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L’invadenza del Kitsch

L’invadenza del Kitsch

“Nella maggior parte dei casi il kitsch consiste non nell’oggetto, bensì nello sguardo”

Sono le parole di Umberto Eco, tratte da “La Bustina di Minerva” del settembre 2014 che definiscono la funzione assunta dal termine “Kitsch” nel contemporaneo. A partire da una affermazione di tale portata, il Kitsch non è più soggetto di una invadenza d’opere d’arte di cattivo gusto, ma lo sguardo della gente mediamente acculturata (e non) nella sua preponderante intromissione tesa a scombinare il rapporto tra arte e persona.

La società culturale del nostro secolo è più interessata al fine economico delle opere ed all’apprezzamento della maggioranza. Perciò, piuttosto che tendere ad una sensibilità poetica determinante al fine di formulare un pensiero critico, si preferisce aprire le porte del sapere alla gentile concessione di chiunque. Infatti, se da un lato l’accessibilità alle bellezze e ai musei che le raccolgono muove le masse ad interessarsi sempre più alla sfera artistica, dall’altro la massa stessa costituisce un problema, dal momento che, essendo per definizione un gruppo allargato riunito attorno ad un’ideologia comune, finisce per uniformarsi ad un’unica identità condivisa. Una identità che spesso si realizza nel bisogno di conservare attraverso i comuni mezzi tecnologici i momenti della vita, anche quelli più banali, solo per farne sfoggio a terzi.

Il Kitsch è un processo che presuppone una sorta di degradazione dell’opera d’arte ed in tal senso la gente è la migliore realizzazione del decadimento della cultura. Siamo sempre più abituati a fingerci degli intellettuali dato che provare ad esserlo è difficile. Richiede impegno e costanza, il che non è da tutti: anzi, è sempre più raro trovare qualcuno che rientri in questa categoria. E’ più facile, invece, mostrare agli altri tutte le cose che pensiamo possano arricchirci, ma che nella realtà rappresentano solo un accumulo di roba messa qua e là.

In tal senso si può riportare il caso del fenomeno musicale che investe la sfera del cantautorato. Il riferimento è ad “artisti” come Calcutta, aka Edoardo D’Erme, simbolo del disagio che non si sbandiera come posa, tradito dall’ondata di giovani adolescenti (esistono anche gli adulti adolescenti) che lo segue con occhi annebbiati dalla difficoltà di quel periodo di transizione complicato per ognuno di noi. E che dire di Pop X, gruppo formato da Davide Panizza, che guarda caso ha spopolato tra le masse con testi che recitano cose tipo “la mucca fa mu mu”.

Attualmente, è vergognoso che vengano messi a confronto con nomi che hanno fatto la storia come Battisti e gli Elio e le Storie Tese. Ma questo è il modello esemplificativo del fenomeno di massa realizzato in musica. Il Kitsch in sé non è invadente, anzi. Il vero problema siamo noi, con il nostro bisogno di accettazione tale da renderlo a livelli stomachevoli. Perciò, in ogni azione che muoviamo dovremmo chiederci sempre le motivazioni delle stesse. Per quale motivo lo stiamo facendo? A quale fine, a quale pro e soprattutto per chi?

L’individuo dovrebbe riacquistare sicurezza, eppure non si tratta un processo che si realizza dall’oggi al domani. Sicché siamo presi, trascinati e scaraventati nei social network che distorcono la percezione della realtà e la configurano in maniera tale da spaventarci. Da farci paura. Ci espongono al giudizio e si sa che a nessuno piace essere giudicati, men che meno sulla propria persona o peggio sulle proprie scelte di vita. Specie se si tratti di conoscenti e/o soprattutto di estranei.

In conclusione, nelle numerose forme di cultura che ci circondano dovremmo ricercare quelle che ci incuriosiscono, che muovono le nostre membra al fine di accumulare sapere, bellezza e felicità, senza includere il riconoscimento da parte di chi, con uno scrolling di un telefono, ha già dimenticato ciò che abbiamo visto o fatto. Alla fine dei conti, ciò che accumuliamo ci sostiene e ci aiuta a crescere e maturare, elevandoci di conseguenza a persone capaci di attuare un progresso culturale. Nella consapevolezza di riuscire ad affrontare il mondo in tutta la sua complessità.

immagine da: hmcf.me

Domenica Letteraria – Cinquant’anni senza Luigi Tenco

Domenica Letteraria – Cinquant’anni senza Luigi Tenco

In copertina, Luigi Tenco in un concerto privato durante il Festival di Sanremo. Originale qui

“Nella notte del 27 Gennaio 1967,  l’artista, cantante e compositore Luigi Tenco venne scoperto suicida nella sua camera d’albergo a Sanremo. In seguito vennero svolte diverse indagini sulla veridicità dell’accaduto, ma non ci fu alcuna prova che testimoniasse una sorta di omicidio, perciò il caso venne archiviato e riposto nella sezione dei misteri irrisolti.

Eppure, la memoria di coloro i quali gli erano stati accanto non lo aveva dimenticato: Dalida, De André, Dalla e tanti altri, ma soprattutto Amilcare Rambaldi, un esportatore di fiori amante della musica che, per una serie di eventi, venne nominato membro all’interno dell’organizzazione di Sanremo. Egli fu profondamente toccato dal triste evento e decise di istituire un sodalizio di appassionati di canzoni d’autore, a nome dell’artista, per sostenere la canzone d’autore non solo italiana, ma internazionale.

Il Club Tenco nasce nel 1972 e negli anni è divenuto il più prestigioso organismo del settore dell’industria musicale, grazie anche all’introduzione dal 1974 della “Rassegna della canzone d’autore”, manifestazione che prevede due riconoscimenti per i vincitori: il Premio Tenco assegnato direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali e le Targhe Tenco, assegnate al di fuori della Rassegna da una giuria di 200 giornalisti del settore.

Quest’anno si concluderà la quarantesima edizione in programma dal 20 al 22 Ottobre al Teatro Ariston con la partecipazione di vari artisti e dei premiati Motta (Targa Tenco miglior disco d’esordio), James Senese & Napoli Centrale (Targa Tenco miglior disco in dialetto), Niccolò Fabi (Targa Tenco miglior disco assoluto delll’anno). L’ultima serata verrà invece dedicata eccezionalmente a Luigi Tenco, in occasione dei cinquanta anni dalla sua scomparsa, con un evento intitolato “Come mi vedono gli altri…quelli nati dopo”, il cui cast comprende gli italianissimi Morgan, Noemi, Ascanio Celestini, Roy Paci, ecc. e la partecipazione straordinaria del canadese Bocephus King. Tutti gli interpreti invitati hanno meno di 50 anni, cioè sono nati successivamente alla scomparsa di Tenco, e canteranno due pezzi del suo repertorio a dimostrazione di come anche le generazioni moderne possano impadronirsi e mutare un patrimonio artistico dal valore perenne.

La curiosità cresce di giorno in giorno sia nei riguardi nel Premio Tenco, sia in merito al Festival di Sanremo giacchè Carlo Conti, direttore artistico e presentatore, ha rivelato che ci potrebbe essere una sorpresa, quella che lui ha definito: “Una zampata finale che non è mai stata realizzata, magari perché non c’è mai stato il coraggio di farla”, perciò non ci resta che aspettare l’anno nuovo e con lui la ricorrenza dell’amato Tenco.”

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