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L’alba di Black Mirror ed il tramonto dell’uomo

L’alba di Black Mirror ed il tramonto dell’uomo

Importante premessa: in questo articolo disquisiremo di Black Mirror , principalmente della terza stagione, con alcuni rimandi ad alcuni episodi di quelle precedenti. Sebbene si tratterà per lo più di riflessioni e non descrizioni delle trame, questo articolo potrebbe contenere spoiler. 

Vi siete mai soffermati a riflettere riguardo l’esponenziale evoluzione tecnologica che ha mutato le esistenze di tutti gli esseri umani negli ultimi cinquantanni? Qual è l’obiettivo di questa tanto agognata evoluzione che sta trasformando i nostri giorni e le nostre interazioni? Porterà beneficio alle nostre vite oppure una grigia distopia si staglia all’orizzonte? Questa incertezza, derivata dalla repentina e senza precedenti spinta evolutiva, ha creato domande alle quali pare difficile rispondere in maniera netta.

Esorcizzare paure e paranoie è da sempre stato metodo valido per la rassicurazione dei nostri animi: i miti, le religioni e la letteratura. Oggi due dei grandi vettori di queste riflessioni sono film e serie TV. Un prodotto unico nel suo genere, che cerca una risposta ai timori dell’era informatica, è sicuramente Black Mirror.

La serie inglese è divenuta, fin da subito, cult tra gli appassionati di drama e tecnologia. Paradossali ed esagerati premesse tingono le trame degli episodi, e la frammentarietà delle linee narrative definisce questo prodotto più come una antologia di racconti che come una serie TV classica. Black Mirror raccoglie l’eredità di grandi classici come The Twilight Zone o Tales of the Unexpected. e con la terza stagione cerca di elevarsi anch’essa al livello di questi due classici.

La nuova stagione riaffronta temi toccati in passato, come i social media e la brutale verità dell’odio ad essi collegati, il narcisismo e l’egoismo che caratterizzano i nostri tempi. Ma apre nuovi orizzonti: il distacco dalla realtà, la guerra e la vita dopo la morte. Charles Brooker, ideatore della serie, aveva costruito le prime due stagioni su un impianto piuttosto negativista. Episodi come The National Anthem (Messaggio al Primo Ministro) o 15 Millions of Merits (15 Milioni di celebrità), nascondevano un messaggio fortemente angosciante. Una intera nazione alla mercé di un misterioso rapitore, più interessata all’ultimo spettacolo, nel quale il Primo Ministro sarà costretto ad un rapporto sessuale con una scrofa. La dignità del singolo sacrificata per la gioia comune.

La terza stagione riapre secondo questa impronta con Nosedive (Caduta Libera), nel quale l’ossessione per i social network, l’affermazione e la riprova sociale sono estremizzati in una società distopica (sebbene la distopia dovrebbe essere, secondo definizione, una società immaginaria, pare che la Cina non sia d’accordo) dove una tragica unione tra Facebook e Instagram è alla base della società. Ogni servizio, ogni bene, l’esistenza stessa è legata a questo ranking sociale. Lacie, la protagonista, è una donna tormentata dalla sua posizione sociale, alla ricerca del consenso, e quando l’occasione della vita per entrare nel cerchio magico delle celebrità bussa alla porta, farà di tutto per non farsela scappare. La dignità, in questo universo, è solo un’altra valuta, da scambiare per raggiungere il successo sociale. Un inizio di stagione che ricorda proprio quello di “The National Anthem”: come il Premier inglese, la dignità di Lacie è sacrificata per un fine disgraziatamente negativo. Una riflessione importante sui social network e sullo scabroso narcisismo legati ad essi.

Si passa, poi, a “Playtest” (Giochi pericolosi). Un azzardo, a mio avviso, narrativo. Il tema è presente e recentissimo, e strizza l’occhio alla “nascente” industria videoludica, in particolare al settore della realtà virtuale (Steam HTC Vive, Playstation VR, Oculus Rift), ma soprattutto quella aumentata (Microsoft Hololens). Cooper è un giovane giramondo, con problemi con la madre ed un passato burrascoso con il padre. Durante il suo giro del mondo, si imbatte nella SaitoGemu, il più grande produttore di prodotti videoludici del mondo. Cooper viene reclutato come tester di un nuovo visore di realtà aumentata, il quale viene impiantato direttamente nella sua colonna vertebrale, capace di creare immagini realistiche direttamente nella mente del ragazzo. La situazione sfugge velocemente di mano, con allucinazioni e terrori tra il reale e il virtuale. Quanto di quello che viviamo è realtà e quanto è virtuale? Se il virtuale è così realistico, come si può distinguere il vero dal falso?

La prima metà della serie si conclude con “Shut up and Dance” (Zitto e balla), un episodio delicato, con protagonista Internet, ricatti e i cosidetti “troll”. Personaggio principale di questa storia è Kenny, un teenager comune del Regno Unito. Un po’ introverso, gentile, gran lavoratore: un normalissimo cittadino. Eppure la sua vita cambia in poche ore, quando riceve il messaggio da un hacker, entrato nel suo computer. Questo mister X “filmerà” Kenny durante un atto di masturbazione. In preda al panico, Kenny segue le istruzioni di questo individuo, compiendo reati e raggiungendo il limite. I segreti del ragazzo sono, però, inconfessabili, talmente gravi da lasciare una domanda nello spettatore: chi è il vero “cattivo” in questa storia?

Ma sono le ultime tre puntate il vero punto di forza di questa serie. San Junipero è il titolo della quarta puntata, ed è forse uno dei momenti più toccanti della serie. La storia racconta di una cittadina, San Junipero, nella quale migliaia di persone trascorrono la vita senza alcuno stress.. Lo spettatore è lasciato all’oscuro di molti dettagli, per poi scoprirli lungo il percorso. L’amore tra Yorkie e Kelly scandisce tutto il divenire della storia, in bilico tra scelte esistenziali ed amori senza età (e pregiudizi). San Junipero è una realtà simulata dove tutti gli anziani, in procinto di morire, sono letteralmente copiati su un server. Un metodo per continuare a vivere in eterno nella serenità della festa.  Questo episodio si ispira dalle teorie della realtà simulata, o la teoria di Matrix, secondo la quale il nostro Universo sarebbe solamente una grande simulazione, e gioca con il tema del virtuale. La vera domanda che questo episodio pone riguarda proprio l’eutanasia e la vita dopo la morte: una vita virtuale ma eterna può essere una soluzione alla nostra felicità? L’amore tra due individui può battere la mortalità della nostra esistenza e trascendere all’eternità?

Per riportarci immediatamente alla cinica realtà, “Men Against Fire” (Gli uomini e il fuoco) tratta il tema della guerra e di quanto nera possa essere la mente umana se soggiogata. Il mondo si è risollevato dopo una non specificata guerra, che ha lasciato sul Pianeta una terribile mutazione. Risultato di questa mutazione sono i “Roaches” (scarafaggi), degli esseri umanoidi che distruggono ciò che incontrano ed attaccano gli umani sani. Stripe è un soldato di una nuova generazione, con un impianto Mass, che lo rende più reattivo, più informato e più forte. I militari di una non specificata forza mondiale pattugliano il globo per debellare la minaccia Roaches. Qualcosa cambia quando Stripe viene colpito da un aggeggio costruito dai Roaches che danneggia il suo impianto Mass. Una terribile realtà appare davanti agli occhi di Stripe, ora lucidi e non più annebbiati dall’impianto Mass. I Roaches non sono altro che normalissimi umani, segregati in quanto “impuri” rispetto ad una razza pura. I militari stanno massacrando tutti gli impuri nascondendo la verità e mascherando i volti dei Roaches. Un’altra visione distopica, dove screening e scremature razziali sono consentiti da una tecnologia che piega la realtà a proprio piacimento.

Episodio di chiusura è “Hated in the Nation” (Odio universale). L’odio gratuito e generalizzato dei Social Network è al centro di questo episodio: la morte di una famosa giornalista, Jo Powers, desta notevole clamore, dato che migliaia di minacce di morte erano piovute sulla giornalista attraverso l’utilizzo dell’ hastag #DeathToAnche la morte stessa è sin da subito un mistero, dato che la donna si sarebbe tagliata da gola dopo diversi minuti di agonia senza apparente motivo. Da delitto passionale, il movente cambia improvvisamente quando Tusk, un famoso rapper, subisce stessa sorte. Anche Tusk era stato colpito dalla furia dei social network, per una reazione sbagliata in una intervista. Arma del delitto è un ADI, minuscoli droni creati per sostituire le estinte api. Il macabro gioco sui Social Network non si ferma, ma il vero obiettivo del killer non saranno i personaggi colpiti a morte dal ‘gioco’ ma gli stessi utenti che lo hanno utilizzato e che hanno voluto la morte delle vittime. Ecco così la trasformazione da gioco a lezione di vita per l’umanità stessa: quella stessa tecnologia che li aveva protetti e resi invincibili ora è causa della loro morte.

Black Mirror racconta dunque di una tecnologia che tanto ha cambiato le vite di tutte queste storie. La nostra realtà diventa mezzo di catarsi e simbolo delle contraddizioni della nostra società. La tecnologia diventa quel nero specchio, nel quale paure, incoerenze, difficoltà e paradossi si rispecchiano negli schermi dei nostri smartphone e delle nostre televisioni, lasciandoci disgraziatamente soli assieme ai nostri difetti.

Il senso di un bacio, in un saggio imperfetto

Il senso di un bacio, in un saggio imperfetto

«Ma poi che cosa è un bacio?
Un giuramento fatto un poco più da presso,
un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo rosa messo tra le parole t’amo.»
(Cyrano de Bergerac – Edmond Rostand)

Come possiamo definire cos’è un bacio senza mimarlo?

Affermano i neurobiologi, ridimensionando il ruolo della passione e del sentimento, che la funzione del bacio è prevalentemente quella di selezionare il partner con finalità squisitamente riproduttive. A seconda dei casi si liberano neurotrasmettitori chimici dall’ossitocina, che produce fiducia, alle endorfine, che stimolano l’allegria ed allontanano la tristezza, mentre tende a scendere il livello del cortisolo, fattore di stress, che aumenta nelle situazioni di ansia e pericolo. La sensazione che scaturisce da un bacio è estremamente complessa ed alla base dell’emozione che provoca vi è il lavoro di ben 35 muscoli facciali. Quando il bacio è appassionato si scatenano numerose variazioni fisiologiche: la dilatazione dei vasi sanguigni, che producono rossore delle guance ed un maggiore afflusso di sangue al cervello, mentre il cuore comincia a pulsare più intensamente e le pupille si dilatano. Inoltre aumenta la produzione di dopamina, che induce desiderio, esaltazione, euforia.

Il bacio già presente nel 90% delle culture esistenti al mondo è riuscito a contaminare molti fenomeni sociali. L’arte e letteratura lo hanno glorificato per secoli come arte sottile ed oggi la scienza lo ha riassunto in un gioco di ormoni, sarà vero, ma nonostante tutto continueremo imperterriti a baciarci perché “il bacio è proprio degli esseri umani”.

Manifestatosi in egual maniera in tutte le culture, ad eccezione degli eschimesi o dei pigmei che si strofinano vicendevolmente i nasi, è totalmente sconosciuto a mongoli e giapponesi. Questo gesto esprime una serie molto ampia di situazioni e relazioni: la sottomissione al cospetto di un potente del quale si baciano i piedi (usanza dell’impero bizantino ai tempi dell’imperatrice Teodora come segno di estrema devozione al sovrano); il saluto tra parenti ed amici; lo scambio di intimità tra due amanti; la cerimonia di ingresso in una categoria o in un clan (si pensi al bacio accademico o a quello tra mafiosi o a quello scambiato tra grossi esponenti della politica); vi sono poi i baci liturgici ad oggetti sacri durante le funzioni e l’amministrazione di alcuni sacramenti.

I musulmani nel rito del Hajj sostano e baciano rapidamente la Pietra Nera a imitazione del profeta Maometto; gli ebrei baciano il Muro del pianto; gli hindu baciano talvolta la terra nei templi e i cattolici baciano la croce in segno di adorazione per il Cristo nel Venerdì Santo; nel cerimoniale papale è tradizione baciare i piedi al Papa (o l’anello ai cardinali) e d’altro canto il Papa, in segno d’umiltà, è solito baciare la terra appena arrivato in un nuovo paese. Da non dimenticare l’usanza del “baciamano” negli ambienti nobili e raffinati (presente anche nel film il Padrino), consistente nello sfiorare appena con le labbra il dorso della mano, mentre, molto particolare e dalla prorompente sensualità è il bacio alla francese che consiste nel baciare a bocca aperta l’altra persona, muovendo vigorosamente le lingue e spesso con scambio di leggeri morsi sia sulle labbra che sulla lingua stessa, quasi sempre scambiato ad occhi chiusi. Il bacio alla francese è un avvicinamento all’atto sessuale vero e proprio.

I latini invece avevano tre diverse definizioni per il bacio: l’osculum che rappresentava il rispetto ed era adoperato per l’amore filiale (da non confondere con “Osculum infame” nome del saluto rituale che la strega adottava quando incontra il Diavolo nel corso del sabba. Consisteva nel baciare l’ano del Diavolo, che rappresenta l’altra sua bocca); il basium che indicava affetto ed era usato per le mogli; il savium un’espressione di libidine che si scambiava con le prostitute.

Nella Firenze del ‘300 la pace tra fazioni era suggellata da un bacio sulla bocca tra i rispettivi capi, simile al celebre bacio fra Leonid Breznev ed Erich Honecker del 1979 rispettivamente presidente dell’Unione Sovietica e della Germania dell’Est, secondo l’usanza russa, diventata l’immagine più fortemente simboliche della Guerra fredda, soprattutto dopo che l’artista russo Dmitry Vrubel ne dipinse una copia sulla parte est del Muro di Berlino con la scritta: “Dio mio, aiutami a sopravvivere a questo bacio della morte”.

Berlino, East Germany, Oct. 4, 1979 - Soviet President Leonid Brezhnev and East German leader Erich Honecker change kisses after Brezhnev was honored with the title "Hero of the German Democratic Republik" and the "Karl Marx Medal". Brezhnev participates in the celebrations marking the 30th anniversary of the East German State`s foundation. (AP Photo/Helmuth Lohmann/stf)

Berlino, East Germany, Oct. 4, 1979 – Il presidente Sovietico Leonid Brezhnev con il leader della Germania Est Erich Honecker

Celebre nella storia è quello di Giuda al Cristo, che, lascia sgomenti come con un bacio l’apostolo tradisca il Maestro e Amico: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” [Lc 22, 48]. Quest’atto è stato replicato infinite volte, dai capitelli romanici alle sgargianti miniature dei codici più preziosi, ma la vetta più alta viene toccata da Giotto nella Cappella degli Scrovegni, quando un Giuda brutto e dal volto malvagio cerca di abbracciare Cristo, avvolgendolo nel suo mantello giallo, mentre Cristo lo fulmina con uno sguardo severo e sprezzante.

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Poesia di Catullo

Nel frattempo Dante in un solo verso: “la bocca mi baciò tutto tremante” fissa per l’eternità l’ansia di due corpi che fremono e di due labbra che si cercano. Si tratta del bacio tra Paolo e Francesca, collocati nel girone infernale dei lussuriosi pur comprendendo la forza dell’amore che li ha spinti ad infrangere le regole della morale e della convivenza. Shakespeare ha lasciato altre pagine indimenticabili sul bacio, quello tra Romeo e Giulietta quando parla del bacio di lui a quello che egli crede il cadavere di lei: “Labbra, voi, porte del respiro, suggellate con un giusto bacio il contratto senza termine con la morte ingorda…” [Terza scena del V atto di Romeo e Giulietta]. Nella Roma Antica è celebre il Carme V di Catullo: “Dammi mille baci e poi cento, poi altri mille e poi ancora cento; ancora un secondo centinaio e poi ancora mille… fino a non poterli più contare”.

amore-e-psiche-di-antonio-canova_261a08c459f8146601b1df720012e66dNel ‘300, il Decamerone del Boccaccio, tra quelle cento novelle sono tantissimi i baci, ma forse il più bello, resta quello del bolognese Gentile de’ Carisendi, il quale amò e rispettò sempre Caterina di Nicoluccio Caccianemico, perché sposa di un altro. Per dimenticarla accettò di trasferirsi a Modena come podestà: là apprese che ella era morta improvvisamente e decise allora di recarsi a renderle l’estremo omaggio: “E questo detto, essendo già notte, dato ordine come la sua andata occulta fosse, con un suo famigliare montato a cavallo, senza restare colà pervenne dove seppellita era la donna; e aperta la sepoltura, in quella diligentemente entrò, e postosi a giacere allato il suo viso a quello della donna accostò, e più volte con molte lacrime piangendo il baciò…” [Novella quarta della giornata X]. Nel campo dell’opera lirica abbiamo poi il bacio tragico di Tosca, la quale, prima di uccidere il perfido barone Scarpia con una vibrante pugnalata, gli grida furiosa: “Questo è il bacio di Tosca!”.

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Il colmo della lussuria attraverso il bacio lo si vede tra Ottocento e Novecento, dove dà un ininterrotto spettacolo di sé il
poeta, Gabriele D’Annunzio. Dall’età di diciannove anni, traspone in versi le sue “imprese” erotiche con un protagonismo ed un narcisismo sfacciati: ed il bacio, anzi i baci, diventano una gloriosa bandiera: “Ch’io senta fremerti – la bocca odorosa di arancia, – fresca, vermiglia, ne ’l bacio mio” [1882: a Giselda Zucconi, Lalla]; “Chino a lei su la bocca io tutto, come a bere – da un calice, fremendo di conquista, sentivo – le punte del suo petto dirizzarsi, al lascivo – tentar de le mie dita, quali carnosi fiori…” [1883: a Maria Hardouin dei duchi di Gallese]; “Ma, come fummo al sommo, la bocca ansante m’offerse – ella: feriva il sole quel pallor suo di neve…” [1887: le labbra sono di Barbara Leoni e il bacio “fatale” scocca nel parco di Villa Medici, a Roma”].
jean_leon_gerome_042_pigmalione_e_galatea_1890L’Ottocento ha la palma del bacio più famoso in assoluto, quello immortalato da Francesco Hayez e conservato nella pinacoteca di Brera, un’icona del romanticismo, ripresa ed imitata all’infinito dalle scatole dei cioccolatini alla colta citazione del regista Luchino Visconti in una scena del suo film Senso. Sul versante del marmo Antonio Canova glorifica il bacio in un celebre gruppo scultoreo Amore e Psiche conservato al Louvre, nel quale dal freddo della materia inanimata sprigiona il vento delle passioni ed il fremito dei corpi che si congiungono in un bacio nitido e puro come acqua di roccia. In Francia Gerome rivisita e rende attuale l’antica storia di Pigmalione, scultore abilissimo che si innamora di una sua statua Galatea alla quale infonde la vita attraverso un bacio e la fanciulla assume forme umane di un tale splendore. Con Klimt, già nel Novecento e nel suo famosissimo Bacio s’immortala l’attimo fuggente in cui universo maschile e femminile si compenetrano, in cui i due amanti sono racchiusi in un anelito di pura sensualità ed ascesi mistica.

Pittura e scultura cedono negli ultimi decenni anche ad altre arti e dalla fotografia al cinema, la prerogativa di illustrare la gustav-klimt-gold-tile-5_65magia del bacio. Sullo schermo vi sono numerosi esempi di baci rimasti nell’immaginario collettivo da quello tra Clark Gable e Vivien Leigh in Via col vento, a quello tra Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nella fontana di Trevi della “Dolce Vita” di Fellini, senza tenere conto dei numerosi baci elargiti a varie partner dal bello per eccellenza Rodolfo Valentino o nel bacio cinematografico passato alla storia come il più lungo e intenso, l’avvinghiamento amoroso fra Ingrid Bergman e Cary Grant in “Notorius” che dura nel complesso più di due minuti e mezzo, ma in realtà è fatto di parecchi baci più corti e di molte parole sospirate e inframmezzate fra un bacio e l’altro.

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Fotografia di Oliviero Toscani

Il fotografo italiano Oliviero Toscani avvezzo alle provocazioni, nel 1991 pensa a una campagna per Benetton: un prete che sfiora le labbra di una suora e, anche se la faccenda era prima di tutto mediatica la nuova pubblicità scandalo fa parlare e muove le coscienze. In Italia l’immagine viene censurata per le pressioni del Vaticano, in Francia per quelle di alcune associazioni religiose. Un bacio, evento di per sé nell’ordine naturale delle cose, se è fuori contesto, accende gli animi e mette in moto la reazione. E difatti vent’anni dopo il copione e la storia si ripetono: molte le proteste anche nel 2011 in un replay di baci pubblicitari frutto di fotomontaggio fra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel; Barack Obama e Hu Jintao; Papa Benedetto XVI e l’imam del Cairo. Ritirata poi per le proteste vaticane, anche se il titolo e le intenzioni della campagna erano tutt’altre: Unhate, contro l’odio.

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Bacio lesbo di Greta Garbo

Il bacio scandaloso di Greta Garbo nel film “La regina Cristina” di Rouben Mamoulian del 1933. La contessa Ebba Sparre arriva allegra nella sontuosa stanza della regina Cristina e subito si piega a baciarle la mano sinistra, ma la Regina la fa alzare, le prende il volto fra le mani e la bacia sulle labbra con fresca e disinvolta passione, Greta Garbo interpreta la sovrana di Svezia e questo è fra i primi baci lesbo del cinema, gesto, quello della Garbo, che ancora variamente ispirò le star contemporanee — da Madonna e Britney Spears a Penelope Cruz e Scarlett Johansson.

 

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Riot Kiss a Vancouver

L’11 giugno 2011 a Vancouver, dopo una partita di hockey su ghiaccio persa dai canadesi, si scatenano risse e disordini e due ragazzi vengono immortalati mentre si baciano sull’asfalto dopo essere rimasti intrappolati per caso fra i tifosi e la polizia che caricava, lei è caduta, colpita da uno scudo, e lui cercava di consolarla, accarezzandola e dicendole di stare tranquilla. Il “Riot Kiss”, il bacio della sommossa, diventa subito virale in Rete. Lo scatto del fotografo Richard Lam, diventa subito iconico ed è paragonato al bacio di Alfred Eisenstaedt, quando alle 17:51 precise del 14 agosto 1945 un marinaio e un’infermiera si scambiarono forse il bacio più celebre della storia contemporanea, in una Times Square affollata e festante per l’annuncio della vittoria sul Giappone e la fine della Seconda guerra mondiale.

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Bacio a Time Square

Per finire nelle favole e nei cartoni animati che celebrano baci casti ma dotati di poteri prodigiosi, come il risveglio de “la Bella addormentata nel bosco” dopo che è stata punta o nel grande bacio finale de “la Bella e la Bestia”. Ultradecennali e attuali sono i messaggini con frasi d’amore contenute nei Baci Perugina, mentre tra le canzoni possiamo stilare un piccola playlist:

  1. Kasabian – Goodbye Kiss
  2. Katy Perry – I kissed a girl
  3. Jovanotti – Baciami ancora
  4. Faith Hill – This Kiss
  5. Prince – Kiss
  6. Billie Myers – Kiss the Rain
  7. Carmen Consoli – L’ultimo bacio
  8. Adriano Celentano – 24 mila baci
  9. Lucio Dalla – Prima dammi un bacio
  10. Lidia Martorana – Amore Baciami (1947)
  11. Bruno Martino – Baciami per domani
  12. Robertino – Con un bacio piccolissimo
  13. George Michael – Kissing a fool
  14. Adriano Celentano – Il tuo bacio è come un rock
  15. P!nk – Blow me (one last kiss)
  16. Cesare Cremonini – Il primo bacio sulla luna
  17. Sixpence None The Richer – Kiss me
  18. Artisti vari – Bésame mucho
  19. Taylor Swift – Last Kiss
  20. Michel Buble – Kissing a fool
  21. Red Hot Chili Peppers – Suck my kiss
  22. Domenico Modugno – Che cos’è un bacio

Menzione speciale e veloce per chi del bacio ne ha fatto un’identità per una rockband: the “Kiss”

L’ultima citazione, ormai necessaria è quella della scena finale del film “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore dove: Totò non può fare altro che tornare a Roma con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo: questa è un montaggio dei baci censurati da don Adelfio e la sua proiezione commuove Salvatore che con quelle immagini ricorda la sua infanzia.

Insomma una serie interminabile di citazioni che mostrano quanto il bacio goda di buona fama e faccia bene alla salute, senza considerare la mononucleosi infettiva, la così detta malattia da bacio, ma davanti a labbra sensuali ed invitanti siamo pronti a correre qualsiasi rischio e, ne siamo certi, così si comporteranno i nostri discendenti fino all’ultima generazione.

Lisbona mon amour. A postcard from Portugal

Lisbona mon amour. A postcard from Portugal

In copertina: vista panoramica di Lisbona. Fonte Lisbona.info

Ho Bon Iver nelle cuffie. Una stanza senza finestra di appena due metri per un metro: fuori piove. Per la prima volta da quando sono qui oggi piove. Ieri sera, in compagnia di alcuni amici abbiamo camminato tra la pioggia, fra vicoli che si inerpicano su per il centro della città e nessun turista a zonzo, nessun ombrello: solo libertà. Questa non è una città che ami subito, soprattutto se provieni dal Sud dell’Italia. Il fruttivendolo all’angolo della strada, le macchine parcheggiate un po’ a caso, le salite ripidissime. Così, è molto difficile apprezzare fino in fondo un nuovo contesto. A poco a poco però, Lisbona ti entra nel cuore.

Il Portogallo è una terra meravigliosa. E’ come se avessero nel Dna il fatto di essere sempre stati un crocevia di popoli. Lisbona è invece una finestra spazio-temporale nel passato. Qui il tempo si ferma, pur volando. Ogni giorno non sai dove mettere gli occhi per la meraviglia e gli innumerevoli e innumerabili posti da visitare. Puoi passeggiare per ore, scalare faticosamente mille salite, ma non sarà mai abbastanza.

In questo posto ritorni a vivere, puoi amare dieci sconosciuti contemporaneamente, essere allo stesso tempo italiano, inglese, francese, cattolico o musulmano, essere come i mille Io di Pessoa, ma tutte queste personalità, non si scontrano fra loro e non provocano alcun senso di distanza ed inquietudine. Assorbi dalla città quello che essa è: un po’ San Francisco, col ponte sul fiume Tago, un po’ Rio de Janeiro per il Cristo Redentore. Lisbona é un caleidoscopio di posti nel mondo racchiuso in una sola sfera. E non sono i tram, il caffè La Brasileira, non il bachalau, ma l’aria che respiri, la gente che incontri, l’arte che cammina per le strade, i mille locali carini ed economici sparsi qua e là. Tutto è un’alternarsi di bom dia e boa tarde, col sorriso sempre stampato sulle labbra.

A volte la città é decadente ma ciò non le offre una atmosfera trasandata. Fa parte del modo portoghese di affrontare la vita, ed è un continuo ‘let it be’. Non ho ancora trovato una parola per definire questo atteggiamento degli uomini fuori dai bar, in pieno giorno, aspettando semplicemente che la vita passi, senza vivere con troppe ansie. E poi la saudade, che ha che fare con la nostalgia, ma che nella mia visione delle cose è qualcosa di simile alla serenità, ad una perfezione così breve che a volte intristisce.

Così ci si ritrova a percorrere vicoli, a rubare scorci di tetti ammassati gli uni sugli altri. Non servono Canon, o almeno quotidianamente: rubi con gli occhi piccole polaroid di momenti ed attimi, tipo il barbiere fuori dal negozio vecchio stile. E una città ‘old fashioned’ questa. E poi gli anziani coi baffi, gli occhiali e gli abiti in velluto. Non dovrai nemmeno chiudere gli occhi per immaginarli in una comparsa di Sostiene Pereira.

Ed ancora: la gente alle finestre che osserva il corso degli avvenimenti, il rumore del tram che attraversa la mia dimora, il 28 che porta a Martin Moniz e Pessoa seduto in piazza centrale, a ricordare la malinconia d’ottobre cantata da Lucio Dalla assieme alle pene d’amore.

A Lisbona non puoi non avere la mente in festa, perché in giro é sempre Carnevale. Sono venuta qui per respirare un po’, riprendere in mano la mia vita ma anche per perdermi. La città mi sta insegnando che fra i diversi modi di vivere che uno può scegliere forse il metodo portoghese é quello giusto. Una volta nella vita, allora, bisognerebbe prendere la valigia per venire a dare un occhio a questi tetti. Ai miliardi di colori, ad annusare l’odore del pesce per le strade, ascoltando il fado che esce dai ristoranti,  per perdersi nel tempo e nello spazio. E ritrovare sé stessi, in un groviglio di sensazioni disarmanti e meravigliose.

Obiezione di coscienza, è tempo di tutelare le nostre donne

Obiezione di coscienza, è tempo di tutelare le nostre donne

In copertina: manifestazione contro la Legge 194. Fonte Repubblica.it

La cosa che fa più rabbia quando si parla di aborto e obiezione di coscienza, è il fatto di vedere una opinione pubblica generalmente spenta tornare a parlare di una questione così delicata solo quando ci scappa il morto (nell’ultimo caso di Catania, i morti). Per dovere di cronaca, è pur vero che il caso della morte di Valentina Miluzzo, successiva a quella dei gemelli in grembo, vive una fase intermedia di accertamenti in corso sui quali non intendo interferire ed entrare nel merito.

 

Preme tuttavia sottolineare come possa rivelarsi drammatica la considerazione di alcune tendenze nazionali sull’applicazione della legge 194/78. Una legge è una legge: va rispettata e dunque contestualmente applicata. Peccato che questo non accada sempre, o comunque molto spesso. Una fattispecie pertanto aberrante, in un paese laico che si appresta così proprio attraverso la tanto invocata obiezione di coscienza a distruggere i valori e l’importanza imprescindibile dello stato di diritto.

 

I dati recenti targati Ministero della Salute (aprile 2016) delineano una sostanziale ‘non applicazione’ della legge sulla IVG (Interruzione volontaria della gravidanza). Basti leggere in questi ultimi giorni qualsiasi quotidiano, cartaceo o online, per suscitare un senso di rabbia ed impotenza: gli obiettori di coscienza raggiungono vette del 93,3% dei ginecologi in Molise, il 92,9% nella provincia autonoma di Bolzano, il 90,2% in Basilicata, l’87,6% in Sicilia, l’86,1% in Puglia e via andando. Se in altre regioni il dato può risultare più basso, è altrettanto da rilevare come le uniche due regioni nelle quali gli obiettori siano inferiori al 50% sono la Valle d’Aosta e la Sardegna.

 

Ed ancora: su 94 ospedali con reparti di ostetricia e ginecologia solo 62 effettuano interruzioni volontarie di gravidanza. E’ appena il 65,5% del territorio nazionale, specchio nero di una ottusa e medievale visione del Paese che continua quotidianamente a calpestare quello che è a tutti gli effetti un diritto della donna, senza dimenticare il dolore con il quale decisioni simili vengono prese. Ma di fatto, impedendo un diritto di tale portata, il rischio è di distruggere doppiamente l’integrità fisica e psichica del sesso femminile.

 

Insomma, e qui si chiude la parte relativa ai dati, 7 medici su 10 sono obiettori di coscienza mentre sono ben 21mila (!) le donne costrette ad emigrare per veder rispettata la propria volontà. Va opportunamente aggiunto che la legittimità dell’obiezione di coscienza (art.9 L.194/78), pur essendo consentita prevede una serie di limiti sacrosanti:

«L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento».

 

Il penultimo comma è altrettanto chiaro:

« L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo».

 

E’ inoltre doveroso ribadire come su tale tema l’Italia sia già stata condannata a più riprese in campo comunitario: l’8 marzo 2014 il Comitato europeo sui Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha condannato l’Italia sull’aborto. Proprio nel giorno della festa della donna, il Belpaese fu gentilmente invitato dall’Europa a svegliarsi nel presente ed allinearsi ai principi in materia comunitaria che tutelano il diritto alla salute delle donne.

 

Nel reclamo presentato da International Planned Parenthood Federation, veniva esposta la concezione secondo la quale l’elevato numero di medici, anestesisti e potenziale sanitario che si avvalgono dell’obiezione di coscienza, viola il diritto alla salute delle donne interessate. Una concezione sposata e confermata dal CEDS, pur essendo tale organo piuttosto debole sotto il profilo dell’applicazione giurisprudenziale delle sentenze (è infatti organo decisionale politico e non giurisdizionale – nda).

 

La seconda condanna è di fresca memoria:siamo in aprile 2016. Qui, sarà un reclamo collettivo della Cgil (n.91 del 2013) a provocare un nuovo richiamo europeo nei nostri confronti. Secondo il Consiglio d’Europa, i medici non obiettori subiscono disparità di trattamento e condizionamenti non idonei allo svolgimento della loro attività. Ma nonostante questo l’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin replicò:

«Sono molto stupita.. Ho letto mi sembra si rifacciano a dati vecchi. Siamo nella norma, anche al di sotto. E non c’è assolutamente lesione del diritto della salute».

 

Nulla da stupirsi: sono gli stessi del Fertility Day, noti per la loro caratura intellettuale.

 

E’ pertanto tempo di agire. Appare assolutamente necessario sbattere le porte in faccia anche ai propri credo (ideologici o religiosi che siano, poco importa) ed affrontare concretamente la tematica, senza nascondersi o riapparire dal retro attraverso casi mediatici, che come di consueto saranno dimenticati e successivamente taciuti. I tempi sono anche piuttosto stretti: c’è un mondo che corre veloce e che nonostante la crescente erosione dei diritti continua a conservare (per fortuna) alcuni pilastri incontrovertibili. L’Italia ha il dovere di aggregarsi e rispondere presente. Facendo la sua parte.

C’era una vodka – Parte seconda

C’era una vodka – Parte seconda

In copertina: The Train – EvenLiu Photomanipulation – Originale qui

Link prima partehttps://cronachefigli.com/domenica-letteraria-cera-una-vodka

Madre, perché piangi? Riesco a percepire la tua presenza da lontano e ad immaginare il tuo rammarico nel vedermi scalzo, vagabondo e immiserito nel freddo straniero. D’altronde se morissi assiderato, porrei fine alle tue sofferenze.

Ma non è oggi il mio turno, verrò ad abbracciarti.

Scorgo un uomo correre con palese nervosismo. Immagino sia un funzionario diretto verso casa: privo di cappotto com’è, avrà fatto una capatina da qualche vicino o da qualcuno di importante…

Poco più lontano due uomini camminano avanti e indietro sul bastione di una fortezza che sembra essere a tutti gli effetti ancora abitata.

Al mio arrivo, preceduto da una fragorosa risata, rimane soltanto il più giovane, seduto all’ombra con un bastoncino: ha il volto emaciato e sembra intento a disegnare qualcosa nella polvere.

-Salve, cosa sta disegnando?

-Arrivi al punto, scalzo miserabile.

-Ecco…mi chiedevo se avesse degli stivali e un posto in cui dormire. Soltanto per questa notte, promesso.

-Rachitico com’è, le scarpe della mia Bela le andrebbero alla perfezione. Oggi può dormire con lei.

-Come con lei? Non è forse la sua compagna?

-Tranquillo, è morta,- ride -dorma pure con lei. Maksim l’accompagnerà al suo capezzale. Io le procurerò gli stivali di cui ha bisogno.

-D’accordo, grazie. Mi permetta però di dirle che è un uomo insensibile e incapace d’amare.

-Io rido di ogni cosa al mondo, soprattutto dei sentimenti.  Attendo qualcosa di nuovo, ma nulla è nuovo sotto il sole. Su, ora vada a dormire e dissipi la sua allegria, ché mi intristisce il cuore. Dia un bacio a Bela da parte mia.

Dormire accanto al corpo pallido di una morta non è facile. Bevo un bicchiere di Jacques Senaux Black e mi addormento.

 

Sogno di lavarmi il viso nel sangue. Riflessa nello specchio c’è l’immagine di una vecchia col capo contuso che ride alle mie spalle. Rabbrividito, mi getto dalla finestra antistante. Atterro in un cortile circondato da muri completamenti ciechi. Sollevo un grosso masso e libero le tasche da un borsellino e da vari oggetti preziosi. Mi affretto a riporre il masso nella sua posizione, ma è più pesante del solito. Sento due mani callose stringermi le spalle…Devono essere i birri!

 

Sono sveglio, avvolto nel chiarore del crepuscolo mattutino. Ai piedi ho degli stivali di buona fattura, come promesso dall’uomo insensibile, ma accanto a me giace la cerea figura di quel funzionario che la notte prima sembrava far ritorno a casa. Deve essere morto per ipotermia. Oppure potrebbe essersi trattato di un colpo apoplettico. E se fossi stato io? Forse mi stanno cercando. E se non avessi affatto dormito?

Corro sfuggendo gli sguardi degli agenti fino a trovarmi in un cortile ignorato. A mezzo metro da me si trova lo stesso masso sognato la notte prima. Lo sollevo e traggo dalla buca il borsellino e i vari cimeli.

Sento di navigare nella ferita lacera di un sogno che si appresta a cicatrizzarsi pericolosamente. Comincio a preoccuparmi. Ciononostante ho denaro a sufficienza per poter lasciare questo lurido posto.

Prenderò un treno, ma diretto dove? Ancora non capisco dove diamine sia la mia casa, ma il pensiero di lei mi suggerisce che di certo non sia qui. Per di più, questa pioggia ossuta, intenta a leccarmi le ferite e a ricordarmi le sue amorevoli cure, ha un odore insolito, singolare, lontano.

Ah, al diavolo le mie dimenticanze!

-Un biglietto che mi porti alla stazione più distante.

 

Siedo su una panchina in attesa del mio treno. Un uomo dai capelli infuocati e la barba arruffata mi si avvicina vacillando e si rivolge dandomi del “voi”.

-Siete solo, e anche io sono solo. Permettetemi di sedermi accanto a voi.

-Prego, si accomodi.

-Ubriaco?

-Credo…o forse sono solo vittima di una serie di allucinazioni che non mi danno tregua dopo un viaggio passato accanto ad un tossicomane.

-Vi assicuro che io non sono un’allucinazione. E ditemi, – e fa per arricciarsi il baffo –dove siete diretto?

-Lontano

-Su, non siate così discreto…

-Le assicuro che non ho la più pallida idea di dove sia diretto. E’ solo che qualcosa mi dice che il mio posto non sia qui.

-Qualcosa o qualcuno?

-Beh, sì, qualcuno: profuma di vaniglia e fiori di campo e leviga sapientemente gli spigoli della mia irascibilità.

L’uomo dai capelli infuocati sospira come sovrappensiero, poi dice:

-Non c’è niente di meglio che uccidersi all’alba. Ovviamente non con del veleno. D’altronde, un conto siete voi e un conto è il vostro stomaco. Lui non desidera morire. Fa resistenza. Invece spararsi all’alba è molto semplice, direi addirittura divertente.

Un brivido mi percorre lungo la schiena. Cerco di divincolarmi. Il treno viene in mio aiuto.

-D…devo andare. E’ stato un piacere.

-Aspettate! Sarei molto lieto se mi telefonaste ogni tanto. Questo è il mio biglietto da visita. Ora andate e fate buon viaggio!

 

Le porte si chiudono.  Il treno comincia a grattare la lunga schiena ferrata.

Respiro.

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