Seleziona una pagina
Honoré de Balzac, l’amore per Laure de Berny e “La duchessa di Langeais”

Honoré de Balzac, l’amore per Laure de Berny e “La duchessa di Langeais”

Balzac aveva davanti a sé le sue mani. Mani tremanti che cercò di rilassare allungando il polso della camicia. Fogli, appunti..e l’inchiostro sbavato per una lacrima caduta. “Come concludo?” si chiedeva e si tormentava. Glielo doveva..

“Eccoti rinsavito. Nutri solo delle passioni, d’ora in avanti; ma l’amore bisogna saperlo dare a chi lo merita, e soltanto l’ultimo amore di una donna può soddisfare il primo amore di un uomo.”

Con queste struggenti parole si chiude la seconda edizione del romanzo breve “La duchessa di Langeais”.

Honoré de Balzac, il dandy ribelle di sinistra, fu un abile studioso della realtà.
L’osservazione e l’ascolto furono preliminari all’invidiabile padronanza di argomentazione e descrizione dei molteplici movimenti sociali e storici, a cui intrecciò aspre critiche nei confronti della borghesia francese. Descrisse il mondo e le sue trasformazioni.

Il suo fu un lavoro di storicizzazione dei personaggi e focalizzazione sul dettaglio, sulla scia dei cambiamenti realizzati da Walter Scott nell’ambito del romanzo. Tutta la sua vita sarà finalizzata alla creazione di un’architettura letteraria, che nasce e si sviluppa con la trasformazione di sé stesso come figlio e personaggio di quella stessa società che rigettava e lo rigettava. Sino ad assumersi la paternità del Realismo. Un uomo sensibile all’eleganza, animato, quasi per contrasto, da sorprendente fantasia e immaginazione.

Nel 1821, giovane e curioso trascorse la sua estate a Villeparisis. L’aria fresca e umida e il verde dei paesaggi del Nord della Francia contribuivano ad alimentare il suo animo di sognatore.
Quanto gli era gradito stendersi all’aperto, tra lo sgargiante dei prati e la nebbia offuscante, e cimentarsi nella lettura di un buon libro per deviare i suoi pensieri troppo concentrati sui diverbi famigliari e sulla povertà.

Un fugace incontro cambiò ogni cosa.

Un rapido scambio di idee segnò nel ventiduenne Honorè un’attrazione ossessiva per quella mente matura, e ai suoi occhi così stimolante, della contessa Laure Antoinette Hinner, o semplicemente Laure de Berny, di vent’anni più grande. La donna era sposata con due figli. Dolce e premurosa, di indole romantica, non seppe tuttavia resistere alle lusinghe del caloroso giovane. Nel 1822 cominciava ufficialmente la loro relazione. Relazione a cui tutti si opposero, non condivisa dal punto di vista culturale, e ritenuta offensiva in quanto macchiata di adulterio.

 

Ritratto di Madame Laure de Berny di Henri Nicolas van Gorp
Originale qui

« O Laure,
E’ nel mezzo di una notte piena di te, all’insegna del silenzio, e perseguitato dal ricordo dei tuoi baci deliranti che ti scrivo. E quali idee posso avere, tu le hai prese tutte, si, tutta la mia anima si è attaccata alla tua e ormai tu non camminerai se non con me.
O, sono circondato da un prestigio teneramente incantevole e magico; non vedo che la panchina, non sento che il tuo dolce contatto, e i fiori che sono davanti a me, anche se secchi, conservano un odore inebriante.
Tu testimoni le paure e le esprimi con un tono straziante per il mio cuore. Ahimè, ora sono sicuro di ciò che ho giurato, perchè i tuoi baci non hanno cambiato niente.
Io sono cambiato.
Ti amo alla follia. »

Lettera di Balzac a Laure de Berny 

Il loro era un amore spregiudicato ma non solo passionale. Il loro era, soprattutto, un legame intellettuale. Laure era la sua musa, oltre che benefattrice. Fonte continua di incitazione, fu colei che lo guidò alla conoscenza del suo genio. In qualche modo sostituiva la figura materna, quella autorevole, da cui invece non aveva mai ricevuto approvazione. Gli fu sempre accanto, affettivamente ed economicamente.

Da buon artista, decise di sperimentare. Rimanere ancorato a una sola persona sarebbe stato controproducente per il suo essere ‘oppressato’ dalla noia, e su cui l’ambizione prevalse. Nonostante ciò, lei continuò ad essere la sua “Dilecta”.
Tra le sue altre esperienze amorose decisivo fu per Balzac l’impeto provato per Claire Clemence Henriette Claudine de Maillé de La Tour-Landry , la duchessa di Castries.

La donna era stata protagonista in passato di diversi scandali dovuti alla fuga con Victor Metternich, nipote del cancelliere austriaco, Klemens von Metternich. Rappresentante dell’alta aristocrazia, emblema della raffinatezza, ritratta con una candida pelle e amante della cultura, godeva della reputazione di regina dei salotti quando, una volta morto l’amante per tubercolosi, decise di tornare a Parigi per reintegrarsi nella società di appartenenza. E fu in questo momento, nel 1832, che fece conoscenza dell’ora più maturo Honoré. La donna assunse nei confronti dello scrittore un atteggiamento di subdola civetteria che culminò con un rifiuto e una diatriba dialettica, a Ginevra (come ci è dato sapere da alcune corrispondenze epistolari). Laure, per alleviare le sue pene, spinse Balzac ad abbandonarsi totalmente alla scrittura e a diffidare degli aristocratici. Balzac seguì solo il primo dei suoi consigli.

Decise dunque di comporre ciò che oggi è noto come “La duchessa di Langeais”. Un romanzo di ‘nonamore’ nel quale ogni episodio è portato ad una estremizzazione senza mezze misure. Immediata fu l’associazione tra il racconto e gli ultimi avvenimenti di Balzac. Tutto ciò portò sotto shock la società parigina in quanto vide nel protagonista della narrazione l’alter-ego dello scrittore, personaggio che nella dimensione letteraria si macchia di atti di necrofilia e misoginia in generale. Ma ebbe modo di dare le sue spiegazioni.

La prima pubblicazione si ebbe nel 1834, data segnata anche al termine del libro. Non casuale in quanto, con una condotta che inizialmente verrà valutata come mera vendetta, si lega alla contessa Medame Hanska, di cui si innamorerà follemente.

Due anni dopo, lontano ormai da quelle pene, Honorè si ritrovò a cercare la quiete passeggiando per le piazze milanesi. Quanto aveva auspicato vedere la sua amata Italia, patria e culla dei suoi modelli letterari.
Alzò lo sguardo, si sistemò i baffi, facendo per arricciarseli, e si girò intorno con aria scrutatrice come era sua abitudine. Nonostante l’uscita piacevole, rimase preda di un’intensa malinconia immotivata. ll cielo era grigio e le nubi si stavano infittendo. Nel tornare in albergo venne bloccato da degli uomini. Lo informarono di aver ricevuto una lettera.

“Cosa sarà mai?” La malinconia mista a curiosità, come le nubi, si infittì…
Le mani davanti a sè, una lacrima che cade, l’inchiostro, sul foglio che mantiene, che si sbava:

Laure de Berny est morte.

“Plaque commemorative de Laure de Berny”
Originale qui

“Ho perso più di una madre, più di un’amante, più di quanto una creatura possa rappresentare. Nelle mie peggiori tempeste lei mi ha sostenuto con le parole, con i fatti, con la devozione. Se vivo, lo devo a lei. Era tutto per me”.

Parole con cui Balzac descrive Laure de Berny in una lettera a sua sorella

 

Glielo doveva.

Pensieri frenetici e rimpianti lo dilaniavano. Doveva delle spiegazioni anche a Eva Hanska per quel dolore, Eva Hanska che mai più avrebbe lasciato. Non avrebbe più commesso i medesimi errori:

“Dovrei essere uno stolto se non ammettessi che dal 1823 al 1833, fino alla fine di quella battaglia, un angelo mi ha sostenuto. Mme. de B…, benché sposata, è stata come un angelo per me. È stata una madre, un’amante, la mia dimora, un’amica e una consigliera; lei ha formato lo scrittore,lei ha consolato l’uomo, ha creato il mio gusto; ha pianto e riso con me come una sorella, lei che giorno dopo giorno e tutti i giorni è venuta a cullare le mie sofferenze, conducendomi al sonno benefico. Ma lei ha fatto anche di più, perché, nonostante le sue finanze fossero sotto il controllo di suo marito, ha trovato il modo di prestarmi non meno di 45 000 franchi, e io le ho restituito gli ultimi 6 000 franchi solo nel 1836, con il 5 % di interessi, naturalmente. Ma venne a parlarmi del mio debito solo dopo, con delicatezza. Senza lei io sarei certamente morto. Spesso si rendeva conto che io non avevo nulla da mangiare per parecchi giorni; provvedette a tutti i miei bisogni con angelica bontà. Lei ha fomentato in me quell’orgoglio che preserva un uomo da tutte le bassezze, quello stesso orgoglio che oggi i miei rivali mi rinfacciano come se fosse una sciocca auto-soddisfazione, e che Boulanger nel descrivermi ha un po’ esagerato a evidenziare”.

Lettera di Balzac alla sua amata Mme. E. Hanska

La “Duchessa di Langeais” rappresentava un inno alla rivalsa. Così Balzac decise di rendere onore alla donna più importante della sua vita dedicandole, attraverso la “tecnica occulta”, le ultime parole di questo romanzo nella sua seconda edizione. Un gesto simbolico e di riconoscenza. Dopotutto, dietro ogni suo scritto vi era la mano di Laure. L’immagine di una donna con un amaro sorriso che aveva dato tutto al suo ultimo amore.

Iran, Sharazade e Persepolis: benvenuti alla Terra del racconto

Iran, Sharazade e Persepolis: benvenuti alla Terra del racconto

Benvenuti alla Terra del racconto: tinte ocra e forme sfarzose con ricchi ornamenti, sfumate da tempeste di sabbia, si impongono nel nostro immaginario, evocando gli ambienti dell’antica Persia. Lì dove, Sharazade dava vita alle sue fiabe per scampare alla morte. Benvenuti in Iran.

Generalizzando, oso affermare che la posizione comune assunta dagli occidentali si caratterizza per uno sguardo troppo lontano che, anche a fronte di una disinformazione di base, cade nel disinteresse o di una conoscenza costruita su stereotipi e pregiudizi.

Persepolis di Marjane Satrapi edizione Rizzoli

Persepolis di Marjane Satrapi edizione Rizzoli

Lo studio della storia non sempre risulta semplice soprattutto se essa riguarda, pur essendo moderna e contemporanea, realtà troppo differenti. Cinema e fumetto, così come la narrativa in genere, possono venirci incontro come strumenti di comprensione anche trattando tematiche impegnate e più complesse.
Per fare chiarezza sul’Iran dell’ultimo secolo, di particolare interesse è l’opera di Marjane Satrapi, “Persepolis”.

Il fumetto cult da cui è tratto l’omonimo film d’animazione (la cui regista è la stessa Marjane insieme a Vincent Paronnaud) è autobiografico e si caratterizza da una non sempre raffinata, molto più spesso tagliente, ironia. L’obiettivo che l’autrice si propone è quello di illustrare la vera faccia dell’Iran post rivoluzione ed i radicali cambiamenti che ne conseguono, ponendo il paese in relazione all’ovest di quel mondo dal quale non si discosta più di tanto. Anzi, molti sono gli aspetti negativi che emergono da questa dimensione frivola e superficiale, agli occhi di chi scappa dagli orrori della guerra. A prescindere da analogie e differenze, dal 1979 l’Iran è una Repubblica Islamica.

Ma facciamo un passo indietro.

“Abbasso lo scià! Abbasso lo scià!”.

Immagini del fumetto Persepolis

Immagini del fumetto Persepolis

All’inizio del ‘900 si parlò di modernità mancata. La Persia governata dalla monarchia Qajar (Cagiara) versava in gravi condizioni di arretratezza per la mancanza di infrastrutture e l’insistenza nel conservare la cultura nomade. In politica estera, però, era percepita con riguardo da Russia e Inghilterra per le materie prime. Con il colpo di stato del 1921, accordato con gli inglesi, comincia la dinastia Pahlavi con Reza Khan prima e Muhammed Reza Pahlavi dal 1941. Fu allora che il paese prese il nome Iran: terra degli arii.

Parte così una politica ambivalente, a tratti nazionalista, con il proposito di modernizzare e laicizzare lo stato. Gli interventi dell’ultimo erano maggiormente mirati al raggiungimento di una stabilità che appariva precaria a causa della seconda guerra mondiale e dell’invasione del paese da parte degli Alleati.

Nell’ambito degli interessi economici subentrano gli Stati Uniti al posto dell’Inghilterra. L’intenzione dello scià era quello di concedere i giacimenti di petrolio agli americani in cambio di finanziamenti. Un progetto fallito: il primo ministro Mossadeq, nel 1951, convinse il parlamento dell’urgenza della nazionalizzazione del petrolio, per arginare le speculazioni delle altre potenze, spingendo gli inglesi ad abbandonare il paese. L’obiettivo era trasformare l’Iran in una vera monarchia costituzionale. Per questo, si inimicò corte e lo stesso sovrano. Le ostilità interne ed estere culminarono in un colpo di stato che mise fuori dai giochi il primo ministro, riportando al potere Muhammed Reza. Da questo momento l’Iran divenne uno stato di polizia. Fu creata la SAVAK e instaurato un regime di terrore che implicava uno stretto controllo su stampa e magistratura. Negli anni ’60 e ’70 si parlò di “Rivoluzione Bianca”, facendo riferimento a una serie di riforme che rispondevano ai canoni di modernità occidentale.

Manifestanti iraniani innalzano ritratti dell'ayatollah Khomeini per le strade di Teheran.

Manifestanti iraniani innalzano ritratti dell’ayatollah Khomeini per le strade di Teheran.
Immagine da Storiadigitale Zanichelli

Nonostante le riforme del sistema amministrativo, l’industria, l’istruzione, la sanità e l’ambito agrario, crebbero in segno di malcontento accentuazioni rivoluzionarie di stampo religioso e nazionalistico, il cui promotore fu Ruhollah Khomeini. Guidato da un sentimento di rivincita e acuto odio contro l’Occidente, l’ “odio teologico”, approfittò del malcontento delle riforme agrarie per mobilitare il popolo. La rivoluzione khomeinista si realizzò in piena guerra fredda coinvolgendo non solo i religiosi ma anche comunisti e studenti. Questi ultimi, però, con la creazione della Repubblica furono repressi per la loro ricerca di libertà.

In Iraq, contemporaneamente, Ahmed Hassan Al-Bakr annunciò il suo ritiro dalla scena politica e gli successe il nuovo rais Saddam Hussein il quale dichiarò guerra all’Iran, nel 1980, per diventare leader del mondo arabo. Obiettivo appoggiato da Stati Uniti, Francia e gli stessi Stati del Golfo.  L’Iran, tuttavia, riuscì a passare alla controffensiva. Gli anni della guerra furono otto. Una guerra santa che comportò lo svuotamento delle casse di entrambi gli Stati e circa un milioni di morti.

Sempre in linea ai principi di semplicità e facile comprensione questi avvenimenti vengono narrati nel fumetto con un ritmo veloce e con l’espediente del metaracconto dal punto di vista di una bambina, secondo uno stile abile e intelligente.Alla storia si mischiano ed aggiungono stati d’animo ed acute considerazioni. Ne esce fuori un immagine: un popolo umano, le cui necessità sono uguali a quelle occidentali represse con sofferenza dal regime.

Immagini da Persepolis

Immagini da Persepolis

Oggi

In seguito alla rivoluzione la legge iraniana appoggia esclusivamente le interpretazioni del Corano e non ammette nessun tipo di critica. L’Iran è uno stato a maggioranza sciita. Il potere è diviso tra una parte religiosa, al vertice della quale c’è la Guida Spirituale, oggi Ali Khamenei, ed una laica guidata dal Presidente, Hassan Rouhani. I suoi rapporti con l’Occidente, ancora, risultano profondamente incrinati.

La situazione iraniana mostra una complessità che cinema e cultura sanno e possono raccontare con grande realismo ed efficacia. La mia proposta e risposta si chiama Jafar Panahi. Panahi è regista iraniano contemporaneo, le cui opere di ispirazione neorealista offrono un affresco della società dell’Iran affrontando diverse tematiche, avvalendosi allo stesso modo della tragicità e dell’ironia,  quasi mai ‘ raffinata ‘ e molto più spesso tagliente .

Trailer di Taxi Teheran, ultimo film di Panahi:

Come vi racconto De Chirico

Come vi racconto De Chirico

Ritratto di Giorgio De Chirico. Originale qui

Figlio delle muse, padre metafisico. La storia

In un tempo indefinito e fermo nove bellissime sorelle si divertivano a trascorrere le loro giornate sul Monte Elicona, in Beozia, danzando e dilettandosi nelle arti, recitando poesie, cantando e osservando il cielo. Sono note come le Muse, allieve del dio Apollo e figlie del re degli Dei e di Mnemosyne, Memoria. Le fanciulle incarnavano l’ispirazione e il merito della gloria, ognuna con la sua peculiarità. Parole, parole in musica, stelle e numeri. Ma nessuna immagine. L’arte figurativa, pur esistendo, non aveva nessuna fonte di ispirazione antropomorfa. Apelle, un certo Bularco, Melanzio di Sicione erano noti pittori dell’antichità: a chi si rivolgevano affinché le loro opere e il loro nome raggiungessero l’eternità? A quanto pare nessuno.

e se invece…

…provassimo a reinventare il mito?

(altro…)

Luperini e l’incomunicabilità de ‘La Rancura’

Luperini e l’incomunicabilità de ‘La Rancura’

Il rapporto padre-figlio e quello dell’uomo con la storia

Inaridimento e indifferenza sono due delle più naturali conseguenze dell’imponente senso di frustrazione derivante dalla incomunicabilità. Tematica tanto dibattuta, oggetto di speculazioni filosofiche e una delle più spiccate protagoniste del teatro novecentesco. Sempre in agguato: gravosa e fedele compagna della nostra condizione esistenziale.
Il discorso acquisisce ancor più importanza in considerazione della sua antitesi: il dialogo. Questo è quello che hanno sempre cercato di insegnarci. Costruire e comunicare. (altro…)

Pin It on Pinterest