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Russia, Cina, Arabia Saudita e il declino dell’egemonia del Dollaro

Russia, Cina, Arabia Saudita e il declino dell’egemonia del Dollaro

Articolo originale qui, di Ariel Noyola Rodríguez

Negli scorsi mesi, Russia, Cina e Arabia saudita hanno venduto miliardi di buoni del tesoro degli USA. Inoltre, per proteggersi dalle violente fluttuazioni del dollaro, le banche centrali di diversi Paesi acquistano enormi quantità di oro per diversificare le riserve valutarie. In breve, l’offensiva globale nei confronti del dollaro è esplosa attraverso la vendita massiccia di titoli di debito degli Stati Uniti e, in parallelo, l’acquisto di metalli preziosi.
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Deutsche Bank può diventare la Lehman Brothers europea

Deutsche Bank può diventare la Lehman Brothers europea

Ricordate la Lehman Brothers e il suo fallimento del 2008? Fu il più grande fallimento della storia – la banca si era cacciata in cattive acque con la crisi dei mutui sub-prime, possedeva titoli tossici (cioè denaro in investimenti ad alto rischio) più di ogni altro istituto e dopo un’enorme serie di bugie e falsi contabili, fallì. Questo scatenò la crisi finanziaria globale e l’inizio di un’epoca disastrosa per l’economia occidentale e mondiale…
Bene, in quella tempesta del 2008 c’era anche la Deutsche Bank, il più grande conglomerato bancario-finanziario europeo. Anche la DB possedeva grandi quantità di titoli a basso rating (i titoli tossici), ma riuscì per lo più a cederli ad altri investitori, compresa molta gente che non era a conoscenza dei reali rischi di tali investimenti.
Per questo motivo, nel mese di Settembre, il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto una maxi multa all’istituto tedesco: 14 miliardi di dollari per non aver informato adeguatamente gli investitori del rischio di tali obbligazioni.  Il titolo in borsa della banca è subito crollato ai minimi storici.

Quotazione Deutsche Bank
Venerdì scorso il CEO John Cryan aveva il compito di trovare un accordo con il Dipartimento di Giustizia, ma è tornato a mani vuote: nessun accordo in vista. La multa di 14 miliardi rimane  e anche nell’ipotesi di uno sconto di qualche miliardo, la Deutsche Bank si troverebbe comunque scoperta, poiché ha accantonamenti solo per 5,5 miliardi di euro, destinati proprio a situazioni del genere. L’accordo cercato dal CEO probabilmente mirava a pattuire una multa proprio di 5,5 miliardi (6,2$ mld). Non è la prima banca d’affari ad essere soggetta a multe per comportamenti scorretti nelle vicende del 2008: Citigroup ha pagato 7 miliardi e Goldman Sachs 5,1,  Jp Morgan 13 miliardi di dollari e Bank America nel 2014 ha versato 9,65 miliardi  e 7 di rimborsi ai clienti.

Dopo anni di ritornelli sulla grande e solida Germania penserete: che vuoi che sia, se hanno sopravvissuto gli altri, figurati se non lo farà la DB…  MA la Deutsche Bank fa paura sia per la gigantesca multa sia per gli spettri che tale multa ha rimesso in luce:

1) La colossale esposizione in DERIVATI – la banca tedesca ha investimenti in derivati per 46 mila miliardi di euro, cioè, in cifre 46’000’000’000’000 €. (il PIL della Germania vale 3,7 mila mld, quello Europeo 14,6 mila mld). db-gross-exposure_0 Ora, a chiunque possono sembrare tanti soldi, ma quando a pensarlo sono anche quelli di JP Morgan allora vuol dire che sono davvero troppi. Il pericolo non sta tanto nell’esposizione in sè quanto nell’esserlo in un momento di crisi come questo.

Nikolaos Panigirtzoglou, analista della JP Morgan, scrive in una nota:Siamo preoccupati che l’esposizione in derivati possa creare problemi ai mercati se le preoccupazioni riguardo la Deutsche Bank dovessero continuare”. Tradotto: la Deutsche Bank si sta cacciando in un brutto guaio e noi la stiamo avvertendo.

Ogni notizia negativa sulla banca tedesca potrebbe ridurre la credibilità dell’istituto. Ed è proprio ciò che sta accadendo: una notizia di Bloomberg annunciava come alcuni Hedge Funds avessero spostato i propri investimenti altrove e subito i funzionari della Deutsche Bank sono dovuti intervenire con dichiarazioni per rassicurare tutti. La fiducia di alcuni investitori cala, investono altrove e sempre meno gente avrà voglia di rimanere in DB, è la regola, è ciò che sta già accadendo.

2) Deutsche Bank è il più rilevante rischio sistemico globale – il Fondo Monetario Internazionale in un report del “Financial Sector Assessment Program” ha parlato della Deutsche Bank come “il più rilevante contribuente netto ai rischi sistemici tra le banche di rilevanza sistemica globale, seguita da Hsbc e Credit Suisse”. Seguendo si legge:”il sistema bancario tedesco pone il maggior grado di rischi di contagio esterni in proporzione ai rischi interni”. Tale rischio è misurato dalla percentuale media di perdita di capitale di altri sistemi bancari a causa di collasso bancario nel paese di origine. Ciò significa che, essendo i sistemi finanziari e bancari di tutto il mondo interconnessi, se Deutsche Bank cade, seguirà un disastro 161015783-eb434c08-41c1-4282-a337-5ce8d0ad13f33) Deutsche Bank non è Lehman Brothers, è molto peggionon è la solvibilità o la mancanza di capitale che uccide una banca, è la perdita di (accesso alla) liquidità. Quando, cioè, nessuna istituzione o investitore, pubblico o privato, piccolo o grande che sia, vuole più fornire liquidità (depositi o investimenti) ad una banca è praticamente certo che questa fallirà in breve tempo. E’ ciò che successe a Lehman Brothers quando si vide tagliare le sue fonti di liquidità. Ad oggi la Deutsche Bank non presenta grossi problemi di liquidità, quanto di capitalizzazione, però, come abbiamo detto, la liquidità può svanire molto rapidamente in caso di crisi e calo della fiducia sui mercati. Da questo punto di vista, la DB non è Lehman Brothers, è molto peggio: in caso di un collasso del colosso tedesco e di diffusione di panico nei mercati, la banca non dovrà solo fare i conti con hedge funds e grandi investitori pronti a spostare i loro soldi altrove, ma si scatenerebbe contemporaneamente una corsa agli sportelli dei semplici correntisti che accelererebbe il fallimento. Lehman brothers non aveva correntisti, era una pura banca di investimento.

Come Francia e Gran Bretagna hanno posto le basi dell’Isis in Medio Oriente. L’accordo Sykes-Picot

Come Francia e Gran Bretagna hanno posto le basi dell’Isis in Medio Oriente. L’accordo Sykes-Picot

Traduzione a cura dell’autore. Articolo originale qui.

Esattamente cento anni fa, Sir Mark Sykes era ad un incontro a Downing Street cercando di persuadere il consiglio di guerra di Herbert Asquith ad accettare un piano per la spartizione del Medio Oriente tra Francia e Gran Bretagna, scritto assieme al diplomatico francesce François Georges-Picot. (altro…)

Come la CIA drogò un intero villaggio con l’LSD

Come la CIA drogò un intero villaggio con l’LSD

GUERRA FREDDA E GUERRA NON CONVENZIONALE

A pochi anni dalla fine della seconda guerra mondiale ed in piena guerra fredda, il confronto tra il blocco comunista e quello occidentale era in pieno svolgimento.
Mentre l’unico confronto armato  si teneva in Corea, i reparti speciali dell’esercito e l’intelligence dei due blocchi si concentravano su sperimentazioni e ricerche allo scopo di trovare non solo l’arma perfetta da utilizzare sul campo di battagia, ma anche il metodo migliore per ottenere informazioni utili dai prigionieri, dai nemici e dagli informatori. In questo contesto nacquero i progetti Chatter e Artichoke su metodi non convenzionali pensati per essere più efficaci della classica tortura fisica e psicologica: ipnosi, deprivazione sensoriale, farmaci e droghe, pratiche sessuali, isolamento. Queste ricerche, condotte dagli Stati Uniti, venivano coordinate dalla CIA, che si serviva sia di brillanti menti militari e scientifiche interne, sia di esperti esterni, e vennero unificate con gli anni nel progetto MK-ULTRA. Tra i collaboratori esterni degli americani c’era la Sandoz Chemical Company di Basilea, in Svizzera. La Sandoz riforniva gli americani di Metrazol, insulina per terapia sotto-shock, anfetamine e anti-convulsivanti. Proprio nei laboratori della Sandoz lavorava un certo Albert Hofmann, colui che nel 1938 sintetizzò per la prima volta l’ LSD. Anche l’LSD era tra le sostanze usate dagli scienziati americani, ed era fornito dalla Sandoz Chemical.

IL DELIRIO DI PONT ST. ESPRIT

Era una solita giornata di metà Agosto del 1951 nel villaggio di Pont Saint Esprit, cittadina di appena 6000 abitanti nel sud della Francia. La gente viveva la normale, pacifica quotidianità di un villaggio di campagna quando iniziò un delirio: alcune persone del villaggio in tarda serata iniziarono a sentirsi male, convulsioni, nausea, allucinazioni. Alcuni, da poco addormentatisi, ebbero incubi e visioni. Il delirio aumentò e molta gente iniziò a manifestare violenti atti psicotici, due si suicidarono, cinque morirono in preda ad allucinazioni, altri aggredirono vicini e soccorritori, un bambino tentò di strangolare la nonna.pont-st-esprit                                                                                                                 [Fonte:thinkingsidewayspodcast.com]

Nel delirio, il colpevole fu ritenuto il fornaio. Gli fu subito data la caccia, pensando che il suo pane fosse avvelenato e quindi causa di tutto ciò. Brian, il fornaio, venne quasi linciato e la sua porta fu segnata con una croce nera, come un untore. La gendarmeria lo arrestò subito, non tanto per la sua colpevolezza quanto per salvarlo dal linciaggio.
La notizia scioccò tutta la Francia. L’orrore si Pont st. Esprit giunse anche sulle pagine del La Stampa. Ma cosa accadde quel giorno alla gente del villaggio? Inizialmente si parlò di un avvelenamento dovuto alla presenza di frumento avariato nella farina con cui era stato fatto il pain maudit (“pane maledetto”). Si pensava che una muffa avesse contaminato il pane, provocando effetti allucinogeni. Tale tesi era sostenuta proprio dalla delegazione di chimici della Sandoz company, accorsi sul luogo per delle analisi investigative.

L’INCHIESTA 60 ANNI DOPO

Per decenni, la storia della farina avariata fu l’unica spiegazione alla follia di Pont st. Esprit, eppure non tutti erano cosi convinti che si trattasse della verità. Nel 1995 Hank Albarelli, giornalista investigativo americano, iniziò una lunga inchiesta partendo dallo strano suicidio di Frank Olson. Olson era un batteriologo operante nella base dell’esercito statunitense per le armi biologiche di Fort Detrick, nel Maryland. Mori nel 1953 cadendo dalla finestra della sua abitazione al tredicesimo piano, a New York. Albarelli, partì con la sua inchiesta deciso a scoprire quale fu la reale sorte di Olson, ancora troppo poco chiara. Investigò sull’operato di Olson, sugli esperimenti della Special Operations Division di Fort Detrick, arrivando a documenti che dimostravano come esperimenti con l’LSD fu usato per contaminare il pane di Pont st. Esprit.  Albarelli cita fonti di ex biochimici della base di Fort Detrick che raccontano: “i risultati complessivi della sperimentazione nel sud della Francia erano buoni, ma c’era anche un effetto negativo, o quello che oggi si chiama reazione del ’cigno nero’. Che diverse persone morissero era un dato inaspettato, del tutto inatteso. Non avrebbe dovuto operare in quel modo, così era stato di nuovo messo allo studio“.
Mkultra cessò di esistere a fine anni sessanta, e pochi anni dopo, nel 1975, invece, una grande quantità di dati riservati dell’agenzia di inteligence statunitense furono resi pubblici. Tali documenti fecero molto scalpore nell’opinione pubblica e costrinsero il governo ad istituire una commissione (la Commissione Rockfeller) di inchiesta sui crimini della CIA. Tra una infinità di documenti, la commissione Rockfeller ne trovò uno che faceva chiaramente riferimento a Frank R. Olson e all’esperimento di Pont st. Esprit, condotto tramite l’utilizzo di due cittadini francesi.  ATM033-WHouse1                                                                                                                                                               [Fonte: voltairenet.org]

Anche la vicenda della morte di Frank Olson fu svelata: egli morì in seguito alla somministrazione di LSD a sua insaputa, cosa che gli provocò uno stato di delirio, causa del suo suicidio. Nel 1975 l’esercito americano ammise tale evento, offrendo alla famiglia un risarcimento di 750.000 dollari.

Vuoi goderti Bangkok? Ecco la tua guida di sopravvivenza

Vuoi goderti Bangkok? Ecco la tua guida di sopravvivenza

Otto semplici regole per vivere la cultura thailandese

Bangkok è metropoli elusiva, restia a qualsiasi tipo di definizione. Una volta atterrati qui avrete pochi punti di riferimento, non solo per l’enorme estensione della città, ma anche per l’unicità della cultura e dello stile thailandese, affascinante e difficile da interpretare. E’ una metropoli paradossale: continua ad espandersi preservando la tradizione nel bel mezzo del caos sfrenato della modernità. Solo agli inizi del 1900 la città occupava una superficie di soli 13.2 km2, mentre oggi si estende su 330 km2 di terreno sottratto ai campi paludosi che la circondavano. Ma la corsa di Bangkok si è sviluppata anche verso l’alto, verso il cielo, ed in soli trent’anni ha mutato totalmente il suo skyline con più di mille grattacieli (nel 1970 erano solo 25). Bangkok è un labirinto a cielo aperto dove potreste essere ingannati, perdervi o innamorarvi. In ogni caso, se siete decisi ad andarci, vi servirà una piccola guida di sopravvivenza.

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