta come terribile ed incompatibile alla positività.

I Baustelle offrono una interpretazione della società da un punto di vista diverso. Gente disillusa, che cresce in un contesto sociale che cambia. Non secondo le proprie aspettative, non secondo gli ideali perseguiti. Rappresentazione piuttosto dark e tutt’altro che morettiana, per dirne una.

Alcuni dei loro versi sono diventati slogan. Perché le parole sono importanti. Risuonano e danzano anche all’interno dei party dell’ipocrisia. Come un “mi si nota di piu se vengo e me ne sto in disparte oppure se non vengo” o il “come sono fatto male, come mi disprezzo”, così “io vi amo, vi amo ma vi odio però” ed “ho scaricato tonnellate di filmati porno” restano negli annali di un’attenzione elevata per la lirica. Prendendosene anche adeguatamente beffe. Non inganni l’unicità dei versi cult: i Baustelle sono molto altro. Un fenomeno da analizzare nel complesso del loro lavoro discografico puntuale ed accurato.

I Baustelle rappresentano un mondo musicale mischiato ad un tocco di sociologia e filosofia. E’ il fascino di storytellers in un modo raffinato, per quanto qualcuno possa criticarlo definendolo in termini elitari. I continui rimandi alla letteratura come la passione per Baudelaire o per il Decadentismo fungono da elementi non trascurabili, in grado di porli come rare eccezioni di un panorama musicale italiano attuale a dir poco deludente ed illusorio.

Cinecittà, la Dolce Vita, il Neorealismo, Alain Delon. E’ un mondo bellissimo quello in quota Baustelle, innamorato di una nostalgia di quegli anni tanto fecondi per la cultura cinematografica italiana.

Bianconi non lascia nulla al caso. Non risparmia nemmeno la religione, tra un Padre Nostro ed un ‘Alleluiah’, con il richiamo a valori e caratteristiche che rappresentano pregi e difetti del provincialismo italiano. A questo si aggiunga quella sana voglia di non crescere, il romanzo di formazione, gli amori ed anche le droghe.

Cosa dovremmo aspettarci da questo album invece? Altre pillole di Decadentismo, forse? Altri musicali romanzi di formazione? E avremo forse così ancora la sensazione che non ci stiano dicendo proprio tutto? E diventeremo alunni, ancora una volta. Pronti a fare i compiti a casa e a rimettere in gioco le nostre convinzioni nei loro riguardi.

Secondo Bianconi il prossimo sarà un disco “pop, oscenamente pop. Come una bestemmia”

Forse sì: assisteremo alla nascita di un album tipicamente pop.Una specie di sfida per la band di Montepulciano? Nell’ennesimo tentativo di rompere la monotonia della musica italiana, letteralmente stanca, richiamando il maestro Battiato. Nell’attesa di attendere una nuova luce ed un nuovo grande e piacevole ritorno. In qualsiasi momento si manifesti.

Author: Maria Sabata Di Muro

Studentessa di Giurisprudenza per caso prima, per passione poi. Sognatrice e idealista per professione.

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