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Le morti innocenti e l’ipocrisia occidentale

Le morti innocenti e l’ipocrisia occidentale

immagine da: quotidiano.net

Sulla strage di Berlino al mercatino di Natale e sulla morte dell’ambasciatore russo ad Ankara, non è ancora dato formulare con certezza la completezza degli eventi. Per dovere di cronaca, mi limiterò così ad analizzare tutto quello che al momento è espresso dalla stampa italiana ed estera.

 

Per Berlino l’ipotesi è l’attentato di matrice islamista, considerata anche la rivendicazione di Isis, il sedicente Stato islamico. Il bilancio è di 9 morti e 50 feriti, le cui vite saranno per sempre compromesse (eventuali sopravvissuti inclusi) nella tragica notte di Charlottenburg, nel pieno centro berlinese e nei pressi della Chiesa del Ricordo. Vite devastate dalle inadeguatezze colossali dei governi occidentali e dall’incapacità europea di gestire l’apparato sicurezza, come ampiamente designato dalle precedenti stragi che hanno colpito in particolar modo la Francia ed il Belgio.

 

Altro non è dato aggiungere: l’Europa si conferma bersaglio facile degli attacchi terroristici per la sua inconcludenza ed ipocrisia nella risoluzione delle principali crisi mondiali. Se infatti l’attentato di Berlino non trova ancora riscontri negli attacchi di matrice islamica, l’episodio di Ankara legato all’uccisione dell’ambasciatore russo delinea un chiaro segnale composto di rabbia e frustrazione. Non è trascurabile pertanto il profilo dell’attentatore in terra turca: un poliziotto di 22 anni che uccide in nome di Aleppo, interminabile scenario di un disastro nel territorio siriano tutt’altro che concluso e risolto.

 

Uno scenario che ormai prosegue dal 2011, protagonista della devastazione di civili innocenti privati delle loro regolari vite e della loro regolare quotidianità. Non si dimentichino le recenti parole della giornalista arabo-israeliana, Lucy Aharish:

 

«Proprio adesso, in Aleppo, Siria, è in corso un genocidio. Ma fatemi essere più precisa: è un Olocausto. Magari non vogliamo sentircelo dire, non vogliamo occuparcene, ma sta accadendo. Ad Aleppo è in corso un Olocausto e il mondo se ne sta a guardare senza fare nulla».

 

E sono ancor più dure le parole successive:

 

«Nel ventunesimo secolo, in un mondo dove l’informazione può stare sul palmo della vostra mano, in un mondo in cui potete sentire le vittime e le loro storie dell’orrore in tempo reale, noi ce ne stiamo immobili. Mentre i nostri bambini vengono massacrati in ogni singola ora».

 

La situazione di Aleppo e della Siria in generale non può dunque essere trascurata dai paesi occidentali, né dalle principali potenze mondiali in campo. Nell’articolo de “Il Post” del 18 dicembre, intitolato ‘L’evacuazione di Aleppo è di nuovo bloccata’ si legge:

 

«Nonostante gli appelli umanitari degli ultimi giorni per Aleppo, non sembra ci siano paesi occidentali disposti ad intervenire più massicciamente in quella parte di guerra siriana in cui non è coinvolto lo Stato islamico, cioè quella che vede contrapporsi i ribelli con le forze alleate ad Assad».

 

Cosa vuol dire tutto questo? Il mondo è forse legittimato a dimenticare e porre in seconda fascia morti dimenticati poiché lontani territorialmente e probabilmente ideologicamente? Questo è il quesito di fondo, del quale purtroppo oramai conosciamo la risposta. L’importante non attacchino noi: eccola la vittoria dell’individualismo moderno, incapace di riflettere sulle questioni umanitarie del nostro tempo se ad essere colpite non sono Bruxelles, Parigi, Berlino o i nostri cari. Un menefreghismo e pressappochismo politico, pagato da civili e concittadini europei banalmente ricordati con un Safe Check o una ridicola immagine da social network, mentre all’improvviso esplode quell’innato senso politico di manifestazione delle proprie conoscenze della politica estera, naturalmente non pervenute in assenza di stragi.

 

Qui si torna all’individualismo moderno, che affonda le proprie radici nella parte più idolatrata del liberalismo ottocentesco: esporre a tutti i costi la propria idea, pur nei casi di una evidente e totale assenza di contenuti capaci di formulare un pensiero critico, tuttavia indispensabile alla creazione di un pensiero comune in grado di analizzare le dinamiche della società odierna.

 

La manifestazione di quella idea, sacrosanta nei limiti previsti dalle costituzioni moderne, non può tuttavia trascurare le idee dell’altro, del diverso. E’ così che infatti il processo di integrazione rischia di fallire: distruggendo imprescindibili basi legate all’ascolto di culture aprioristicamente rifiutate in nome della supremazia occidentale, alle quali non resta che adattarsi in cambio di una ospitalità quasi forzata (la spaccatura europea sul tema migranti ne è emblematica).

 

Una società sempre più povera moralmente ed indifesa personalmente, le cui responsabilità sono da additare al mondo dei politicanti e che proprio per questo non possono più limitarsi a deleghe e tifi calcistici. La politica è campo di confronto, a prescindere dalle singolari prese di posizione. E’ terreno di scelte, già peraltro compromesse dal terribile avvento di una finanza che ha surclassato l’avvento novecentesco dei partiti di massa e dell’ormai defunto Stato sociale.

 

E’ 20 dicembre ed un altro infausto anno volge al termine. C’è un tempo per il silenzio ed un altro per le soluzioni. La politica rifletta e le ricerchi senza prese in giro, delle quali il mondo civile è profondamente rassegnato e rammaricato. I cittadini smettano invece di smanettare senza cognizione di causa. In un mondo così ci sarà davvero bisogno di tutti.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte settima)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte settima)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ è un racconto a puntate. Prima parte qui , seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte quiquinta parte qui. sesta qui.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

A Westminster i giochi erano ormai fatti. La compromissione del potere parlamentare era giunta al culmine, portando al potere esecutivo l’ormai ex sindaco di Cupcake, Timothy Mellby. Il tempo di rivestire la prestigiosa carica di Prime Minister era arrivato. L’obiettivo era dunque stato agguantato: impadronirsi del governo inglese e dell’intero Regno Unito. Fortunatamente Morrissey era morto, mentre Hemingway avrebbe certamente continuato a scrivere e berci su. Offrendo whiskey di qualità a dissidenti politici e letterati di quartiere del mondo parigino.

 

Il ‘nuovo’ dittatore Mellby non avrebbe tuttavia certamente dimenticato l’abbandono di Aaron Mithcell e la sua conseguente fuga da Cupcake Town, percepita oltre che accertata dai suoi uomini di polizia e di fiducia. Il destino di Aaron e Cecily si sarebbe rilevato ben presto molto complesso, nonostante la loro fulminea ‘luna di miele’ a Lakewood, terra universitaria nella quale i due avevano coltivato e solo apparentemente abbandonato i loro sogni dal profumo di futuro.

 

Certo, il nuovo assetto ‘istituzionale’ avrebbe, come predetto dalla inaspettata saggezza di Cecily Burns (non certo un politico di professione), modificato l’assetto numerico ed organizzativo del fatidico Tribunale dei Tradimenti. Ma era altrettanto vero, come sostenuto dalla prudenza di Aaron, che un tradimento pregresso non sarebbe di certo stato dimenticato. E che soprattutto, la morte di Pamela non sarebbe scomparsa nel nulla. Tanto meno dimenticata dai vertici giurisdizionali del nuovo regime a carattere totalitario.

 

  • Non sei mai stato un decisionista.

  • Se lo fossi stato ti avrei lasciato per una qualsiasi ragione possibile. In maniera brutale e bruciante. Come hai fatto tu cazzo, Cecily.

  • Scherzi? Nessuno ti ha mai ricordato le tue parole.

  • Che cosa avrò mai detto?

  • Più di quanto tu possa pensare Aaron. Non ti avrei mai lasciato se quelle parole non mi avessero davvero ferito.

 

Quelle interminabili conversazioni proseguivano come un macigno verso la composizione del loro intricato puzzle. Un catalogo costernato da segreti e racconti non ancora definiti, coadiuvati da cavalleresche ed epiche battaglie sentimentali. Aaron e Cecily non avrebbero sopravvissuto alle vette della felicità eterna. Cresceva così il bisogno di innalzare i loro mondi ad un sentimento di perenne ed indefinita antitesi, che li avrebbe di conseguenza trasportati dinanzi a quella sensazione di estasi e definitivo congiungimento da sempre desiderato.

 

E mentre decidevano il da farsi, impegnati a stabilire quale delle due fosse la strategia più consona alla salvaguardia delle loro vite, il telefono squillò improvvisamente. Era quello di Aaron, sul quale schermo compariva il maledetto numero del rivale e futuro Prime Minister, Timothy Mellby.

 

 

  • Mithcell, è un vero piacere ascoltare la tua voce.

  • Egregio dittatore, cosa posso fare per lei?

  • Devo dire che hai un coraggio quasi invidiabile, Aaron.

  • Tu credi Timothy?

  • Sai, come dire..  non è da tutti non avere le palle di ammazzare personalmente una moglie. Per stare con la donna del passato. Un gesto davvero democratico.

  • Che cazzo dici? Il tuo desiderio di aggirare il mondo attorno alla tua persona te lo faccio…

  • Frena, Aaron Mithcell. Sappiamo tutto sul tuo conto. Eppure pensavo mi avessi raccontato tutto di te. Ed invece, guarda caso, le cose si mettono bene per me. La tua fine è prossima, ghostwriter.

 

Aaron Mithcell agganciò con rapidità il proprio telefono cellulare, dinanzi agli occhi ansiosi e preoccupati della dolce amata Cecily. Quella donna conosceva lo sguardo delle sue priorità. Sapeva che quella apparente situazione di tranquillità si era impietosamente trasformata in un dramma che ormai necessitava di soccorso adeguato ed immediato. Un capovolgimento di fronte, che Aaron ormai non aveva più il potere di gestire e reggere. Il regime stava per prelevare e disintegrare l’ultima grande coppia. Verso la fine di un fallimentare e bislacco XXI secolo. Roba da libri di storia, che il corrente scrittore fatica onestamente a delineare ed in primis, raccontare.

 

  • Che cosa ti ha detto Aaron?

  • Ci ha detto che siamo fottuti Cecily.

  • Ovvero?

  • Stanno venendo a prelevarci. Sanno che siamo a Lakewood.

 

Anni addietro il matrimonio tra la ex moglie Pamela ed Aaron, Cecily aveva avuto una duratura relazione con il consolidato dittatore Mellby. Prima di una rottura inevitabile, che l’avrebbe riportata nelle tortuose vie del grande e unico vero amore. Aaron aveva fatto di tutto per tenere viva la propria storia con Cecily. Ma non abbastanza dal distoglierla dai bastardi della politica.

 

Fu così che Mellby rielaborò la propria vita all’interno di una drammatica spaccatura tra attività professionale e sentimenti. Da un lato il desiderio di conquistare il mondo, ripudiando il rifiuto di Cecily. Dall’altro, quella incontrollabile ossessione sentimentale che lo portò ad inglobare nel regime il miglior ghostwriter del Regno Unito.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte sesta)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte sesta)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ è un racconto a puntate. Prima parte qui , seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte qui. quinta parte qui.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

Aaron e Cecily non erano una coppia comune. Adoravano riprendersi e talvolta persino offendersi. Non avevano mai trovato un reale punto d’incontro, se non che un giorno avrebbero trascorso insieme il resto dei loro giorni. Ad offendersi e riprendersi. La notte era sempre stata il loro momento migliore. Una forma di ricongiungimento dei sensi e dei corpi. Corpi straziati dai continui vani tentativi di incontrarsi per sempre. Ma adesso erano a Lakewood, in quel magico posto nel quale lui ebbe persino a litigare con il nulla. Come se qualcuno avesse tolto qualcosa a Cecily. E quella era la sua ossessione perenne: osservarla sorridere, come l’ultima volta nei pressi di uno squallido e grigio collegio universitario, sbiadito dai ricordi e dal grigiore dei temporali.

 

  • Come andrà a finire?

  • Mmm..

  • Non lo sai, vero?

  • Credo perquisiranno la mia casa. Non hanno paura di nessuno al di fuori di me. Cecily, sanno benissimo che possiamo rovesciare il banco.

  • Ma abbiamo una condanna sulle spalle, Aaron.

  • Hai, Cecily.

  • Ti amo anche io.

  • Voglio solo dire che possiamo adottare la strategia giusta. Ma dovremo essere cauti.

 

L’appiglio di Aaron era la ponderazione. Mai nessun uomo più di lui aveva etichettato a quel popolo la concezione del tempo. Era in totale controllo dello stesso. Continuamente, dopo esserne stato in balia per 36 anni. E sapeva che forse la perdita di Cecily aveva decretato la fine del proprio ordine, semmai la vita ne avesse mai avuto uno. Cecily era invece sempre stata molto più intraprendente. Avrebbe voluto osare. Smascherare il sistema dinanzi al Tribunale dei tradimenti. Il suo piano era quello di attendere l’imminente instaurazione del regime di Mellby a Westminster. In quel modo, la composizione del Tribunale, esistente al momento solo a Cupcake, avrebbe subito delle modificazioni e poco importava che il cambio dei giudici sarebbe rimasto nelle mani dello stesso Mellby. L’obiettivo era rovesciare il sistema, e di conseguenza la sentenza. Consegnandosi spontaneamente e chiedendo una revisione del processo.

 

  • Dobbiamo agire adesso. Dopo che Mellby sarà a Westminster.

  • Non è una buona idea, Cecily. Io aspetto prima che gli sbirri invadano casa mia. Come con Morrissey, quando scrisse Margaret on the guillottine. Si dice che i poliziotti ne chiesero l’autografo.

  • Morrissey è morto Aaron. E poi non c’è più il neoliberismo del cazzo.

  • Perché, ti piaceva?

  • Non so niente di politica. Sei tu che racconti queste storie. Lo sai che non le sopporto.

  • Però il disco degli Smiths ti è piaciuto.

  • Mi piaceva il titolo. Ed alcune canzoni.

  • Non cambierai mai. Vuoi sempre sminuirmi.

  • Se non lo faccio il mio amore per te diventa ossessione

  • Mi auguro farai la mia stessa fine, Cecily.

 

E continuarono ad oltranza, mentre si scambiavano lunghi baci tipici della loro migliore estate. Ma la verità è che non sapevano davvero cosa il destino avrebbe riservato, né cosa avrebbero potuto fare per trovare un punto d’intesa. Ben presto, quella atmosfera leggiadra da ripudio della società si dissimulò nelle polveri delle loro continue divergenze. Non un buon segnale in vista dei prossimi guai.

 

  • Allora genio, vuoi continuare ad aspettare.

  • E’ l’unica soluzione.

  • Ma non capisci che non possiamo continuare così Aaron? Dobbiamo andare davanti al Tribunale dopo che Mellby si sarà insediato al governo nazionale. I giudici possono cambiare le cose.

  • Cecily, non sai di cosa parli.

  • Fottiti Aaron! Sono stanca di passare per quella che non capisce.

 

Aaron intervenne successivamente con tutta la propria irruenza, consapevole del considerevole debito nei confronti di se stesso e della propria moglie, Pamela. Dopo l’instaurazione a Cupcake del regime di Mellby e la battaglia politica del sindaco, che condusse all’abolizione del divorzio nel settembre 2085, Aaron e Cecily pagarono profumatamente il vice sindaco Melvins per far uccidere sua moglie. Aggirando definitivamente il divieto nella maniera più brutale e discutibile: eliminare fisicamente una persona, senza nemmeno sporcarsi le mani. Un vile gesto, frutto del proprio rocambolesco egoismo.

 

Devastati dalla loro spietatezza relazionale, non ebbero forse alcun rimorso di quella decisione. O quasi. Tuttavia, il Tribunale dei Tradimenti provvide comunque alla condanna, poiché l’infedeltà si registrò a tutti gli effetti. Prima dell’assassinio di Pamela Mithcell. Cecily era convinta che la consegna dinanzi al Tribunale avrebbe offerto la possibilità di difendersi e vincere il processo. Dopotutto non c’erano prove. Con Mellby all’oscuro del tragico episodio e Melvins passato a miglior vita, giustificare la propria relazione sulla base dell’assenza di vincolo matrimoniale si sarebbe così rivelata tattica vincente.

 

Aaron cercò invece di far capire a Cecily che il colpo vero sarebbe stato quello di attendere il logoramento della politica di Mellby, agendo di fatto agli sgoccioli del proprio consenso. Avrebbe così potuto cambiare tutto, trascorrendo il resto dei propri giorni nel ricordo della sconfitta del regime ed alla presenza definitiva di Cecily. Senza doversi più nascondere. E soprattutto, senza dover nascondere se stesso dinanzi ad un popolo. Una sorta di redenzione totale. Salvando la vita a milioni di persone, dopo averla sottratta a sua moglie, da sempre considerata erroneo ostacolo alla relazione con Cecily.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte quinta)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte quinta)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ è un racconto a puntate. Prima parte qui , seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte qui.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

Cara Cecily,

Devo dire che le tue capacità di scrittura e comunicazione sono ampiamente migliorate. La tua lettera mi ha quasi commosso, come del resto tutto quello che ci appartiene. Sappi che sarò ben presto da te. Ho studiato un piano piuttosto accurato. Il sindaco Mellby è sempre più distratto dalla sua sete di potere. E’ per questo che credo riuscirò agevolmente ad aggirare il divieto imposto dai patti post-sentenza. Raggiungerò Pilot in auto. Ovviamente tutto in prestito e senza alcuna prova che ne abbia usufruito. Me la sono procurata da Trevor. Mi ha ricordato che sono la più grande testa di cazzo della storia e che non mi perdonerà mai il fatto di aver aiutato indirettamente l’espansione del regime. E’ sempre un grande amico.

 

Mellby, per quanto distratto, sta fiutando ancor più la sua ferocia. Ora Cupcake non gli basta più. Ha bisogno di Londra e del Paese. Ha bisogno di professare la superiorità della razza inglese. Di qualche inglese. Hanno iniziato una caccia all’uomo nei confronti di clochard e povera gente, derubando direttamente dalle loro dimore quel briciolo di risparmio conquistato onestamente con il travaglio ed il sacrificio. Questo non è più uno scherzo. Ma non mi sento colpevole: sto giocando sporco per te e sei l’unica cosa di cui mi importa. Questa volta non finirà a grappa ed insulti. E’ il nostro turno e ci stiamo arrivando. Ho aspettato troppo per potermi fermare ed interrompere il nostro percorso.

 

Ho costruito zattere di pensieri e navi di soluzioni. E’ già tutto a Cupcake Town o dovunque vorremo trasportarle. Ti chiamerò appena giunto a destinazione. L’indirizzo lo porto sempre con me. Non potrò sbagliarmi. Take care and stay away from troubles.

Aaron

 

P.S: Hai fatto benissimo a tagliare i capelli. Quando sarò lì vorrei rivedere le tue trecce.

 

I patti per evitare la morte di Cecily erano piuttosto drastici. L’adesione indiretta al regime di Aaron, il trasferimento di Cecily a Pilot senza poter fare ritorno a Cupcake, e l’impossibilità per Aaron di lasciare la città, rappresentarono il prezzo altissimo di una sopravvivenza tutt’altro che gratuita. Aaron aveva barattato la salvezza della propria amata a costo di doverle stare lontano. Ma entrambi, divenuti improvvisamente risoluti dopo le falle del sistema democratico, avevano acquistato la consapevolezza di essere più forti assieme. Aaron avrebbe continuato a collaborare a distanza con Mellby, considerato che tutte le prestazioni del ghostwriter erano di fatto rese telefonicamente. L’accettazione di quel compromesso muoveva da una imprescindibile condizione: l’anonimato.

 

Un sorriso scatenò la lotta alla frustrazione di Aaron. Era giunto a Pilot evadendo i controlli e senza intoppi. Era ora al sicuro, poiché il padre di Cecily deteneva un importante credito con il capo della polizia della città. Ebbe modo di incontrarlo durante il tragitto. Il capo, un imponente uomo di nome Bellamy, fece segno di fermarsi.

 

  • Benvenuto a Pilot, Mr. Mitchell. Cosa posso fare per lei?

  • Le farò sapere a suo tempo, dottor Bellamy.

 

E fanculo a dogane e frontiere. Aaron raggiunse l’indirizzo. Fumò una sigaretta ed informò Cecily del suo arrivo. Fu quello il momento in cui entrambi toccarono con mano la sensazione della vita e della vittoria. Quel punto, che avrebbe congiunto strade disperse e sempre più macchiate di sangue.

 

  • Lo sai chi sono vero?

  • Dammi solo cinque minuti.

 

Si narra, ma questa è notizia non confermabile né accertabile, che Aaron regalò un mazzo di fiori a Cecily. Un avvenimento inusuale e piuttosto singolare, considerato l’odio della tenace ed esplosiva donna per tutti quei canoni rappresentativi di bellezza e felicità. Non inganni tuttavia tale considerazione. Aaron e Cecily vivevano la loro storia in maniera tutt’altro che convenzionale. Non avevano nemmeno fatto l’amore, prima di lasciarsi per la prima volta. Non ve ne era stato il tempo. Una dolorosissima precoce rottura, la cui evoluzione divenne fonte di peripezie che nessuno, nemmeno la loro psicosi, avrebbe mai potuto immaginare.

  • Ecco il famoso scrittore..

  • Allora siamo di buonumore!

  • Tu che dici?

  • Bella lettera infermiera

  • Vaffanculo

 

Dopo essere salita in macchina, Cecily Burns propose ad Aaron Mithcell di lasciare Pilot. Avevano deciso di raggiungere Lakewood, dove Cecily aveva studiato e vissuto una delle fasi più importanti della sua vita. Maturò infatti la consapevolezza di un amore sempre desiderato ma spesso inspiegabilmente rinnegato. Forse per mancanza di fiducia nei confronti di Aaron. Ed ora, eccoli lì. Lontani dagli spettri e dai demoni del passato, a fare a pugni con regimi, sbirri ed ombrelli. Mellby permettendo.

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte quarta)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ (parte quarta)

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi ‘amava’ è un racconto a puntate. Prima parte qui , seconda parte qui, terza parte qui

La scorsa notte ho sognato che qualcuno mi amava. Nessuna speranza, nessun danno. Solo un falso allarme. In preda ad un groviglio di deliri esistenziali, come piccoli pezzi a caccia di ricomposizione.

 

All’indomani di quella lettera, Aaron cominciò a lavorare alla stesura del prossimo delicato discorso del sindaco Mellby. I due, agli occhi di scrive dotati di rapporto apparentemente indecifrabile, si erano sentiti al telefono in nottata, per concordare alcuni piccoli ma decisivi accorgimenti. Ma Aaron aveva deciso di esagerare con le proprie bottiglie. Ancora una volta. Un antidoto al proprio regime, più che a quello generale che stava invece coinvolgendo e rivoluzionando cittadini e politica britannica.

 

  • Pronto. Qui Mithcell.

  • Aaron! Devi smettere di bere.

  • E tu di fare il dittatore.

  • Gli inconvenienti del mestiere e del potere. Non siamo così diversi.

  • Sto per depositare il lavoro…

 

Le introduzioni telefoniche tra il ‘noto’ ghostwriter e il sindaco di Cupcake Town, erano pressoché identiche. Non correva buon sangue ma il concetto di compromesso era in quel momento una fattispecie portata ai massimi termini. Aaron non faceva ormai altro che bere, ascoltare dischi, crogiolarsi nei propri principali miti di 100 anni addietro e sfornare libri, pur di raggiungere Cecily Burns ed attendere la fine del nuovo inizio del colonialismo britannico. Era ormai il 2087, e pochi anni dopo, il XXII secolo sarebbe giunto. Ma tutto sembrava essere tornato ai tempi dell’America in fase di espansione, in un mondo dominato dalla Corona inglese. Qui, Regine e neoliberismi erano praticamente saltati. Aaron era felice di pensare che Morrissey avrebbe preferito davvero Margaret Thatcher, Tony Blair o George Bush, alla spregiudicata tirannia di Mellby. A leggere qualche storica intervista il nodo pare destinato a rimanere del tutto irrisolto.

 

Dopo aver inviato il discorso che Mellby avrebbe dovuto tenere in Parlamento, uscì di casa per una boccata d’ossigeno. Dopotutto, non varcava la porta della propria dimora da ormai più di tre settimane, quando la necessità di bere prendeva il sopravvento sulla amichevole solitudine di soffitti e pavimenti incrostati di uno sporco parecchio datato. Fu un percorso mentalmente tortuoso quello fino al supermercato dei ricordi: a questi si accompagnava una certa inquietudine per la paternità del discorso di Mellby, che sarebbe probabilmente risultato decisivo dinanzi alla svolta autoritaria di Westminster. Da Cupcake a Londra. Roba da far accapponare la pelle: arrivare al potere centrale è oggi davvero troppo semplicistico. Un tragicomico e controverso cambiamento che vide sparire gradualmente i sogni europei ed americani.

 

Cecily continuava a sperare in uno sprazzo di lucidità del suo Aaron. Nel frattempo trascorreva le giornate all’insegna della vera quotidianità: il lavoro, le pause pranzo coi colleghi, le sere in casa con le amiche di ferro. Non inganni la sociopatia di Aaron Mithcell, poiché uscire di casa sarebbe diventato di lì a breve una problematica cittadina: uno sfrenato lusso che molti avrebbero dovuto ben presto abbandonare nel cassetto delle impossibilità. I momenti di reale conforto erano le chiacchierate con Sheila, sua inimitabile ed inestimabile compagna di viaggio, nonché migliore amica (anche) di Aaron. Un triangolo curioso per la sua durevolezza, che nemmeno il regime avrebbe potuto scalfire.

  • Fidati di me. Aaron tornerà.

  • Ho quasi smesso di sperarci.

  • Bene, allora tornerà sicuramente.

 

Sheila era estremamente convinta del loro futuro lieto fine. Un esito scontato, dettato dalla invidiabile caparbietà sentimentale di Aaron e Cecily. Gente per bene, tuttavia ai limiti della ‘bipolarità’. Questo, secondo il proprio pensiero, avrebbe fatto ben sperare, poiché sintomo di una caratura necessaria ad addestrare l’insopportabilità del futuro regime e la sparizione del concetto di cittadino. Cupcake Town urgeva di gente instabile, folle, patologicamente sognatrice. Serviva porsi su uno stesso piano. Cantando l’allegria e quel poco di buono ormai rimasto in circolazione.

 

  • Ma se andassi a trovarlo, Sheila?

  • Sai com’è fatto. Impazzirebbe perché non vuole che ti cacci nei guai.

  • Ma siamo già nei guai.

  • Non qui Cecily, non ora. I patti sono patti. Mellby è di parola.

  • Ma il Tribunale dei tradimenti non mollerà la presa.

  • Cecily, basta. Lascia fare a lui. Sono certa abbia un piano.

 

 

Sheila e Cecily si congedarono attorno alle 9 della sera. Il regime aveva inculcato nella ormai maggioranza di sudditi il concetto di tempo. Tutto doveva essere considerato nei minimi dettagli, poiché il negativismo attuale era principalmente improntato sulla debolezza umana circa l’amministrazione del tempo. Gli orari di lavoro erano dunque piuttosto rigidi, anche se la cura dei malati rimaneva una delle poche cose nobili e democratiche rimaste in terra. Cecily ne era fiera e ben cosciente, sapendo che anche i ghostwriter non erano poi così ‘cittadini’ o ‘antisistemici’, tali da poter assurgere a modello di un adeguato post-modernismo democratico.

 

Aaron trascorse circa tre ore fuori casa, di cui almeno una al supermercato. Le scelte in veste alcolica erano considerate di una certa delicatezza. I deliri e le allucinazioni avanzavano sempre più consistentemente. Ma non abbastanza dal posare lo sguardo verso la parte inferiore della porta, prima che le chiavi potessero aprirla, decretando il rientro in dimora. Vi trovò la lettera di Cecily.

 

Dopo averne affrontato la lettura, giunse il tempo di incontrarla. Non imprudentemente. Cominciò così ad organizzare un piano, che avrebbe nascosto allo stesso Mellby. A rischio e pericolo per le loro vite, ma con la saggia considerazione di poter facilmente fregare un uomo unicamente interessato al governo di Cupcake Town e soprattutto dell’intero Regno Unito.

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