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Eddie Vedder solista: da Into the Wild alle date italiane del suo nuovo tour

Eddie Vedder solista: da Into the Wild alle date italiane del suo nuovo tour

Sono sulle scale della metropolitana, dopo quattro lunghissime rampe uscirò “a riveder le stelle”, ho in cuffia una riproduzione casuale, la solita, ma so che tra poichi secondi gioirò. Mi guardo intorno, per capire chi c’è, per capire se posso ondeggiare sul ritmo dolcissimo di questa canzone meravigliosa, ci penso un po’, poi ignoro il resto dei passanti e comincio a muovere la testa e a canticchiare con Eddie Vedder.

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Blur-Oasis: Memorie dal sottosuolo britannico

Blur-Oasis: Memorie dal sottosuolo britannico

Come avevamo già precedentemente annunciato, qualche giorno fa sono tornati i Gorillaz. E mica l’hanno fatto da soli. Nossignore. Nella loro Londra si sono trascinati sul palco un gran numero di collaboratori, tra cui i De La Soul e Noel Gallagher, che ha collaborato per una delle nuove canzoni, “We’ve got the power”. Si, proprio Noel Gallagher. Quel Noel Gallagher che ad un certo punto negli anni ’90 augurò a Damon Albarn e Alex James, rispettivamente cantante e bassista dei Blur, l’AIDS. Tenero da parte sua.

 

La parola d’ordine è nostalgia. Chiunque fosse un teenager negli anni ’90 si è trovato a scegliere tra due schieramenti. Londra o Manchester. Manchester City o Chelsea. Middle class o working class. E il tuo parka doveva decidere da che parte andare, come tutto il resto dei parka del mondo. In un periodo dove i Nirvana avevano sdoganato il grunge ma il pubblico si era dovuto arrendere al suicidio di Kurt Cobain, gli inglesi che, per quanto riguarda la musica come con il codice stradale, seguono altre regole dovevano trovare la loro voce. E tra mille gruppi che si influenzavano a vicenda, emerse, anche grazie alla pervasività dei tabloid uno scontro su tutti: Damon Albarn e Graham Coxon dei Blur contro i Gallagher, frontmen degli Oasis.

I Blur nascevano tra i banchi del Goldsmiths College, zona New Cross di Londra. Tutti benestanti, avevano studiato musica e incarnavano l’immaginario perfetto dell’Inghilterra. E di Londra parlavano le loro canzoni, orecchiabilissime ma semplici solo in apparenza, di una Londra veloce e piena di uomini senza eleganza che erano stufi della città, molto meglio la campagna.

Gli Oasis invece crescono con i Beatles nel sangue e un profondo sentimento di rivalsa. I Gallagher sono poveri, schiavi di un padre alcolista, crescono in un ambiente difficile e duro ma a unire Liam e Noel è l’amore per la musica. Liam la scopre in maniera tardiva, sono gli Stone Roses a catturarlo durante un concerto mentre Noel aveva già fatto alcuni tour come roadie, innamorato già di Beatles, Smiths (“Sognavo di essere Johnny Marr”, dirà) e altri gruppi inglesi. Liam fonda un gruppo ma è a Noel che si affida in seguito, sapendo che il fratello è uno degli autori più ispirati dell’intera Inghilterra quando ancora non lo sa nessuno. E infatti sforna singoli del genere.

I rapporti tra le band, prima tranquilli, si fanno tesi. Albarn non è noto per essere poco competitivo e Liam e Noel, che lo iniziano a schernire (indimenticabile l’esibizione del 1994 a Top of The Pops, dove Albarn che presenta gli Oasis viene sfottuto dai Gallagher dietro di lui) avendo raggiunto la cima delle classifiche, si trovano davanti uno che difficilmente la da’ vinta. Tutte le tensioni, sapientemente montate dai media si trasformano in una data.

La copertina del New Musical Express del 12 Agosto 1995

 

14 agosto 1995. Non tira vento, in Inghilterra. Gli Oasis avevano annunciato la pubblicazione di “Roll with it”, pezzo killer che precedeva un album destinato a rimanere nella storia e Damon, che aveva un’ottima memoria decise di pubblicare “Country House” nello stesso identico giorno. Inutile dire cosa abbia significato per le rispettive case discografiche, per le band, per l’Inghilterra tutta. Si parlava di battaglia delle band e lo champagne, nonostante fosse legato molto di più agli Oasis per ovvi motivi, quella domenica venne stappato a Londra.

Nel giro di un anno, dal ’95 al ’96, d’un tratto le cerimonie dei premi musicali inglesi divennero sicuramente più interessanti degli Oscar, senza dubbio più interessanti di Grignani e di Baglioni che viveva una seconda giovinezza nella nostra umile patria. Tutto parte da Damon Albarn, che nel 1995 durante una premiazione ai Brit Awards, dichiara “Troviamo giusto condividere questo con gli Oasis”, sbattendo il trofeo in faccia ai Gallagher. E’ stato come lanciare l’osso ad un cane che l’ha preso al volo. Gli Oasis risponderanno un anno più tardi nello stesso posto, sullo stesso palco scimmiottando nei ringraziamenti tre parole, “All the people”, citazione del successo dei Blur “Parklife”, che per l’occasione diventò un meno gentile “Shitlife”.

Non è necessaria la traduzione.

 

I Blur vinsero la sfida e vendettero più singoli, ma alla lunga distanza “What’s the story(Morning Glory?)” vendette più copie rispetto all’album dei Blur, “The Great Escape”. I pezzi scelti per la “battaglia” non erano assolutamente i singoli migliori della discografia delle due band, ma confrontando i due album, prima che le loro vendite, il giudizio è impossibile da controvertire. Gli Oasis avevano avuto la loro rivincita. Damon Albarn, in “No Distance left to run”, il film che racconta la storia del gruppo, riferisce che in quel periodo ogni volta che camminava per strada o entrava in un negozio di dischi, chiunque cambiava stazione mettendo un singolo degli Oasis e ridendo sotto i baffi. Come se non fosse abbastanza chiaro, nel 1996, a Knebworth un pubblico pagante di 250000 persone assistette per due sere a un concerto che più che essere uno show era una dichiarazione di onnipotenza. 

 

Il punto di svolta probabilmente però è ciò che avviene dopo. Con l’album omonimo e 13, i Blur cambiano totalmente sonorità sotto la spinta di Graham Coxon: i testi diventano più aperti e molto autobiografici, vedi alla voce Beetlebum e No distance left to run. Gli Oasis invece con Be Here Now, probabilmente chiesero troppo da se’ stessi, l’album è fatto da brani con code lunghissime,testi a volte approssimativi ma anche singoli che sono maturi e riusciti come Stand by me. Le vette dei primi due album rimangono ineguagliate tuttora.

 

Nel 2013, per un evento benefico, Damon Albarn (che nel frattempo non aveva contratto nessuna malattia) e Graham Coxon intonano una canzone, Tender, un vero e proprio inno scritto insieme da entrambi per l’album 13.
La cosa più interessante è che con loro c’è Noel Gallagher a suonare. C’è un preciso momento dove i due condividono il microfono, cantando insieme un ritornello il cui urlo è una dichiarazione:” C’mon, C’mon, c’mon, get through it”.

“Andiamo avanti.”

 

A quanto pare, sono andati avanti davvero.

T2: Trainspotting, un (primo) bilancio

T2: Trainspotting, un (primo) bilancio

Tutto nacque nel 1996 per mano di Danny Boyle, regista, sceneggiatore e produttore inglese che cambiò radicalmente il panorama cinematografico del Regno Unito dando vita a Trainspotting. Il film, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore scozzese Irwine Welsh, è incentrato sulla descrizione delle vite di un gruppo di tossicodipendenti nella Edimburgo di fine anni ottanta.

Rent, Sick Boy, Spud e Begbie sono i personaggi principali, oltre alla figura di Tommy, venuta meno durante la prima pellicola. Quattro ragazzi alle prese con le loro dipendenze, dalle più comuni per l’epoca come l’eroina, a quelle più particolari (ma non troppo), come la violenza nel caso di Begbie. Un uomo che ”neanche si faceva di droga, si faceva di gente!”. Un qualcosa capace di mandarlo fuori di testa, Renton docet.

Insomma, il film tratta una realtà incredibilmente malata in cui i protagonisti non cercano di riscattare le proprie vite ma ‘risolvono’ i problemi annegandoli nelle proprie assuefazioni.

Fra morte, tentativi di disintossicazione e profonde riflessioni arriva la svolta: i ragazzi decidono di guadagnare qualche soldo vendendo la stessa droga che li ha resi schiavi. Rent tradirà i suoi vecchi amici, scappando col malloppo verso una nuova vita e ripulendo la coscienza affermando che ognuno di loro avrebbe fatto lo stesso. Potrebbe sembrare a prima vista come l’amicizia sia considerata in modo superficiale. Ma non è affatto così. Tale sentimento è infatti visto da un diverso punto di vista. Amicizie quasi obbligate, ma in alcuni casi persino profonde e sincere, nonostante il bagaglio di difficoltà in mano ai protagonisti. Ma la non necessità del riscatto sarà capace di riunire una parte di essi.

In questo film la narrazione e’ nuda e cruda, con aghi conficcati in vena ed allucinazioni spaventose. Allo stesso tempo, però, la pellicola pare assumere una veste persino comica, come ad esempio nella scena del colloquio di Spud per un’agenzia viaggi, dopo aver assunto sostanze stupefacenti assieme al fido Rent Boy.

Signor Murphy, cosa le attira di questo settore?

In due parole, lo spasso. Cioè mi spasso nel vedere le persone a spasso.

Il 23 febbraio di quest’anno nelle sale cinematografiche usciva T2: Trainspotting. Ventuno anni dopo il primo capitolo Danny Boyle ha voluto raccontare la reunion fra i quattro protagonisti.

Tutto ha inizio con il ritorno di Renton nell’unico posto che da sempre chiama casa. Una Edimburgo ritrovata dopo il tentativo di risalita nella capitale olandese di Amsterdam, nonostante appaia evidente la coincidenza tra il ritorno ed il fallimento ‘estero’. Ad attenderlo ci sono Spud, Sick Boy e Begbie, assieme ad altre vecchie conoscenze: la vendetta, il dolore, l’amicizia, il rimpianto e anche l’eroina. Porno e’ il nome del romanzo da cui e’ tratto questo secondo film, nonostante il sequel viaggi verso altre direzioni. Trainspotting non aveva bisogno di una prosecuzione, ma in quanti abbiamo sognato di (ri)vedere come le vite di quei quattro scapestrati si sarebbero potute evolvere?

Il dolore è ora acuto e percepito, nonché ben più consapevole. Il leitmotiv resta tuttavia lo stesso: l’ironica ‘scelta della vita’, nonostante la profonda delusione nei confronti della stessa. Una drammatica delusione che di fatto coincide con il fallimento dell’essere umano, incapace di gestire le proprie problematiche con la conseguenza di giungere ad ignote accuse non imputabili a se stesso. Una corazza per non sentirsi/ci ulteriormente delusi.

I protagonisti si ritrovano a fare i conti con la scoperta della tragedia dell’età: in gioventù hanno vissuto fregandosene del tempo? Ecco la punizione ‘quotidiana’: in T2 è ora proprio il tempo a non attendere i protagonisti, finiti dinanzi al bivio della vera o presunta maturità. Tutto ciò che fanno per sopperire a questa triste realtà è il costante ritorno al passato. Dimenticando ancora una volta il vuoto del presente. Un vuoto che tuttavia si rende ancor più rumoroso, come nella scena tra Rent e Sick Boy dopo la quiete conseguente al loro primo tragico nuovo incontro (finito in rissa, nda).

Il tradimento e la menzogna rimangono due tematiche fortemente affrontate, cominciando dal momento in cui vediamo Rent correre su un tapis roulant piuttosto che sulle strade di Edimburgo. Una Edimburgo che cambia e si evolve, ma che difficilmente si è in grado di dimenticare, nonostante Rent ‘disapprovi’ il mutamento degli scenari. E’ tuttavia una contemporaneità fasulla, nella quale i personaggi tentano di trovare un senso a tutto e soprattutto cercheranno poi di vendicarsi del furto subito per mano di chi quella vita ha davvero cercato di sceglierla ed afferrarla (Renton, nda).

La droga e’ sempre presente ma in tonalità ben minori e drammatiche: ne è emblema la sostituzione tra eroina e cocaina, utilizzata in tutto il corso della narrazione da Sick Boy. Se ne aggiungono invece delle altre: Facebook, Instagram, Twitter, e tutti gli altri social che hanno di fatto ‘schiavizzato’ il nuovo corso degli eventi, condizionando pesantemente un pensiero ormai troppo conforme e quasi desolatamente meschino.

Resta invece, puntuale come un ritorno inaspettato di Boyle, la qualità della colonna sonora. Ancora una volta durante il film ci ritroveremo a canticchiare o portare il ritmo quasi inevitabilmente. David Bowie, Iggy Pop, Prodigy, Brian Eno, Lou Reed, Queen e Blondie sono solo alcuni degli artisti presenti, con chiari riferimenti anche all’attuale mutato panorama musicale.

Nel complesso T2:Trainspotting è un lavoro onesto e persino sincero: è la rappresentazione del contatto tra Boyle e il pubblico. Un pubblico che ancora si chiede se avesse davvero bisogno di un sequel, nonostante l’enorme affezione ala prima pellicola. Una pellicola chiaramente indimenticabile, che difficilmente poteva essere superata, essendo uno dei più grandi ed inaspettati capolavori degli anni Novanta. E’ per questo che Boyle non spiazza ma al contempo non delude. Resta lo status quo, con qualche piccola ma rilevante novità (vedasi l’evoluzione del personaggio Spud). Come a dire, guardate che se lo si vuole vi è ancora tempo per poter cambiare. Nella consapevolezza tuttavia dell’impossibilità di dimenticare il passato. 

“Siete dei tossici? Allora fatevi! Ma fatevi di qualcos’altro. Scegliete le persone che amate, scegliete il futuro, scegliete la vita!”

foto da: denofgeek.com

Domenica letteraria-La luna dei ventuno

Domenica letteraria-La luna dei ventuno

Alla luce (della luna) dei miei ventun anni, mi ritrovo su un anonimo tratto di strada ad osservare le più disparate creature umane: madri, padri, figli, orfani (?), volti memorabili o fin troppo discreti. Tantissime le domande che si affaccendano, informi per lo più, che affido alle orecchie ipersensibili di quel lampione gigante, custode del cielo.

Si affanna la Luna
a rischiarare umani cieli e dubbi,
amanti che brillano nascosti,
madri insonni, padri affaccendati,
bambini ingenuamente addormentati.
Il filosofo che sulla riva siede
alla luna sola domanda
e l’intera vita aspetta
il suo spiraglio d’infinito.

60 anni dell’Europa: quali bilanci e prospettive per il futuro?

60 anni dell’Europa: quali bilanci e prospettive per il futuro?

Sessant’anni dai trattati di Roma sono un compleanno importante per la civiltà europea, ma come ogni compleanno è tempo di bilanci e di buoni propositi per il futuro. Un futuro da Stato nazione o come Unione di Stati? Una o due velocità?

L’Europa, che per secoli è stata mera espressione geografica, è il continente che ha visto nella sua storia più sangue versato fino alla carneficina delle due guerre mondiali. Proprio da parte italiana ricorderanno tutti come nel ‘900 l’esercito si fosse scontrato, in molti casi avendo la peggio, con gli eserciti delle altre nazioni del continente.

Il progetto di un unione federale fra stati europei fu in un certo senso un’invenzione italiana, se pensiamo al Manifesto di Ventotene (1941-44) di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi. Quel documento ha rappresentato il seme per un’Europa libera e unita”. Questo progetto iniziò a concretizzarsi però grazie all’intesa tra i politici francesi e tedeschi. Uno sforzo non semplice, visto che i loro genitori e nonni sono stati nemici durante le guerre.

Sessant’anni dopo i trattati di Roma questa comunità di Paesi non appare omogenea ma più un lago a diverse profondità (metafora presa in prestito dai tabloid inglesi). Come tutti sapranno non tutti i paesi che fanno parte dell’Unione Europea attualmente adottano l’euro, e questo li esclude dalle riunioni dell’euro-gruppo, oppure non sono iscritti all’area di libera circolazione Schengen( è il territorio europeo dove viene garantito il libero spostamento di persone). Nemmeno il Regno Unito. Quest’ultimo è sempre stato il membro più capriccioso perché si è sempre posto ai margini di questo sistema non accettando la moneta unica e esonerandosi dalla maggior parte delle politiche europee.

Italian navy rescue asylum seekers

Immagine più significativa della crisi dei migranti. Immagine scattata nel Canale di Sicilia

Oltretutto gli stati del continente si ritrovano trasversalmente a fronteggiare le questioni interne come: la crisi migratoria per gli stati a nord del mediterraneo; la deflazione della moneta unica per i paesi sud dell’euro-zona (meno preoccupante dopo i primi successi del Quantitative Easing di Mario Draghi), la minaccia dei partiti anti-establishment nei paesi prossimi alle elezioni e il persistente pericolo degli attacchi terroristi.

Altre minacce arrivano come, sottolineava il commissario per gli affari economici Pierre Moscovici, dall’esterno: “Siamo in mondo pericoloso, ci sono forze che vorrebbero smantellarci, penso alle politiche americane e alla politica russa” -aggiungendo che – “Se così tanti vogliono dividerla forse è perché l’Unione è forte e disturba. Serve un sussulto politico per lottare per una Ue più democratica e più efficace anche a livello economico”. In effetti basta guardare alla posizione tedesca e degli altri paesi UE al di là dei limes europei per comprendere la radice delle tensioni con la Russia (vedi Ucraina).

Alcune nuove tensioni dall’esterno insieme alle incomprensioni fra stati membri sono dovute anche alla precedente e rapida integrazione europea di quasi tutti i paesi dell’ex-area sovietica dal 1995 al 2001. Questo processo non proseguì di pari passo alle riforme e oggi si assiste ad una vera e propria differenza tra Stati occidentali e orientali. Su questo argomento sono spuntati molti dibattiti sulla probabilità di far “viaggiare” il continente a due velocità.

Europa: Rajoy (Spagna), Merkel (Germania), Holland (Francia) e Gentiloni (Italia), a Versailles. Le prime quattro potenze demografiche ed economiche del continente fanno appello a un'Europa a due velocità. Immagine da Twitter

Rajoy (Spagna), Merkel (Germania), Holland (Francia) e Gentiloni (Italia), a Versailles. Le prime quattro potenze demografiche ed economiche del continente fanno appello a un’Europa a due velocità. Immagine da Twitter

Questa Unione secondo Romano Prodi, ultimo presidente italiano della Commissione europea, così com’è non sembra nè cotta nè cruda. Insieme a lui diversi esponenti politici hanno preso una posizione favorevole a una doppia velocità. La retorica sarebbe quella che attualmente esistono già due tipi di Europa. La prima fatta da 28 stati con un’area di libero scambio troppo burocratica, e la seconda formata dalla zona euro che punterebbe all’integrazione non solo economica con l’ambizione di diventare una potenza globale in grado di sostenere la concorrenza della prima e della seconda potenza mondiale: Usa e Cina. Non in quanto nemici ma in qualità di competitors.

Al vertice di Versailles tra Germania, Francia, Italia e Spagna è arrivata una spinta per le due velocità. I primi due paesi sono mossi dalla volontà di cooperare sulla difesa e sicurezza (comprensibile), i secondi sono interessati alla crescita economica, alla lotta contro la disoccupazione e alla crisi migratoria. Ad opporsi a questa proposta ci sono in primis i paesi dell’Europa orientale (baltici e balcani) che vorrebbero non solo evitare un’integrazione di “serie A e una di serie B” ma soprattutto vivono con tensione la loro posizione geografica al confine con la Russia.

Questa comunità in crisi d’identità è una realtà sbocciata da progetti e visioni utopiche. Ed è proprio dall’utopia stessa, intesa filosoficamente come “propensione verso una società perfetta”, che deve ripartire.

Abbandonare i deboli non salverà i più forti.

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