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La biografia dei figli cambiati: vi raccontiamo il 2016 della redazione

La biografia dei figli cambiati: vi raccontiamo il 2016 della redazione

Nel 2000 lo scrittore contemporaneo Andrea Camilleri pubblicava un volume per la Rizzoli, dal titolo Biografia del figlio cambiato, dove si divertì a romanzare la vita di Luigi Pirandello in maniera confidenziale, prendendo il nome in prestito il nome dell’opera pirandelliana La favola del figlio cambiato. L’intento dell’autore siciliano non era solamente quello di raccontare la storia dello scrittore ma di farlo in maniera discorsiva, “come se lo stesse raccontando ad un amico”, senza riferimenti a fonti e dati bibliografici ma solamente da un punto di vista personale.

Con la stessa confidenza, ma da autore e lettore, vi raccontiamo il lavoro svolto in questi primi cinque mesi di vita della nostra redazione. Parafrasando l’introduzione del primo editoriale di Cosimo Cataleta possiamo cominciare dicendo: quella mattina ci siam svegliati “Figli Cambiati”.

Alle 8:30 nel loro buongiorno al mondo i figli cambiati spiegarono ai loro futuri lettori le ragioni e le basi culturali del loro progetto. Specificarono la coraggiosa scelta di non recintarsi mai all’interno di una rigorosa linea editoriale: sarebbe stato inutile. Piuttosto, preferimmo lasciare un ampio margine di libertà in modo che qualsiasi autore, presente o futuro, potesse sentire addosso la libertà necessaria di scrivere e di poter non solo sfruttare questo blog “redazionale” come amplificatore della propria espressione, ma soprattutto di poter sposare questa causa e potersi sentire anche lui a tutti gli effetti il figlio cambiato di cui parla Luigi Pirandello.

Non avere una linea editoriale per i figli cambiati non significa tuttavia rappresentare un progetto neutro o asettico. Nei 147 giorni sono stati approfonditi i temi politici più importanti europei ed extraeuropei con doverosa criticità e soprattutto senza peli sulla lingua: dovevamo e dobbiamo questo ai nostri lettori. Parlando di diritti umani, sono stati affrontati alcuni temi del passato: da Ken Saro Wiwa a quelli attuali. Ricordate le 10 domande sulla morte di Giulio Regeni. Un drammatico caso diplomatico, che continueremo a seguire fino a quando non sarà fatta piena luce. Il 24 agosto sono stati dedicati 3 giorni al terremoto del centro-Italia sensibilizzando i lettori all’altruismo e parlando di ricostruzione del patrimonio. La attenzione alle elezioni americane ha riguardato invece sia i processi storici a stelle e strisce che il circolo delle false notizie che ne hanno decisamente condizionato l’esito. Un’interesse particolare ha riguardato il referendum costituzionale italiano con l’analisi dei risultati e delle reazioni della stampa estera.

In assoluta libertà i figli cambiati hanno dedicato un ampio spazio ai temi culturali: raccontando inizialmente l’arte dello straordinario De Chirico e poi dei pittori austriaci, per poi inaugurare gli argomenti letterari tra “la Rancura di Luperini” ed uno spazio fisso e originale alla domenica con poesie e racconti. La musica è stata affrontata in più occasioni: dal premio Nobel Bob Dylan al maestro Leonard Cohen, sino ad un appuntamento fisso con la rubrica Playlist. Coinvolti dell’archeologia si sono interessati alle meraviglie della pittura pompeiana e degli usi e costumi romani, assieme alle discussioni filosofiche come il futuro immaginato da Ippolito Nievo nel pieno ‘800. Ed ancora, i dibattiti più particolari e attuali come le nuove disposizioni europee per i pacchetti di sigarette, che molto hanno fatto discutere. Con la preparazione scientifica giusta sono stati trattati in maniera esauriente i casi storici e gli esperimenti clinici della psicologia. Fin dall’inizio fanno parte della nostra famiglia anche gli hijos cambiaron, i figli cambiati spagnoli, che hanno collaborato permettendo di affacciare questa realtà al di fuori dei limes geografici.

Abbiamo raggiunto un piccolo traguardo. Un traguardo che ci ha permesso di maturare concretamente nuove ambizioni per il futuro: continueremo a lavorare con una costanza e una qualità sempre migliori, senza disperdere l’originalità di sempre. Un buon anno e un GRAZIE ai nostri lettori, spina dorsale e motivazione di questa giovane redazione.

Roberto Del Latte

La rivoluzione musicale “do Brasil”

La rivoluzione musicale “do Brasil”

Nel secondo ‘900 in Brasile, conclusasi la parentesi della dittatura fascista con il suicidio di Getùlio Vargas, un nuovo golpe militare porta il paese in repressivi anni di piombo. Il governo militare censura le opere culturali creando un organo per manomettere tutte le opere, riducendo in brandelli le arti e la stampa.

A causa della loro collocazione politica e delle idee espresse dalle opere, gli artisti brasiliani vennero inizialmente arrestati e successivamente rilasciati in cambio di un esilio “forzatamente spontaneo” che ha poi arricchito le culture occidentali che li ospitavano. È il caso della bossa nova e della samba, dapprima ascoltate dai giovani squattrinati nel bar de Bubu di Santo Amaro poi “detonatori della rivoluzione” non puramente politica ma musicale e filosofica. Due generi musicali latini diventati autentico soft-power della cultura verde-oro che in Italia ha poi distinto molti artisti: da Mina ad Ornella Vanoni; da Pino Daniele a Lucio Battisti.

Geraldo Vandrè canta al festival internazionale della canzone

Geraldo Vandrè canta al festival internazionale della canzone. Immagine da UOL Música

Il ’68 è l’anno che chiama all’appello le masse, e il brasiliano Geraldo Vandrè scuote quelle del suo paese cantando l’inno alla resistenza contro i militari “pra não dizer que não falei das flores” (non si dica che non ho mai parlato dei fiori). Finito in carcere, esilia in Cile. Il caso non sfugge a Sergio Endrigo che in Italia propone al pubblico di Canzonissima una versione tradotta. Endrigo realizzerà anche una cover di samba em preludio di Vinícius de Moraes. Esule anche lui con Toquinho frequentano moltissimo gli ambienti italiani. Il primo oltre che un musicista è anche un poeta eccezionale tant’è che il suo omologo italiano Giuseppe Ungaretti ne traduce una sua raccolta di poesie.

A spalleggiare altri brasiliani in Italia c’è Chico Buarque, musicista e intellettuale che in Italia incise due album, di cui uno arrangiato da Morricone. Ma a lasciare il Brasile nel dicembre ’68 e poi trovare sfogo altrove sono tantissimi: per es. Gilberto Gil e Caetano Veloso, premiati con la Targa Tenco.

Elis Regina fu una delle eroine della protesta contro la dittatura denunciando apertamente i comportamenti del governo nelle sue apparizioni pubbliche e nelle canzoni. Un atteggiamento generato dalla sua strumentalizzazione da parte del governo di “bella e brava cantante” non permettendole di uscire dal paese e di ottenere risultati e successi ancora maggiori all’estero. Diventata orgoglio dei brasiliani, alla sua morte venne avvolta nella bandiera brasiliana con suo nome al posto della scritta “Ordem e Progresso”. Planetaria però è la sua collaborazione con Tom Jobim in Águas de Março. Interpretata anche dalla nostrana Mina in italiano. Ma ne esiste anche una versione in francese, inglese o spagnola.

 

Se c’è una cosa che ho imparato dall’antropologia è che il sangue puro è un’illusione. Ed è meglio così. Il Brasile è basato su questa potente dicotomia, sui conquistadores portoghesi che importano la lingua e gli schiavi neri dall’Angola che trascinano con sè il proprio tribalismo. La Samba, viene da lì. E’ il loro linguaggio, un loro codice che ogni regione, ogni ambiente ha declinato a modo suo.

Tutto parte da dei tamburi (o da fraseggi taglienti di chitarra) e da un ombelico: un danzatore (o danzatrice), al centro di un cerchio, sfiorava l’ombelico ad un altro e questo si aggregava al centro, come a formare un nucleo pulsante di un mondo tenuto fuori, distinguibile e noioso. Da Bahia è partito un esodo che poi ha portato a diffondere questo genere e il ballo annesso in tutto il mondo, ma non possiamo non pensare a quanto Rio e il suo Carnevale ne costituiscano l’esempio più barocco, sfarzoso, sensuale al mondo. Bahia e Rio sono i fianchi innamorati e ballerini del Brasile.

Quando due ballerini eliminano il loro ego e permettono alle loro identità di fondersi, ne viene fuori un pezzo di realtà vera e tangibile. La musica funziona in modo analogo e così succede nei migliori esempi in cui la samba, di cui la Bossa Nova costituisce la variante più cerebrale e timida a causa del ritmo più sincopato, si fonde con la cultura occidentale. Il padrino della Bossa Nova, in Brasile è Antonio Carlos Jobim, che per loro è semplicemente “O maestro”(poche cose mi stimolano come i soprannomi brasiliani). Jobim non poteva rimanere per lunghi periodi fuori dal suo paese, soffriva di una cosa chiamata saudade e nel ’66, mentre era a Rio, ricevette una telefonata. “Vorrei fare un disco con te, ti interesserebbe l’idea?” . A parlare era Frank Sinatra, a cui all’epoca Dio poteva fare solo da guardaspalle.

Ciò che ne è uscito è una gemma raffinatissima.


Una cosa da non sottovalutare, oltre alla musica, ai movimenti, sono le parole dei brasiliani. Sanno usarle come pochi.

“Soy el fuego que arde tu piel, soy el agua che mata tu sed”

Un arpeggio apre una delle più belle serie prodotte da Netflix, Narcos, di cui non credo di dover parlare. Narcos fa con la Colombia, quello che la sua sigla ha fatto con la musica brasiliana. L’America si infiltra dentro una cultura che non è sua e siccome non la può padroneggiare, è costretta a comprenderla e ad adattarsi, trovando un incontro fiorente e disarmante. Rodrigo Amarante ha detto di essersi ispirato ai sentimenti della madre di Pablo Escobar mentre cresceva il futuro boss del Cartello di Medellin. Ed è il folk elettrico, il terreno su cui la sua simil-samba si dispiega: “Mi tesoro basta con mirarlo, y tuyo serà”.

 

Di Roberto Del Latte e Walter Somma

Italia Sì, Italia No: benvenuti al Festival del complotto

Italia Sì, Italia No: benvenuti al Festival del complotto

Immagine presa da l’Espresso

Partiamo da un assunto: gli italiani non vogliono cambiare la Costituzione. Era successo nel 2006 con la disfatta della proposta Berlusconi. Si ripropone con l’esperienza del governo Renzi dieci anni dopo. Il popolo italiano non è incline a modifiche costituzionali. Sarebbe curioso ricercarne le ragioni, poiché la vaga impressione è che l’alta ed inaspettata affluenza abbia portato alle urne una altissima percentuale di No, decisiva per la netta bocciatura legata alla proposta del governo. Senza che forse, fosse presa in considerazione.

Questo non vuol dire che in casa Pd possano o debbano essere sottovalutate le dimensioni della sconfitta. Il popolo sovrano racchiude dopotutto una vasta gamma di anime: non solo costituzionalisti che convivono quotidianamente con la bellezza e le complicazioni interpretative della Carta. E per fortuna: la sconfitta di Renzi è dunque quella di aver dimenticato una buona fetta di tali anime.

ll Sì ‘trionfa’ solo in Toscana, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige: un risultato devastante che collide persino con gli ultimi sondaggi. Sondaggi che pur vedendo in vantaggio il No, consegnavano ai sostenitori del Sì una fievole speranza in vista del voto. Non è stato così, ma sono tuttavia molti gli aspetti da prendere in considerazione. Per quanto netta, la vittoria del No non può evitare la considerazione relativa alla percentuale raggiunta dal Sì: ad osservare le posizioni degli schieramenti politici, per i vincitori c’è da gioire ma nemmeno troppo.

Il 40% del Sì non è un dato da sottovalutare ed è un prodotto ad esclusivo marchio renziano, a differenza della elevata frammentazione del No, dal centrodestra alla destra populista, sino a M5s, minoranza Pd e sinistra radicale. Vien da chiedersi se questo risultato possa davvero rappresentare una concreta svolta per le opposizioni in vista del futuro (a parte le quotazioni in notevole rialzo del Movimento Cinque Stelle).

E’ stata una vigilia di pessimo gusto, come del resto in riferimento a quanto avvenuto durante tutta la campagna, voto compreso. E tutto si è dissolto nel peggiore dei modi: il sospetto per presunti brogli dei Sì nel voto estero, la questione delle matite, la votazione ‘irregolare’ (?) del Premier. Uno scenario che conferma la bassezza attuale delle opposizioni e più in generale della politica italiana. Vogliono farci credere che sia stata una delle migliori pagine della nostra storia e della democrazia, in uno squallido festival ‘complottistico’ talmente inadeguato da rendere apprezzabili e persino credibili manifestazioni come il festival di Sanremo o il defunto Festivalbar. E’ giusto guardare in faccia la realtà, in un Paese tifoso ed arrabbiato.

Per il Paese c’è davvero poco da esultare, ricordando inoltre come curiosamente tutti coloro che abbiano contestato eventuali brogli e complotti di qualsivoglia genere ed entità, siano improvvisamente ricomparsi direttamente sul carro dei vincitori. Senza nemmeno il pudore e la dignità di ammissione di una palese assenza di contenuti politici, oltre che di elevati e spocchiosi atteggiamenti di una incommensurabile ipocrisia. Perché le regole valgono quando diviene necessario tutelarsi dalle (presunte) sconfitte o quando fanno comodo, ma divengono trasparenti in caso di successo elettorale. Questa è l’Italia ed i rappresentanti della stessa (per fortuna, una sola parte).

Zero alternative al governo Renzi, che domani rassegnerà le proprie dimissioni al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Ma che di fatto ha ancora le redini del partito e potrebbe risultare decisivo negli scenari futuri. Quale sarà il futuro del dimissionario premier? Renzi ha espresso ai leader vincitori «congratulazioni, onori ed oneri» per un futuro accordo sulla legge elettorale, ritraendola tra le priorità post-voto assieme all’approvazione definitiva della legge di bilancio.

Questi i passaggi fondamentali: vero che la palla finirà nelle mani del Capo dello Stato. Altrettanto vero come il Pd potrebbe restare tuttavia ago della bilancia delle prossime evoluzioni politiche del Paese. Anche i vincitori del No si mostrano spaccati: la destra lepenista e il Movimento chiedono immediate elezioni, magari sulla base di correttivi al Senato della legge elettorale. Forza Italia mostra cautela, non a caso ben consapevole del divario che separa i berlusconiani dal consenso piuttosto consistente di Salvini e Grillo. In ballo vi è il futuro del centrodestra, mentre M5s dovrà fare i conti con un probabile futuro passaggio da forza di opposizione a partito di governo.

E si giunge così anche alla fatidica domanda: quali saranno le strategie del Movimento? Il tempo delle chiacchiere e della propaganda è ormai (fortunatamente) terminato. Ora occorrono proposte. Occorre dimostrare al popolo di non essere unicamente contenitore di un malcontento generale, ma generatore di una proposta politica alternativamente valida alla caratura di un leader come Renzi, francamente un unicum all’interno di una povera e disastrata politica nazionale.

Come ha ricordato lo stesso premier «fare politica contro qualcuno è facile, ma fare politica per qualcosa è più bello». Al Movimento e alle opposizioni non resta che augurare un buon lavoro in vista di un futuro improvvisamente roseo, dopo svariati mesi trascorsi nelle beate stanze dell’ostruzionismo. Difficile dire che Italia sarà: ai migliori psichiatri, in un Paese altamente psicotico ed incline alle piacevolezze dell’instabilità, l’ardua sentenza.

Cosimo Cataleta

L’ascesa e il declino dell’impero americano

L’ascesa e il declino dell’impero americano

Le elezioni americane e la campagna elettorale appena conclusasi hanno fatto molto discutere su come uno o l’altro candidato potrebbe gestire il Paese in caso di grave crisi o peggio di guerra atomica e mondiale. Un Paese diviso, tra chi affermava che la Clinton fosse più guerrafondaia, chi invece ammirava Trump per la volontà di distensione con la Russia. La verità è che gli Stati Uniti sono un Paese  in guerra fin dalla nascita a prescindere dal candidato. E’ la natura di questo Paese e del suo popolo che modellerà il futuro di se stesso. Non sono solo un Paese ma un vero e proprio Impero: un impero che sta crollando. Non è un mistero come abbiano da sempre  voluto dichiararsi Paese virtuoso e destinato alla supremazia. W.H.Seward, segretario di stato di Abraham Lincoln diceva: (altro…)

Gazprom: il gigante gassoso

Gazprom: il gigante gassoso

Gazprom, come abbiamo anticipato nello scorso articolo sui gasdotti è la più grande compagnia russa. Rappresenta il 70% della produzione russa di gas naturale e controlla il 18% delle riserve mondiali di gas conosciute. Negli anni con l’acquisizione di alcune compagnie petrolifere, Gazprom, si posta subito dopo Arabia SauditaIran come il maggior possessore mondiale di petrolio e petrolio equivalente in gas naturale. Il colosso non partecipa solamente all’estrazione e vendita di gas e petrolio ma controlla soprattutto società bancarie, di assicurazioni, mediatiche, di costruzioni ed agricole. Inoltre è proprietaria (e sponsor) della squadra di calcio dello FC Zenit San Pietroburgo e sponsor del Chelsea Football Club, dello Schalke 04 e della UEFA Champions League. (altro…)

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